L’opera pubblica “Milk” di Silvia Celeste Calcagno fa rivivere la galleria del Garbasso a Savona

Chiuso da più di vent'anni il tunnel torna alla vita grazie all'opera site-specific MILK di Silvia Celeste Calcagno. L'assessore Negro: “Un esempio di arte che cura i luoghi pubblici”. Il ripristino grazie anche all'Ente Scuola Edile e ai Custodi del Bello

Venerdì 16 dicembre alle ore 18 verrà inaugurata, a cura di Raffaella Perna, l’opera pubblica MILK di Silvia Celeste Calcagno, che prevede una nuova fruizione della galleria del Garbasso, che collega via Paleocapa a via Famagosta, nel pieno centro storico di Savona, chiusa da più di vent’anni.

Spiega la curatrice: “La galleria sarà riaperta al pubblico grazie all’opera site-specific MILK di Silvia Celeste Calcagno, che ha ridato vita allo spazio attraverso un intervento artistico basato sulle risonanze emotive del colore e del suono. Dipingendo il tunnel di rosso e animandolo con l’installazione sonora progettata da Luca Fucci, l’artista ha trasformato l’ambiente in un’arteria viva che si apre alla fruizione della comunità”.

L’evento, che prevede il patrocinio del Comune di Savona e dell’assessorato alla Cultura, è stato possibile anche grazie alla collaborazione dell’Ente Scuola Edile e dei Custodi del Bello della città di Savona.

Con MILK abbiamo un esempio di processo in cui l’arte diventa cura dei luoghi pubblici che vengono trasformati attraverso l’arte – dice l’assessore alla Cultura Nicoletta Negro – Siamo molto soddisfatti, è un concetto che porteremo avanti anche in futuro con ostinazione e ottimismo, perché siamo certi che sia il territorio, con le sue associazioni che si prendono cura dei luoghi storici, sia il mondo dell’arte, sia, infine, le realtà economiche ad essa collegate, siano pronte per accettare la sfida”.

La suggestione sonora dell’opera sarà a cura del musicista fiorentino Luca Fucci.

L’installazione sarà fruibile, oltre alla data dell’inaugurazione, sabato 17 e domenica 18 dicembre dalle 10.00 alle 19.30.

MILK raccontato dall’assessore Nicoletta Negro

«Il recupero, simbolico e reale, di uno spazio cittadino da tempo trascurato, in funzione di opera d’arte che sia metafora di un ricucire riguardante il luogo ma anche i suoi abitanti, è oggetto dell’ultimo progetto dell’artista, che vuole portare l’attenzione sul concetto di dolore come tunnel da attraversare di cui non si conosca l’uscita, né il tempo necessario per percorrerlo.

Per questo Silvia Celeste Calcagno ha individuato la galleria del Garbasso come luogo ideale per l’installazione MILK, che vuole condurre all’origine attraverso l’ignoto, l’attraversamento, la fine.

La galleria, già spoglia delle sue funzioni originarie, vuole divenire un luogo in cui ogni abitante possa riconnettere tra loro due realtà, quella fisica e quella mentale, ritrovando al suo interno un’eco delle proprie ferite passate e nel contempo un richiamo verso un Altrove.

Si tratta di un ritorno alla vita, ove con vita non si intenda l’esistere in senso lato ma le sue infinite manifestazioni nel quotidiano, una risposta all’abbandono come forma velata di violenza. Rivivere uno spazio cittadino attraverso un’installazione permanente diviene allora possibilità di riconnessione con il proprio vissuto, assumendo una valenza universale. Il fluire eterno, sembra dirci Silvia Celeste Calcagno, non tiene conto dell’uomo: l’universo si muove, come lo spazio all’interno di un tunnel da tempo dimenticato, sotto una quotidianità frenetica, che bisogna abbandonare per potersi riappropriare del significato della vita.»

MILK raccontato dall’artista Silvia Celeste Calcagno

«Ho iniziato a riflettere sulla città, sui luoghi e soprattutto sui non luoghi. Mi è apparsa la scenografica immagine di un cancello in ferro violentato da qualche graffito e incorniciato da due scalinate gemelle. Quello poteva essere il mio “non luogo”, dove ora il nulla regna.

Il mio lavoro ha sempre una partenza autobiografica che ha l’intento di farsi universale. Da poco ho perso l’uomo che amavo, una parte della mia vita, del mio corpo, della mia anima. Si sono sovrapposte due immagini, da un lato la morte, che conduce altrove e dall’altro questo ingresso misterioso, chiuso dagli anni ‘80, che con discrezione è fermo a guardare la città passare, la gente ignara e distratta; un ingresso che osserva sapendo di non essere osservato.

Ho riflettuto sull’ignoto, sulla morte, sull’abbandono come forma di violenza, sul dolore e sulla ferita che mi sta attraversando, su quella che attraversa l’uomo e su una ferita silente nella via principale della città.

Il processo creativo implica un sentire preciso che giunge come un corpo sospeso: se quel luogo fosse stato indagato e successivamente aperto, con certezza avrebbe reso tutta quella vita che aveva visto passare negli anni e ne avrebbe donata altra, per mettersi in pari con il tempo trascorso. Alla violenza dell’abbandono si contrappone l’esistenza.

Un tunnel dalle potenzialità infinite: rifugio, passaggio segreto, possibilità di ricongiungersi e tabù: chiuso per non evidenziare le fragilità umane; lungo molti metri, curvo in parte, aspetto che ne amplifica la bellezza. Ho percorso quei metri che tagliando parte della città si fermano in un punto dove il traffico cittadino è costante ma non troppo rumoroso. Il cerchio si è chiuso: l’ho sentito casa.

La galleria è avvolgente nonostante l’aria trasandata. Il progetto parte da quello che esattamente è: un organo/utero che da un punto arriva ad un altro; l’ho immaginato rosso, il colore del sangue, della vita, lo scorrere del tempo, l’interno. Attraverso il colore, la luce e un’installazione sonora realizzata site specific dall’artista fiorentino Luca Fucci, i lembi della ferita possono avvicinarsi e rimarginarsi.

Il titolo è MILK, brano del 2004 dei Kings of Lion. È il Latte, il primo nutrimento, il candore, la purezza, ma anche la dipendenza da un altro individuo, da un amore che nutre e/o avvelena, è dipendenza materna, origine, alimento che non si può rifiutare. MILK racchiude un concetto che mi interessa indagare: ogni dipendenza porta con sé intensità, piacere e dolore, racchiude la contraddizione e un mistero che difficilmente si svela totalmente, così come non si possono svelare del tutto i segreti di cui il tunnel è stato testimone.

Potrà dunque essere la galleria dell’ineluttabile che andrà per forza accettato, o un luogo che conduce oltre, colmo di speranza travestita da sopravvivenza. Il punto è entrare, sovrapporre vita, affinché si crei uno strato di pelle nuovo forte della nostalgia di ciò che è stato.

Questa ferita non accetta aghi, fili, suture ma un’onda rossa di materia, luce e suono.

MILK vuol essere ciò che è stato, ciò che è, ciò che sarà.»