Imprese liguri, Londra batte Genova? Fisco vorace, burocrazia lunga e parassita, nepotismo a vari livelli…

Fisco vorace, burocrazia lunga e parassita, nepotismo a vari livelli. Contrapposti a meritocrazia, classe dirigente e professionisti giovani, Costa Vs Panizzapoche e veloci “scartoffie” burocratiche. Queste le esperienze lavorative di due imprenditori liguri rimasti nella propria terra e di altri due “emigrati” a Londra, messe a confronto in due “interviste doppie” realizzate da Confartigianato Liguria e disponibili sul canale Youtube dell’associazione di categoria. Si tratta di Sergio Panizza e Roberto Costa, ristoratori, e di Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, fotografi professionisti.

La prima coppia vede “contrapporsi” uno dei due fratelli che gestiscono il ristorante di famiglia “Il Genovese”, Sergio Panizza, e il titolare della catena di ristoranti “Maxelà”, presenti sia nel capoluogo ligure e in altre città d’Italia, sia a Londra. «Bastano poche settimane, otto, per aprire un ristorante nella capitale britannica», racconta Costa, mentre occorrono 3-4 mesi a Genova solo per subentrare e, come sottolinea Panizza, «con un’esperienza nel settore alle spalle: partendo da zero è molto più difficile». Soprattutto perché da considerare ci sono anche le difficoltà di accesso al credito. Sotto il Big Ben la tempistica è velocizzata da «burocrazia snella e poca documentazione», come sottolinea Costa, a differenza delle scartoffie da gestire sotto la Lanterna: «Non solo al momento dell’apertura, ma anche nel corso dello svolgimento dell’attività». Ma, nonostante tutto, Panizza si dice contento della propria scelta, così come Roberto Costa che, col sorriso, è convinto di aver preso la decisione giusta.

Situazioni simili anche per chi fa scatti alle Cinque Terre o ai piedi del Tower Bridge: Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, a confronto, mettono in risalto due ambienti molto diversi. Lo spezzino crede ancora nelle possibilità offerte dal mercato italiano e nelle bellezze della nostra terra, soprattutto se a sfruttarle con la propria macchina fotografica è una persona con grandi qualità e «pelo sullo stomaco». Ma nonostante questo, il lavoro è duro, con difficoltà dovute soprattutto alla persistenza di un forte nepotismo e a un fisco voracissimo: su un utile lordo di quasi 15 mila euro, oltre 6.700 euro andranno in tasse, a cui si aggiungeranno anche i 3.300 euro di acconti Irpef non ancora versati. Insomma, «si lavora per mille e si guadagna per dieci». Se questi sono i principali problemi per il fotografo spezzino, anche Simone Lezzi incontra ostacoli tutti i giorni, ma «la pioggia viene prima di tutto». Per lui la possibilità più grande offerta dal mercato londinese è stata quella di mostrare un curriculum, per far valere la propria professionalità entrando in contatto con un ambiente giovane e vivace, basato sulla meritocrazia, che, a quanto pare, è difficile da trovare nella sua Genova.

Sulla base degli ultimi dati dell’Ufficio commercio estero della Camera di Commercio di Genova, sono 331 le imprese liguri che operano con la Gran Bretagna, di cui 225 solo nel capoluogo. Secondo Ita, Italian trade agency dell’Istituto commercio estero (Ice), il Regno Unito rappresenta per la Liguria la quarta destinazione del totale delle esportazioni regionali dopo Francia, Germania e Spagna. Ma mentre in questi Paesi, tra primo e terzo trimestre 2013, l’export del made in Liguria è diminuito, verso la Gran Bretagna è invece aumentato del 27,6%, toccando quasi 144 milioni di euro. Nello stesso periodo Genova ha esportato per oltre 70 milioni verso il Regno Unito (+4,4%) e Savona per 56 milioni, registrando addirittura un aumento dell’83,3% in soli nove mesi. Anche nello spezzino la variazione è stata importante: +73,3%, equivalente a quasi 7,5 milioni di merce esportata. A registrare l’unico dato negativo regionale è Imperia (-5,2%) con un valore delle esportazioni di circa 9,6 milioni di euro.

Per ciò che riguarda il “food and fashion”, il Regno Unito è il quinto Paese di esportazione del tessile ligure: nei primi nove mesi del 2013 l’export di questo settore ha superato i 4 milioni di euro (+1,6%). Cala invece il commercio estero dell’alimentare ligure verso la Gran Bretagna: -1,8%, ma la Gran Bretagna resta comunque la terza principale destinazione della Liguria con oltre 8 milioni di prodotti alimentari esportati nei primi tre trimestri del 2013.

1 Commento

  1. Per questioni professionali lavoro con clientela italiana sul mercato londinese.
    Dopo anni di “resistenza” credo che sia giunto il momento di trasferirsi a Londra a pieno regime.
    In Italia è sempre più complicato lavorare, per la burocrazia ma soprattutto per via della pressione fiscale che non lascia grandi prospettive future.
    In Inghilterra le imprese pagano mediamente tra il 21 e il 27%, l’ evasione è molto inferiore rispetto a quella italiana e l’ economia è in continua crescita. Viene premiato il merito,la burocrazia è ridotta ai minimi termini e l’ ottimismo regna sovrano. Andrea by http://www.londontransfers.net

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