Giorno della Memoria: seduta solenne del Consiglio regionale

Questa mattina si è svolta la Seduta solenne dell’Assemblea legislativa dedicata alle vittime della persecuzione organizzata in Europa durante l’occupazione nazista. Dopo il saluto del presidente del Consiglio regionale Gianmarco Medusei, lo storico Alberto Cavaglion ha tenuto l’orazione ufficiale

Liguria delegazione ad Auschwitz nel 2018
Nella foto (d’Archivio): una delegazione ligure in visita ad Auschwitz nel 2018

Si è svolta questa mattina, in videoconferenza, la Seduta solenne del Consiglio regionale dedicata al Giorno della Memoria. La cerimonia è stata istituita con la legge regionale 9 del 16 aprile 2004, in memoria della Shoah e della persecuzione degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

Gianmarco Medusei, presidente del Consiglio regionale, ha aperto la seduta con un saluto e ha invitato consiglieri regionali, assessori e ospiti a osservare un minuto di silenzio per ricordare tutte le vittime dei campi di sterminio.

È seguito un breve filmato in cui sono raccolte le preziose testimonianze di alcuni dei tanti ebrei genovesi arrestati, deportati e sopravvissuti alla persecuzione. L’orazione ufficiale è stata tenuta da Alberto Cavaglion, docente di Storia dell’ebraismo presso l’Università di Firenze.

SALUTO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE. Il presidente ha esordito sottolineando l’eccezionalità della Seduta solenne, che si svolge per la prima volta in videoconferenza, a causa dell’emergenza sanitaria. «La comunità civile è chiamata ad affrontare gli interrogativi e le sfide di questo tempo incerto – ha aggiunto – orientando i propri passi sul difficile cammino della consapevolezza che, “se questo è stato“ sta a ciascuno di noi evitare che possa ripetersi». Facendo un cenno al filmato il presidente ha aggiunto: «Sono immagini che il passare del tempo rende più preziose con lo spegnersi della voce dei protagonisti e più pressante si fa l’interrogativo sulla trasmissione della Memoria. Forti del bagaglio di queste testimonianze, gelosamente conservate dalle innumerevoli fondazioni nate in ogni parte del mondo, dobbiamo approcciare il male assoluto con gli strumenti scientifici delle discipline storiche e con quelli, non meno efficaci, della letteratura». Medusei ha aggiunto: «A questo ricchissimo ambito potremo attingere per formare coscienze nuove di donne e uomini liberi dal pregiudizio, capaci di scegliere sempre quei principi e valori fondamentali che l’indifferenza dei più eclissò nel secolo scorso». Il presidente ha concluso ricordando l’accorato appello del Premio Nobel per la pace Elie Wiesel: «Sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi i pericoli, ma di una cosa sono certo: il male peggiore è l’indifferenza».

INTERVENTO DI ALBERTO CAVAGLION. Lo storico ha affrontato il tema della trasmissione della memoria: «Ora che le voci dei testimoni non sono più presenti e non possono più parlare ai giovani si aprono davanti a noi diverse possibilità, quella che io suggerisco sempre è la funzione della letteratura, dei grandi libri». «È sempre accaduto in passato – ha spiegato – che di fronte a episodi storici di grande rilievo la voce del testimone è stata lasciata non solo allo storico, ma anche alla letteratura» e ha citato anche il cinema, la poesia e l’arte. Cavaglion ha ricordato, al riguardo, la vasta eco data dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni alla peste che colpì Milano nel ‘600: «L’altezza di un’opera d’arte – ha detto – sta nella capacità di trasformare un evento e di farlo durare nel tempo». L’arte nel suo complesso «ha la capacità di traghettare le memorie dal passato al presente e al futuro con un’energia che spesso i libri di storia non hanno perché sono sottoposti a critica e non raggiungono la verità». Cavaglion ha quindi sottolineato i diversi aspetti della deportazione: «La deportazione razziale, politica civile e militare sono fenomeni diversi fra loro e oggi la Giornata della Memoria è stata assorbita dalla deportazione razziale mentre si parla poco della deportazione politica e dell’internamento militare» invitando ad un «riequilibrio armonico» fra questi tre aspetti. Cavaglion ha ricordato, infine, che solo alla fine degli anni ’60 i sopravvissuti ai campi di sterminio aveva iniziato a raccontare le atrocità subite: «Fino ad allora c’era la memoria pervasiva della Resistenza che non dava modo di raccogliere la voce del deportato, per molti anni il partigiano era l’eroe e al deportato non era così riconosciuta la dignità di essere inserito nei luoghi della memoria». Cavaglion, infine, ha lanciato un appello affinché le celebrazioni del Giorno della Memoria «perdano ogni ritualità e sia tolto ogni piedistallo per farlo tornare argomento di storia, di studio e per trasmettere i valori di un cittadino aperto alla libertà» e ha concluso: «No ad una storiografia lacrimosa, si deve partire dal male per costruire i cittadini di domani».