In Consiglio regionale Dibattito sul Piano Sociale Integrato Regionale (Psir) 2024-2026 (1)

Il Palazzo di Regione Liguria in Piazza De Ferrari a Genova

In Consiglio regionale nella seduta del mattino sono state illustrate alcune delle relazioni di maggioranza e minoranza sul Piano Sociale Integrato Regionale (Psir) 2024-2026 .

Mabel Riolfo (Lega Liguria-Salvini) ha presentato la relazione di maggioranza illustrando il provvedimento. «Questo Piano muove nella continuità con il lavoro svolto e messo in atto sino ad oggi, coglie le opportunità finanziarie del momento, accompagna la riorganizzazione del sistema dei servizi in una prospettiva di trasversalità e puntualità, e sposa l’attenzione al bisogno complesso del singolo. Al tempo stesso la pianificazione del triennio intende analizzare e riparametrare i bisogni del territorio nella dimensione dei nuovi Ambiti Territoriali Sociali, traghettando i servizi verso il successivo triennio di attività». Il consigliere ha sottolineato: «Il Piano trova origine in un processo di consultazione a livello regionale e locale ed è frutto del lavoro congiunto tra la Regione e ANCI. I concetti chiave sui quali è improntato lo PSIR sono l’integrazione, il coordinamento, la complementarietà delle azioni, secondo prospettive di partecipazione e responsabilizzazione del cittadino-risorsa, la territorializzazione e la capillarità dei servizi e la trasversalità, coordinati in azioni di sistema». Riolfo ha annunciato alcune innovazioni: «Gli obiettivi di questo triennio saranno l’integrazione tra i diversi livelli istituzionali e i diversi servizi e settori, tramite azioni di sistema e con la costituzione di opportuni tavoli e cabine di regia, l’innovazione organizzativa, il rafforzamento delle competenze professionali e la partecipazione attiva dei cittadini, per una maggiore inclusione e coesione sociale». Il consigliere ha ricordato che il provvedimento ha avuto il parere favorevole della Conferenza permanente per la programmazione sociosanitaria regionale e del Forum del Terzo Settore Liguria.

Veronica Russo (FdI), in qualità di correlatore di maggioranza, ha posto l’accento sul fatto che dalle audizioni avvenute nella competente commissione consiliare sia scaturito un parere positivo e ha ringraziato l’assessore con delega ai servizi sociali Giacomo Giampedrone, il personale degli uffici e i consiglieri componenti della commissione stessa e ha auspicato l’approvazione del provvedimento con una maggioranza più ampia possibile.

Advertisements

Roberto Centi (Lista Ferruccio Sansa presidente) ha presentato la relazione di minoranza. Centi ha definito un «errore avere tenuto separati il Piano socio sanitario e il Piano sociale integrato, che potevano trovare nel loro interfacciarsi un valore aggiunto decisivo per gli obiettivi e le finalità del testo, e che, di fatto, ha reso impossibile un’analisi puntuale del documento». Il consigliere ha aggiunto: «I primi aspetti critici si ritrovano rispetto alla governance del Piano: le amministrazioni comunali dovrebbero adeguarsi e implementare le disposizioni dettate dal Piano entro il 31 dicembre 2024 e nel documento di fatto si rimanda a un tavolo tecnico permanente» ma, secondo il consigliere, «il Piano non dettaglia le modalità con cui dovrebbero svolgersi le azioni di governance, demandando ad un tavolo permanente, la cui concreta operatività è tutta da dimostrare e verificare. E non si riscontrano fondi aggiuntivi – ha aggiunto – rispetto a quelli già previsti per l’attuazione del Piano stesso, nonostante esso preveda l’implementazione in organico di ulteriori e nuove figure professionali». Centi ha poi criticato l’assenza di una mappatura delle Case di Comunità, di una disponibilità certa di personale e di un cronoprogramma certo di realizzazione delle stesse Case di comunità, Per quanto riguarda le figure professionali dal Piano «non si desume se verranno aumentati i posti per gli assistenti sociali e molte aree d’ombra rimangono anche a proposito del “mediatore di rete di comunità”. Nel capitolo Pari opportunità e conciliazione vita e lavoro – ha aggiunto – si fa riferimento a misure di sostegno nella diminuzione del carico di cura, ma nell’analisi non si reperisce alcuno studio sullo stato dell’arte relativo alle disuguaglianze di genere in questo ambito, per cui diventa difficile anche valutare le misure in merito proposte». Perplessità sono state espresse, infine, anche rispetto alle prospettive di lavoro per le persone disabili.

Luca Garibaldi (Pd-Articolo Uno) ha presentato la relazione di minoranza. «Dal 2015 – ha esordito – il tema della programmazione delle politiche sociali è stato considerato un elemento non centrale nella agenda della giunta Toti. Veniamo da 10 anni di mancata integrazione dei sistemi sanitari e sociali e, infatti, questo Piano – ha aggiunto – viene approvato 100 giorni dopo il Piano Socio Sanitario Regionale mentre avrebbero dovuto far parte di una unica strategia regionale». Il consigliere ha, quindi, espresso un giudizio negativo sul provvedimento: «I contenuti descritti dal Piano rappresentano in gran parte una attuazione delle politiche nazionali sulla non autosufficienza, sulle politiche di investimento sociali, senza grandi innovazioni rispetto al punto di vista nazionale, configurandosi, quindi, come l’attuazione della rete di servizi sociali della legge 328 del 2000 e della legge regionale 12 del 2006». Garibaldi ha aggiunto: «L’analisi di contesto è molto fragile, mentre c’è una crescita enorme e sempre più differenziata dei bisogni che non vengono esaminati in maniera coerente, approfondita e originale». Il consigliere ha manifestato, inoltre, perplessità sui tempi di attuazione: «Come si inseriranno pienamente le discipline della Casa di Comunità previste dal Piano Sociale Integrato con quelle del Piano Socio Sanitario Regionale, visto che non c’è un cronoprogramma?». E sulle risorse: «il Piano chiede di riorganizzare la rete, ma non accompagna questa organizzazione ad un sforzo economico per renderlo effettivo e omogeneo su tutto il territorio regionale. Il modello per cui dai vecchi distretti sociali si passa agli ATS è volontaristico e nel giro di poco più di un anno i Comuni dovranno realizzare le proprie strutture, i propri Punti Unici di Accesso, individuare il personale, redigere i Piani di zona, ma senza risorse destinate per l’attivazione dello PSIR». Il consigliere ha annunciato la presentazione di un emendamento con cui si chiede l’istituzione di un fondo straordinario per l’attuazione del Piano Sociale Integrato a supporto dei Comuni. «Siamo di fronte – ha concluso – ad uno strumento che promettere molto, ma che non ha la possibilità di incidere realmente e rischia di trasformarsi in uno strumento meramente gestionale delle politiche sociali».

Gianni Pastorino (Linea Condivisa) ha presentato la relazione di minoranza. «Il Piano Sociale Integrato 2024-2026 dovrebbe rappresentare una concreta risposta ai percorsi di organizzazione sociale di cui dovrebbe dotarsi la Regione e siamo in presenza di uno strumento – ha esordito – che mancava da molto tempo, perché il precedente Piano è scaduto circa 10 anni fa. Invece siamo in presenza di uno strumento limitato dalla mancanza di reale connessione con la parte sanitaria». Il consigliere ha aggiunto: «Sottolineo a riguardo che come Linea Condivisa, unitamente ad altre posizioni, avevamo richiesto da tempo che si addivenisse ad un processo di contemporaneità tra approvazione del Piano Socio Sanitario, licenziato a novembre 2023, e il Piano Sociale Integrato, strumenti che hanno profonde connessioni tra loro». Il consigliere ha sottolineato: «Questo Piano è stato accompagnato da una corretta e corposa parte di audizioni in II Commissione Salute, che ha visto l’intervento di soggetti del mondo sociale, di ordini professionali e di corpi intermedi che si sono interfacciati in tutti questi mesi con assessorato e uffici tecnici per definire le linee guida del percorso. Per questo riteniamo che ci siano dentro il Piano elementi positivi di definizione concettuale che sono stati positivamente riscontrati dagli stessi attori sociali intervenuti nelle audizioni della Commissione, frutto, evidentemente, di un percorso di elaborazione condiviso». Il consigliere, infine, ha espresso perplessità sulla dotazione finanziaria a disposizione del Piano, che rappresenta un elemento politico determinante.