Regione Liguria, “Transizione energetica al buio?”

Quali sono le cause dell’attuale crisi energetica? Quali evoluzioni si possono immaginare e cosa si può fare per mitigare concretamente gli effetti? Provando a dare risposte a queste domande, si è riunito al palazzo della Borsa di Genova il convegno “Transizione energetica al buio?”, organizzato dall’assessorato allo Sviluppo economico di Regione Liguria nell’ambito del programma Por Fesr 2014-2020 in collaborazione con Camera di Commercio di Genova.

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“La guerra ha sicuramente aggravato la situazione, aumentando la volatilità e la complessità dei mercati che subiranno, non solo il ripensamento nelle tempistiche e nelle modalità, ma anche un riposizionamento delle fonti di approvvigionamento in termini geopolitici. Ma è evidente che il mix energetico proposto si è rivelato nei fatti irrealistico – spiega l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti – Con il convegno odierno abbiamo acceso un faro sulla genesi che ha innescato questa crisi, sentendo dalla voce di importanti esperti del settore la necessità di rivedere tale programmazione con interpretazioni più realistiche che possano gradualmente accompagnare nel tempo questa transizione, senza creare squilibri economici che mettano a rischio l’esistenza propria dell’economia”.

“Focalizzandoci su una delle aree di possibile intervento della Regione – aggiunge Benveduti -, le comunità energetiche sono una forma innovativa di bilanciamento tra generazione diffusa e assorbimento che, soprattutto in riferimento a soggetti meno strutturati e di piccole dimensioni, può offrire un’alternativa importante di autoproduzione e autoconsumo di energia. Identificare modi, tempi e spazi con cui l’amministrazione regionale può da un lato essere regista tra i soggetti pubblici o privati interessati a queste iniziative e dall’altro intervenire a supporto di quelle situazioni di maggiore criticità economica che è necessario non lasciare marginalizzate nell’adozione di questo strumento, ci permetterà di predisporre un modello plug-in da presentare a tutto il territorio ligure interessato”.

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“Di fronte all’aumento vertiginoso dei costi dell’energia, le imprese ci chiedono di migliorare da subito l’efficienza energetica e al tempo stesso immaginare nuove strade per il futuro – sottolinea il presidente di Camera di Commercio di Genova Luigi Attanasio – Una di queste è quella delle comunità energetiche, che nella nostra regione trovano ancora scarsa applicazione: attraverso meccanismi di collaborazione ed aggregazione, le comunità energetiche permettono ad operatori e cittadini di partecipare direttamente ai benefici dell’installazione di impianti da fonti rinnovabili, anche non di proprietà, migliorando la sicurezza degli approvvigionamenti e riducendo la dipendenza energetica da paesi esteri”.

“La transizione energetica è un tema di primaria importanza che non può essere più rimandato – commenta il sindaco di Genova Marco Bucci -. Dobbiamo essere capaci di cogliere le opportunità che ci sono per giungere quanto prima all’indipendenza nell’approvvigionamento dell’energia. Il Comune di Genova ha iniziato da tempo a camminare sulla strada della decarbonizzazione, lavorando ad esempio a un trasporto pubblico ad emissioni zero e alla trasformazione del porto di Genova nel primo Green Port del mondo. Non possiamo sprecare la grande occasione legata al PNNR: possiamo diventare un modello internazionale di sostenibilità”.

“A soffrire di più – afferma Giovanni Mondini, presidente Confindustria Liguria – sono le aziende energivore, soprattutto nel settore siderurgico, della carta, della ceramica. In generale, poi, soffrono tutte le quelle Pmi manifatturiere che non hanno potuto assicurarsi contratti per l’erogazione di energia a tariffe bloccate per periodi medio lunghi e che quindi sono più soggette alle incertezze del mercato. Oggi la transizione energetica ha assunto un importante significato anche sotto l’aspetto economico: occorre semplificare e velocizzare gli iter autorizzativi delle rinnovabili e realizzare gli investimenti infrastrutturali di medio lungo termine per mettere in sicurezza il Paese quali, ad esempio, i rigassificatori, e aumentare la capacità di stoccaggio di energia”.