Liguria, Sel: “no alle larghe intese sulla legge elettorale in regione”

Miceli, il capogruppo del PD in Consiglio regionale, ha recentemente Palazzo Regione Liguria scritta  fp1 x00dichiarato di volere accelerare i tempi di discussione della nuova legge elettorale per proporsi di arrivare a una sua definizione entro il mese di febbraio. Ha ipotizzato un cambiamento dello Statuto e una approvazione della legge con i soli numeri della maggioranza nel caso non si riesca a trovare rapidamente un accordo “largo”.

«Dal momento che, ad oggi, ci sfugge ancora quale proposta di legge possa avanzare il Pd a nome della maggioranza essendo mancato il confronto con Sel, non vorremmo che si stia ricercando un rapporto diretto con Forza Italia (come si sa quello con il Nuovo Centrodestra il PD ce l’ha già) allo scopo di proporre anche in regione Liguria uno schema simile a quello nazionale, che lo ricordiamo prevede un abnorme premio di maggioranza e listini bloccati. Se così fosse, noi avremmo obiezioni di metodo e di contenuto», dichiarano Angelo Chiaramonte (coordinatore regionale Sel) e Carla Nattero (responsabile regionale Enti Locali Sel).

«Le nostre obiezioni – proseguono – non riguardano la volontà di modifica dell’architettura istituzionale regionale, infatti già abbiamo dichiarato il nostro accordo per l’eliminazione del listino, così come intendiamo appoggiare le misure che ridimensionano i costi e vanno nella direzione di una maggiore sobrietà e trasparenza. Quello che non ci convince nelle parole di Miceli è la riproposizione di meccanismi nazionali nel percorso di definizione della legge elettorale, un percorso che finisce così con l’essere più legato alle dinamiche interne del PD che alle necessità effettive della Regione Liguria».

«In Liguria non abbiamo alle spalle un governo delle larghe intese ma due legislature di centrosinistra, un centrosinistra allargato ma sempre tale. L’esperienza ha presentato luci e ombre. Perciò abbiamo chiesto per la prossima scadenza elettorale una discontinuità nei programmi. Al di là dei suoi limiti, però, la lunga storia del centrosinistra richiederebbe almeno un atto impegnativo come una nuova legge elettorale e un bilancio politico dell’attuale maggioranza, nonché una discussione preliminare sui criteri generali della legge che il PD vuole proporre. Relativamente al contenuto vogliamo già preannunciare la nostra contrarietà a una legge ipermaggioritaria. La democrazia non è solo governabilità ma anche rappresentatività e crediamo che la legge elettorale debba aver cura di entrambi gli aspetti, tanto più in presenza di una diminuzione ragguardevole del numero dei consiglieri regionali».

«Infine noi riteniamo essenziale, poiché verrà a mancare la funzione di contrappeso esercitata in qualche caso dal listino, che la nuova legge individui soluzioni alternative che prevedano una tendenziale parità di rappresentanza di genere, una diffusa ed equilibrata rappresentanza dei diversi territori della nostra regione e soprattutto un meccanismo che riequilibri la distribuzione dei seggi in seno alle coalizioni tenendo conto dei voti effettivamente ottenuti che, in assenza di giusti correttivi, premierebbero più che proporzionalmente i partiti più grossi», concludono Chiaramonte e Nattero.