Giornata mondiale della salute mentale: “Rendere la salute mentale una priorità globale”

occhi di sorpresa e timore

Rendere la salute mentale e il benessere di tutti una priorità globale” è il tema di quest’anno per la giornata mondiale della salute mentale.

In Asl2 spetta al Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze (DSMeD) la responsabilità di raccogliere il messaggio, essendo il Dipartimento comprende le strutture che si occupano specificatamente del benessere psichico dei cittadini di ogni età, cercando di offrire la risposta più appropriata al differente disagio del singolo.

In maniera sempre più integrata e sinergica il DSMeD, articolato in 2 Strutture di Psichiatria, una per il levante ed una per il ponente, insieme alla Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza NPIA (con i suoi quasi 3000 giovani utenti) ed al Servizio per le Dipendenze Ser.D. (che conta oltre 1600 pazienti), opera cercando di fornire le risposte necessarie sul territorio attraverso i 4 Centri di Salute Mentale integrati dai Reparti ospedalieri del San Paolo e del Santa Corona, dalle Strutture residenziali a gestione diretta (comunità terapeutiche), dai Centri diurni, dagli Alloggi protetti (CAUP comunità alloggio ad utenza psichiatrica).

Analizzando i dati di tutto il Dipartimento è apparso evidente l’aumento dei nuovi casi che sono passati da 737 a 844 dal 2020 al 2021, e come ci sia una tendenza ad un ulteriore incremento in questi ultimi anni, così come i casi dei giovani under 25 che salgono da 8 a 12 ogni 10.000 abitanti dal 2020 al 2021.

Proprio per questo uno degli elementi cardine dell’intervento effettuato è quello sui giovani e adolescenti, area che peraltro ha visto un incremento considerevole di richieste di aiuto e di intervento a seguito della situazione pandemica e del periodo di lockdown.

I dati, si è visto, evidenziano sicuramente un aumento delle richieste e del disagio, particolarmente per quello che riguarda la popolazione giovanile.

L’impressione è che l’impatto della pandemia, soprattutto del lockdown, abbia colpito moltissimo questa fascia di popolazione, sia esacerbando situazioni di fragilità preesistente, sia mettendo in evidenza situazioni “nuove” di malessere che la popolazione giovanile, pre-adolescenziale e adolescenziale, per sua natura poco strutturata, tende a rappresentare in diversi modi, spesso con caratteri di drammaticità e di urgenza. I disturbi del comportamento alimentare, della “corporeità” e tutta l’area della sintomatologia sotto-soglia, in questo senso risultano spesso paradigmatici. La perdita dei ritmi abituali, del contenimento emotivo dato dalla strutturazione del tempo sono foriere di grande angoscia.

Si verificano due fenomeni distinti: da un lato l’impatto sui giovani che è peculiare nelle sue manifestazioni e nelle risposte che richiede, dall’altro l’aumento di sofferenza che riguarda tutte le fasce di popolazione e di età, che si esprime sia come aumento di disturbi ( soprattutto disturbi dell’umore, d’ansia, dell’adattamento, del sonno etc) sia come disturbi da stress in senso generale o da adattamento, in chi è stato malato di Covid.

Si è cercato quindi di favorire l’accesso della popolazione, con un aumento delle visite domiciliari, delle consulenze a distanza e aumentando la flessibilità degli orari.

Per quanto riguarda la fascia giovanile sono stati istituiti centri di prima valutazione dedicati con accessi e percorsi psico-terapeutici focali completamente gratuiti, con ampia fascia oraria e praticamente senza tempi di attesa.

Il disagio giovanile nel DSMeD viene gestito quindi su più livelli. Per prima cosa si ècercato di creare una rete per coordinare i servizi sanitari coinvolti: equipe adolescenti dei Centri di Salute Mentale (CSM), Servizio per le Dipendenze, (Serd), Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza (NPIA), SPDC, SPCR, CDA, Strutture Intermedie semiresidenziali e residenziali (Villa Frascaroli, Villa Livi, Villa Bugna), Consultori, Centro Giovani.

Un secondo livello riguarda l’attivazione di tavoli per la coprogettazione di progetti individuali sugli adolescenti con i Distretti Sociali – Servizi sociali dei Comuni, associazioni: questo consente di organizzare il rapporto con le principali istituzioni presenti sul territorio.

Il terzo livello di intervento attiene l’organizzazione di spazi di cura dedicati agli adolescenti: un protocollo per l’utilizzo in fase acuta del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) , 2 posti per la fase post acuta in Servizio Psichiatrico Cure Riabilitative (SPCR), il Centro Diurno per adolescenti CD Villa Frascaroli, 6 posti nella CT Villa Livi, 6 posti nella CT Villa Bugna con un CD, 3 posti in una CAUP per giovani, Il Centro regionale per i Disturbi dell’Alimentazione (CDA) con 10 posti letto.

In questo modo si è ottemperato a quanto previsto dalle linee guida sull’intervento in adolescenza, che individua la priorità di dedicare posti letto alla fascia di età 14/24 nelle varie fasi dell’intensità di cura: post acuto, intensivo, leggero, semiresidenziale.

Il quarto livello, forse il primo in ordine di importanza, prevede di intercettare il bisogno e il disagio adolescenziale più precocemente possibile.

E’ un intervento di prevenzione che coinvolge il Centro di Salute Mentale (CSM) e le altre strutture del Dipartimento, in collaborazione con le associazioni, gli enti e le istituzioni presenti sul territorio.

Per la popolazione giovane e meno giovane è infatti attraverso i 4 Centri di Salute Mentale, che hanno come area di riferimento il territorio di altrettanti distretto socio-sanitari, che si cerca quella dimensione territoriale circoscrivibile e sufficientemente contenuta di fondamentale importanza per garantire un efficace lavoro di rete con le altre agenzie socio-sanitarie del territorio coinvolte nella vita dell’utente (scuola, medico di medicina generale, servizi sociali, soggetti del terzo settore etc) e per facilitare la partecipazione attiva dell’utente e della sua famiglia secondo un approccio di Integrated Community Care (ICC),  ponendo al centro la persona, i suoi bisogni e la qualità della vita, in un’ottica che tenga in considerazione il ruolo della comunità nel quadro di nuove forme di collaborazione tra tutti gli stakeholder.

Non va infine dimenticato il lavoro costante e quotidiano in stretta collaborazione con il Privato accreditato che gestisce la gran parte dei percorsi di residenzialità dell’utenza del Dipartimento, lavoro dal quale si ottiene la continua evoluzione dei percorsi di cura che devono essere sempre più appropriati e “cuciti” sulle necessità dell’utenza in costante evoluzione.

In sintesi il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze ASL2 sta lavorando per:

1) potenziare gli spazi esistenti dedicati ai giovani (a Savona ed a Pietra Ligure) ed attivarne altri (a Carcare) per la valutazione dei loro bisogni in modo da intercettare precocemente il disagio ed identificare percorsi appropriati indipendentemente dal punto di accesso al sistema dei servizi socio-sanitari.

Il disagio giovanile attuale quasi sempre si caratterizza per la compresenza di diverse problematiche ( disagio psichico, consumo di alcool e/o sostanze, precarietà del lavoro, disagio sociale ) e riteniamo che sia di fondamentale importanza attivare spazi facilmente accessibili e con equipe multiprofessionali in grado di offrire una vasta gamma di risposte tra cui:

  • occasioni di socialità realizzate seguendo gli interessi dei giovani,
  • la presa in carico psicoterapeutica sia individuale che famigliare (anche attraverso l’approccio del Dialogo Aperto),
  • attività di informazione e prevenzione su tematiche collettive specifiche in collaborazione con le scuole superiori.

2) realizzare a livello di ogni Distretto dei centri diurni meno connotati dal punto di vista sanitario e maggiormente intrecciati nel tessuto sociale

3) incrementare, anche attraverso il budget di salute, percorsi di cura nel contesto di vita “naturale” del soggetto, coinvolgendo attivamente nella definizione del progetto stesso sia il paziente che la sua rete famigliare e sociale.

Si tratta di un innovativo modello organizzativo-gestionale, già sperimentato con successo in altre Regioni ma non ancora in Liguria, che mette le persone al centro delle strategie di intervento e non la patologia come tale e che si pone l’obiettivo di limitare il ricorso ai ricoveri nelle strutture sanitarie attraverso l’intervento nel proprio ambiente di vita.

ORGANIZZAZIONE E  ATTIVITÀ
Di seguito qualche dato di organizzazione e di attività delle Strutture Psichiatriche del Dipartimento riferito agli ultimi 4 anni:

    • 4 Centri di Salute Mentale (Alberga, Finale, Savona e Carcare) coincidenti con altrettanti distretti sociosanitari della Provincia che hanno in carico complessivamente   circa 3000 pazienti

    • Reparto per acuti SPDC (ospedale San Paolo, 20 posti letto + DH) circa 500 ricoveri/anno con una media di 6500 giornate di degenza all’anno

    • Reparto SPCR Servizio Psichiatrico Cure Riabilitative (ospedale Santa Corona 8 posti letto+1 dedicato ai minori) circa 120  ricoveri all’anno e oltre 3700 giornate di degenza

    • Reparto CDA Centro regionale per i disturbi dell'Alimentazione (ospedale Santa Corona 10 posti letto + 8 di DH e 1 ambulatorio) circa 60 ricoverati all’anno e 300 giornate di degenza

    • 3 Strutture residenziali ( comunità terapeutiche di via Amendola e Villa Bugna a Savona e Villa Livi a Pietra Ligure) a gestione diretta con quasi 7000 giornate di degenza per anno

    • 3 CAUP (comunità alloggio per utenza psichiatrica) di Alberga, Savona e Carcare con circa 7000 giornate di ospitalità per anno

    • 6 Centri diurni con quasi 200 pazienti e 9000 giornate di presenza all’anno (prima delle limitazioni imposte dalla pandemia)