“Partigiani cantano Fischia il vento”: Anpi, Lettera aperta al presidente di Regione Liguria Giovanni Toti

Penna lettera

Una Lettera aperta dell’Anpi ingauno indirizzata al presidente di Regione Liguria Giovanni Toti.

 «Come Presidenti della sedi Anpi di Leca d’Albenga e di Albenga, abbiamo ricevuto con piacere l’invito del Comune di Albenga e del dott. Nicola Nante all’inaugurazione del monumento che verrà posto nei giardini pubblici “Libero Nante” il 17 luglio p.v.. E’ chiaro a tutti che in una manifestazione istituzionale siano state invitate le massime autorità anche regionali, democraticamente elette. Ci duole però constatare che ad una manifestazione dove vengono celebrati i valori antifascisti portati orgogliosamente avanti dai partigiani in primis e da noi associazioni che dell’antifascismo ne facciamo bandiera, sarà presente Lei Presidente Toti che ad oggi non ha proferito parola sulle affermazioni del suo fido scudiero Angelo Vaccarezza in merito alla figura di Giorgio Almirante. Alla vigilia del 30 giugno, Vaccarezza ha voluto, in maniera provocatoria, tentare ancora una volta di offendere Genova e i valori resistenziali, come tentarono i suoi pari il 30 giugno del 1960, come è noto comunque messi alla porta dall’Antifascismo. Angelo Vaccarezza elogia nel suo articolo il valori di etica e coerenza di Giorgio Almirante….ma rivediamoli questi valori..
  Ecco le parole scritte da Giorgio Almirante il 5 maggio 1942 su «La Difesa della razza» : «Il razzismo - scriveva il futuro segretario del Msi - ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato Paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d'una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore». «Altrimenti - scriveva ancora Almirante - finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose, fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c'è che un attestato col quale si possa imporre l'altolà al meticciato e all'ebraismo: l'attestato del sangue».
  Almirante fu segretario di redazione dal settembre 1938 de «La Difesa della Razza», la rivista diretta da Telesio Interlandi che uscì col primo numero il 5 agosto del 1938 e venne stampata, con cadenza quindicinale, fino al 20 giugno del 1943 per rilanciare l'antisemitismo in termini molto più espliciti ed aggressivi di quanto non fosse mai accaduto in precedenza. In quest'opera che accompagnò la promulgazione delle leggi razziali (volute da Mussolini e controfirmate da Vittorio Emanuele III) 
  Ecco chi fu Giorgio Almirante, ecco l’etica in cui si riconosce Angelo Vaccarezza, e Lei Presidente Toti cosa ne pensa?
  Aderire ad una manifestazione come quella a cui siamo stati invitati  caro Presidente , presume una adesione ai valori antifascisti dai quali è scaturita la nostra Costituzione e la nostra Repubblica Democratica di cui Lei è rappresentante   e ci piacerebbe che lo ricordasse pubblicamente anche al suo capogruppo   che, come direbbe lui stesso,  un politico democraticamente eletto che non conosce i veri valori della resistenza, senza la resistenza rimane solo un bidone vuoto destra o sinistra che sia!»
    

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