Il mistero di Sant’Anna ai Monti

Lungo l’antica via romana Julia Augusta, tra Albenga e Alassio, poco prima della chiesa di Santa Croce l'attenzione viene catturata da un edificio a due piani, addossato sul monte, a pianta rettangolare. Qui inizia il mistero per il viandante curioso...

Veduta di Sant'Anna ai Monti dalla via Julia Augusta
Nella foto: veduta di Sant’Anna ai Monti dalla via Julia Augusta

di Barbara Simari | Se si avrà un giorno la voglia di percorrere l’antica via romana Julia Augusta che da Albenga porta fino ad Alassio, si potrà godere di un paesaggio mozzafiato e ammirare una flora interessante. In questo tratto di circa 7 km, i monumenti funerari e il basolato antico permettono di fare un vero e proprio viaggio nel tempo.

Verso la fine, poco prima della chiesa di Santa Croce, l’attenzione viene catturata da un edificio a due piani, addossato sul monte, a pianta rettangolare.

Se si avrà la pazienza di fermarsi nei pressi ad osservare i passanti si vedrà che, quasi tutti, si fermano incuriositi di fronte a questo edificio, cercando di insinuare uno sguardo furtivo tra le grate chiuse: c’è chi cerca di aprire il cancello, chi pensa se sia il caso di scavalcarlo, chi saltella cercando di scorgere qualcosa dalla finestra. Alla fine tutti rinunciano e vanno avanti per poi imbattersi nell’iscrizione cancellata ma ancora leggibile: “Sant’Anna ai Monti”. “La cercherò su internet” penseranno molti di loro.

Ed è proprio su internet che, inizia il mistero per quel viandante curioso che si troverà di fronte ad informazioni parche e discordanti.

I problemi iniziano già dalla datazione di sant’Anna e dal suo essere stata, o meno, la prima parrocchia di Alassio. La datazione spesso riportata è quella del 940 ma non ci sono fonti storiche a provarlo, tant’è vero che la fonte più antica dove si cita Sant’Anna è del 1434-5.

Per tentare di risolvere il mistero bisogna andare indietro nel tempo, quando prima dell’anno mille, degli ingauni in fuga andarono a stanziarsi nei pressi di Alassio. “Per i colli silvestri e dirupati, numerosi ma dispersi casolari dei rifugiati ingauni”: così scriveva il marchese Ippolito Gallo.

Si potrebbe ipotizzare che tra le zone dove si insediarono ci sia anche il colle Bignone, dove appunto sorge Sant’Anna e che i rifugiati ingauni abbiano costruito questo edificio per professare il loro culto. Ma perché dei profughi avrebbero dovuto consumare le loro forze per costruire una chiesa, quando immaginiamo fossero state ben altre le loro priorità?

Oltretutto, le fonti ci dicono che i proto alassini si stabilirono prevalentemente sulla zona di Castè, molto più ad ovest di Sant’Anna.

Escludiamo il 940 e ipotizziamo possa essere stata costruita dopo il secolo X, ma sappiamo che nell’XI venne edificata la chiesa di Santa Croce da parte dei benedettini dell’isola Gallinara. Che senso avrebbe costruire un’altra chiesa a pochi passi da una già esistente? Oltretutto proprio in quel punto, un po’ lontano da tutto.

Gli affreschi sono databili al XV secolo e raffigurano una processione con angeli musicanti che fa pensare al giudizio universale. È un’iconografia apocalittica molto comune nelle chiese della zona, legata alla grande peste del 1348 ed in alcuni casi al culto di San Bernardino, sopravvissuto alla morte nera.

Visto che il documento più antico dove Sant’Anna viene menzionata è del XV secolo è possibile che la dedica alla santa sia avvenuta poco prima della sua decorazione.

Affreschi Sant'Anna ai Monti (part.) - XV secolo
Nella foto: Affreschi Sant’Anna ai Monti (part.) – XV secolo

Qualsiasi sia la datazione di questo edificio, penso che la sua presenza sia legata alle preesistenze del luogo in cui sorge e che dunque sia molto più antica del X secolo. Penso che dalla sua costruzione, avvenuta in epoca romana, non abbia mai smesso di esistere, ma che abbia solo cambiato la sua funzione durante i secoli.

Sant’Anna ai Monti, infatti, potrebbe essere nata come mansio o mutatio romana all’epoca della costruzione della via romana stessa o successivamente intorno al IV secolo d.C. Non sarebbe certo una novità per l’area, altri punti di raccordo simili sono stati trovati anche a Cervo, a Riva Ligure, a San Bartolomeo al mare (solo per citarne alcune).

Queste stazioni di sosta dovevano assicurare l’approvvigionamento ai pellegrini, “attrezzate con stazioni di posta, favorivano lo spostamento veloce dei messaggeri e delle merci e rendevano più uniti i vasti territori sotto il controllo dei romani.”

C’è chi dice che la chiesa di Sant’Ambrogio ad Alassio sia sorta proprio su una di esse.

La posizione di Sant’Anna parrebbe perfetta per essere luogo di ristoro per viandanti: su una strada di passaggio che molti pellegrini percorrevano per recarsi in Francia e in Spagna, ben riparata e non molto distante dal mare, nei pressi si trovava anche un arroscio e dunque l’acqua.

Confrontando le piante delle altre mansio sopracitate parrebbe plausibile pensare che sia anche il caso di Sant’Anna che, onestamente, come chiesa sembra un po’ strana. In quanto, non presenta neppure il consueto abside.

Sarebbe meraviglioso poter fare un’indagine archeologica che possa approfondire il discorso di una preesistenza.

Per riassumere tutte queste considerazioni l’ipotesi che mi sembrerebbe giusto valutare è che, dove sorge Sant’Anna, sia sempre esistita una struttura romana, probabilmente una mutatio. Questa struttura ha dato ricovero ai pellegrini anche nel medioevo. Per ringraziare della cessazione della peste nera del XIV, la struttura è stata dedicata a Sant’Anna ed è divenuta una chiesa e gli affreschi ci ricordano tale celebrazione. Abbiamo un documento del 1496 nel quale un eremita denuncia un muro pericolante alle autorità, nello specifico al podestà di Albenga, dunque capiamo che divenne un romitorio e che la chiesa si trovava sotto l’amministrazione albenganese e non alassina. Infine, l’edificio cadde in abbandono nell’ottocento per poi essere restaurato nel XX secolo.

Attualmente la chiesa è nuovamente in restauro ed è di proprietà privata e dunque chiusa al pubblico. Speriamo che venga resa visitabile e che venga permesso di sapere di più di questo luogo misterioso, che incuriosisce i viandanti.

Sembra che questo edificio non stia aspettando altro che qualcuno in grado di ascoltare, a cui raccontare la propria storia, perché quello che ci narra non è solo la presenza di quattro antiche pietre addossate sul monte, ma una storia molto più complessa ancora tutta da scoprire.

Spero di aver aiutato il viandante curioso ad avere qualche informazione in più.

Vorrei ringraziare per la disponibilità e l’aiuto la dott.ssa Josefa Costa, il dott. Bruno Schivo e soprattutto il dott. Giovanni Puerari, senza il suo minuzioso studio delle fonti questo articolo non sarebbe potuto esistere.


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