Albenga Jazz Festival 2023 terza serata

di Alfredo Sgarlato – Si chiude l’undicesima edizione dell’Albenga Jazz Festival con un gustoso concerto pre-serale: il pianista genovese Fabio Vernizzi suona una serie di composizioni proprie, più una di Egberto Gismonti, in cui fonde diverse ispirazioni, il jazz ovviamente, ma anche il neoclassicismo e la musica brasiliana, in particolare il “choro”, genere che, ci spiega l’autore, sta alle musiche carioca – il samba e la bossa nova – come il ragtime sta al jazz. Composizioni molto belle che Vernizzi suona con grande gusto, chi scrive le ha ascoltate rapito meditando su come esistano validissimi musicisti poco noti che non raggiungono le ampie platee che meriterebbero. Merito di un buon festival è anche far scoprire nuovi talenti.

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Così come un bel talento poco noto in Italia è quello della pianista Dena De Rose, che purtroppo suona orfana di un altro gran talento, il sassofonista Piero Odorici ammalato. Anche in formazione ridotta però la cantante e pianista, nata a New York ma europea di adozione, regala un ottimo spettacolo, grazie anche all’ottimo interplay coi due giovani ritmi Stefano Senni al contrabbasso e Xaver Hellmeier alla batteria. I brani eseguiti sono in gran parte autografi, spesso De Rose unisce un suo testo a composizioni strumentali dei musicisti che l’hanno maggiormente ispirata, come Cedar Walton o Eliane Elias, in un altro caso è lei a musicare i versi del poeta Langston Hughes.

Sorprende il pubblico la sua esecuzione della celeberrima Imagine, che stravolge come deve fare un jazzista, anzi non solo un jazzista: quando si affrontano canzoni strasentite, per quanto belle, un musicista dovrebbe avere la capacità di farle il più possibile sue, altrimenti l’atteggiamento con cui si suona non è quello del jazz o del rock ma della musica accademica. Dena De Rose usa poco la sua voce profonda, più che altro nell’esposizione del tema, per poi cimentarsi in notevoli solo, in cui esplora molto le note alte della tastiera. I due ritmi non sono comprimari ma due solisti sullo stesso piano della leader, e hanno grande spazio in soli e break che suonano con classe e tecnica, nella migliore tradizione dei trio pianistici. Un bel concerto con un bell’amalgama di melodia e ritmo, così come del resto era stato nelle serate precedenti, che il folto pubblico presente ha apprezzato con lunghi e calorosi applausi. La città di Albenga ha risposto con passione alla chiamata del Jazz, e l’Associazione Le Rapalline in Jazz e i fonici Alessandro Mazzitelli, Emanuele Gianeri e Simone Mel possono essere soddisfatti del proprio lavoro e prometterci molte e altrettanto riuscite future edizioni.

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*Foto di Giovanna Cirotto