TPL Linea, otre quarant’anni di servizio per lo storico autista Stelvio: il suo racconto di come è cambiato il trasporto pubblico locale

“La mia storia inizia nel mese di agosto del lontano 1983 quando fui assunto a tempo determinato nell’allora SAR Autolinee"...

Stelvio autista Tpl

Più di quaranta anni di servizio nel trasporto pubblico locale: Stelvio Capponi racconta la sua esperienza aziendale, rivelando come e quanto è cambiato il settore: “La mia storia inizia nel mese di agosto del lontano 1983 quando fui assunto a tempo determinato nell’allora SAR Autolinee. A quei tempi il trasporto pubblico locale nella provincia di Savona era affidato a due aziende: la SAR appunto, che operava nella tratta da Andora a Finale Ligure, con una corsa l’ora che proseguiva per Savona e il collegamento dei paesi costieri con l’entroterra, e ACTS, che copriva il resto del territorio provinciale. Oggi queste due aziende si sono accorpate in un’unica società: la TPL Linea”.

“La mia prima mansione è stata di “manovratore pulitore”: dovevo parcheggiare i pullman nel piazzale del deposito di Finale Ligure dopo averli puliti all’interno e nel caso anche all’esterno (senza la procedura di lavaggio automatico ora in dotazione al personale), ed infine averli riforniti di gasolio, pronti per il servizio. Il mio turno iniziava alle 23.00 e terminava alle 5.30, dunque in orario notturno. Ora le regole sono cambiate rispetto al passato: allora eravamo solo in due per questo incarico, quindi quando uno di noi era in ferie o di riposo l’altro rimaneva a lavorare da solo. Il nostro spogliatoio era un box di ferro grande circa 10 metri quadrati, che serviva anche da deposito dei fustini dell’olio per i motori dei bus, senza servizi igienici e acqua calda inesistente, il riscaldamento era affidato ad un termosifone elettrico che risultava insufficiente nelle serate e nottate più gelide. Ho lavorato in quel deposito anche nel famoso inverno del 1984, ricordato come uno dei più freddi: per rendere l’idea, avevamo l’ordine di tenere in moto a turno i pullman, in quanto in alcuni mezzi si era ghiacciata l’acqua nel motore…”.

“Malgrado l’orario e certe condizioni ero molto contento del mio lavoro. In seguito ho ottenuto la patente e così ho avuto la possibilità di guidare dei pullman, anche se all’inizio soltanto all’interno del deposito, con la prospettiva, però, di diventare un autista di linea a tuti gli effetti. A quell’epoca la SAR inseriva i neo assunti proprio nelle strutture di lavaggio e deposito, in modo che si imparasse a conoscere i mezzi e i trucchi per farli funzionare al meglio”.

“A proposito di pullman… Quelli di allora avevano in comune con quelli attuali soltanto i sedili e il volante, ora sono molto cambiati: come autista ho avuto la fortuna di guidare i mitici 306, bus dal motore indistruttibile, ma con un cambio non sincronizzato a quattro marce e leva delle ridotte/veloci. Ricordo ancora la prima volta che l’ho guidato in servizio: aveva svolto lezioni pratiche con un bus più moderno, per cui non ero abituato a quella guida, così una passeggera, seppur molto garbatamente, prima di scendere dal bus mi guardò intenerita e mi disse “buona fortuna”. Ci è voluto poco per capire il funzionamento di quel cambio e presa confidenza con il mezzo la soddisfazione di guida non aveva prezzo. I pullman di adesso sono molto più confortevoli: più morbidi e manovrabili, aria condizionata, una telecamera che inquadra tutte le porte, un computer che regola il funzionamento del motore, marce automatiche, etc. Tutti accorgimenti utilissimi legati all’evoluzione tecnologica dei mezzi, che però li rendono anche più vulnerabili: è sufficiente un guasto elettronico per bloccare il bus, che potrà ripartire solo dopo un “passaggio” dal computer con il programma giusto. Con i pullman datati, invece, era sufficiente l’intuito di un buon meccanico per individuare il problema e quasi sempre si riusciva a far rientrare in deposito il mezzo senza neppure dover ricorrere al traino e all’intervento di soccorso stradale”.

Essere autista di un mezzo pubblico, guidare un pullman di linea, è stato fin da subito una vera passione: all’inizio, addirittura, mi dispiaceva quando avevo il giorno di riposo perché non potevo guidare… Inoltre a quei tempi si lavorava in coppia, un autista e un bigliettaio, ora sostituito da una obliteratrice. Lavorare insieme con un collega era anche una garanzia: spesso durante l’estate il conducente doveva chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per calmare gruppi di ragazzi esagitati che infastidivano la guida e l’autista aveva sempre l’aiuto del collega. Da questo punto di vista, purtroppo, alcune questioni legate alla sicurezza del personale viaggiante non sono cambiate e i rischi ci sono sempre”.

“Il momento più difficile della mia vita lavorativa è stato con la fusione delle due società di trasporto della provincia: per noi dipendenti SAR è stata vissuta quasi come una “occupazione”. I primi mesi della fusione non sono stati facili, poi, per fortuna, la situazione è rientrata anche grazie ad una migliore gestione aziendale”.

“In questi anni anche clientela della mobilità pubblica è cambiata molto. Nel mio primo periodo di servizio viaggiavano tanti operai, tanto che negli orari di apertura e chiusura delle fabbriche il servizio era potenziato; poi a causa della chiusura di molti stabilimenti industriali con numerosi occupati l’utenza si è modificata e diversificata”.

“Purtroppo oggi sono cambiati anche i requisiti per poter uscire dal mondo del lavoro: da giovane autista vedevo i miei colleghi anziani andare in pensione a una età compresa tra i 50 e i 55 anni, ormai sono rari i casi pensionamento prima dei 60 anni. Credo che serva un opportuno equilibrio nella gestione delle risorse umane, considerando sia le esigenze del personale più anziano logorato da anni e anni di attività nel settore, quanto l’importanza di non gravare troppo sui giovani e i neo assunti che hanno bisogno di tempo e formazione per essere inseriti appieno e capire tutto quello che serve per svolgere il servizio e la loro mansione al meglio”.

“Se dopo tutti questi anni devo fare un bilancio non posso che essere contento e soddisfatto del lavoro che ho svolto nel trasporto pubblico locale e delle persone con cui ho condiviso il mio percorso professionale. La passione per la guida del mezzo pubblico e per tutti gli aspetti evolutivi del settore con il tempo si è andata affievolendo, come è naturale, forse… Ma sono tanti i ricordi e gli aneddoti con i vari colleghi che ho conosciuto negli anni: il patrimonio umano, di rapporti e amicizie, è senz’altro quello che mi rimarrà dentro per tutta la vita”.