Alle origini delle nostre borgate: la riscoperta del Castellaro di Verezzi

Il progetto “Alle origini delle nostre borgate. La riscoperta del Castellaro di Ve-rezzi” nasce alla fine del 2019 grazie all’iniziativa del Comune di Borgio Verezzi (ente pro-motore) e al coinvolgimento della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona (SABAP) e del Museo Archeologico del Finale (MAF), quali enti di tutela, valorizzazione, musealizzazione e ricerca scientifica sul territorio, che stilano un documento congiunto precisando obiettivi, fasi di sviluppo e risultati attesi, nella previsio-ne di un percorso di lavoro di durata biennale.

Il sito archeologico detto “Castellaro di Verezzi”, dopo le prime segnalazioni del 1967, fu oggetto di sporadiche indagini di superficie e solo vent’anni dopo furono realizzati due saggi di scavo che permisero d’inquadrare l’occupazione dell’area nella media/seconda età del Ferro (tra VI e III secolo a.C.) con una frequentazione che si protrasse, sulla base dei frammenti ceramici rinvenuti, probabilmente fino all’età romana repubblicana.

Nella nostra regione sono noti circa cinquanta “castellari”, la maggioranza dei quali è ubicata nella Liguria di Ponente. Si tratta d’insediamenti d’altura o abitati protostorici, spesso protetti da contrafforti naturali ben difendibili, che rientrano nella tipologia dei siti fortificati degli antichi Liguri pre-romani.

Nell’area geografica circostante Borgio Verezzi sono note diverse strutture in pietra a secco riconducibili a tali impianti e che si riferiscono a un ampio arco cronologico, tra l’età del Bronzo medio (XVI-XIV sec. a.C.) e l’età del Ferro (IX-II sec. a.C.). In particolare si tratta dei siti di Sant’Antonino di Perti, di Bric Reseghe e del Villaggio di Rocca di Perti nel Finalese, ma troviamo strutture analoghe anche a Pietra Ligure al Monte Trabocchetto e a Bergeggi al Monte Sant’Elena.

Prima che venisse avviato il progetto, il Castellaro di Verezzi appariva pressoché abbandonato e un solo cartello, ormai in pessimo stato, indicava nelle vicinanze l’interesse archeologico del luogo.

Oggi, a due anni di distanza dall’inizio dei lavori, si registra con una certa soddisfazio-ne che buona parte degli obiettivi programmati sono stati raggiunti, sia sotto l’aspetto della tutela, sia della sua valorizzazione.

Innanzi tutto è stato avviato un diradamento del sottobosco, in accordo con i pro-prietari terrieri, e resa più accessibile la rete dei sentieri che attraversa l’area, dove è stata installata segnaletica direzionale e nuova pannellistica illustrativa.

In parallelo, sotto l’aspetto promozionale, è stato realizzato un pieghevole informati-vo, ora in distribuzione presso gli IAT locali e il Museo Archeologico del Finale, e si è data ampia diffusione, tramite web e social network, per incrementare la conoscenza e la fruibilità di un percorso strutturato ad anello che da Verezzi congiunge l’Arma Crosa, il Castellaro, il Dolmen e il cosiddetto “Mulino fenicio”, quest’ultimo recentemente acquisito dall’Ammini-strazione comunale. Un itinerario pedonale nel fitto manto boschivo da cui si emerge solo quando la vegetazione si dirada in piccole schiarite per ammirare paesaggi incantevoli, incorniciati dall’arco costiero tra i più suggestivi della Riviera.

La pulizia del verde attorno alle costruzioni in pietra a secco ha poi consentito un pri-mo rilievo conoscitivo delle strutture, eseguito da archeologa professionista sotto la direzio-ne della SABAP. Tale lavoro sul campo ha permesso di realizzare una planimetria di detta-glio 3D georeferenziata e un’ampia documentazione fotografica, che saranno indispensabili per individuare le zone dove eseguire nuove prospezioni archeologiche.

Infatti, il Castellaro di Verezzi ha restituito finora limitate informazioni e solo un inter-vento di scavo su un’adeguata superficie e studi sui materiali recuperati potranno fornire informazioni sul tipo di economia, l’ambiente e la cultura, essenziali per risalire alle forme di vita rurale del villaggio di una comunità ligure tra la fine della Protostoria e la prima romaniz-zazione.

La valorizzazione del sito è indirizzata agli abitanti, ma anche al settore turistico e alle scolaresche. In tale prospettiva sono state organizzate escursioni con guide ambientali/ escursionistiche abilitate nell’ambito degli itinerari “Archeotrekking” promossi dal MAF in collaborazione con la SABAP, anche abbinate alle visite guidate della vicina Caverna delle Arene Candide.

Sabato 18 giugno, in occasione delle “Giornate Europee dell’Archeologia”, gli enti coinvolti nel progetto organizzeranno un “incontro di studio” presso il Teatro Gassman di Borgio Verezzi (ore 10.30-12.30) per illustrare sia le potenzialità e le ricadute dell’iniziativa, sia per inquadrare sotto diverse angolazioni il sito archeologico con interventi del Sindaco Renato Dacquino, di Marta Conventi (funzionaria archeologa SABAP), Michela Tornatore (archeologa professionista), Elisa Bianchi e Daniele Arobba (conservatrice e direttore MAF). L’incontro e il dibattito saranno moderati dall’archeologo Andrea De Pascale, dirigente dei Servizi didattici del Comune di Genova.

All’appuntamento parteciperanno esponenti delle Associazioni (Lorenzo Bergallo Presidente di Vivere Verezzi, Alice Salvatico capogruppo dei giovani FAI, Barbara Bugini presidente regionale di Faita Liguria, Carlo Scrivano direttore provinciale albergatori, Ga-briello Castellazzi ambientalista ed esperto del territorio) per formulare proposte e offrire spunti di riflessione, ma sarà anche un’occasione di confronto con la Comunità locale per recepire suggerimenti e proposte di sviluppo dell’iniziativa.

Nel primo pomeriggio (ore 14.00-16.00) è prevista un’escursione guidata lungo l’itinerario archeologico con partenza da Verezzi-Località Crosa.