Firmato nuovo Dpcm: ecco cosa cambia nei divieti dal 26 ottobre

Il presidente Giuseppe Conte firma il Dpcm

Genova | In rapido peggioramento la diffusione della pandemia covid in Italia così come in Europa, il Governo alza l’asticella delle restrizioni per frenare l’effetto a cascata dei contagi che rischiano di moltiplicare i morti giorno dopo giorno e di far saltare tutto il sistema sanitario.

Tout se tient, magari male ma si tiene. Il problema maggiore resta dunque sempre quello di trovare un ragionevole assetto di mediazione in grado di rispondere con vera efficacia all’emergenza sanitaria evitando però allo stesso tempo di far collassare il sistema economico e le attività produttive, oltre che è naturalmente necessario garantire a tutti di poter condurre un decente stile di vita senza che vengano compresse oltremisura le libertà personali, comprese quelle di spostamento.

L’intenzione del Governo Conte era quella di aver pronto già sabato un testo finale del nuovo Dpcm, ma come già per i precedenti decreti si è aperto un lungo contenzioso nella trattativa con le Regioni per ridefinire i limiti che saranno in vigore su tutto il territorio nazionale e cosa invece resterà nella discrezionalità territoriale. Alla fine, non molte sono state le concessioni del Governo accolte nel testo definitivo del Dpcm firmato oggi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sarà in vigore da lunedì 26 ottobre fino al 24 novembre 2020. (effe)

I NUOVI DIVIETI E RESTRIZIONI DEGLI ORARI NEL DPCM IN VIGORE DA LUNEDÌ 26 OTTOBRE 2020

Mobilità e spostamenti delle persone. Per ora niente barriere tra comuni o regioni; tuttavia esplicitamente «È fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi».

Esercizi commerciali e negozi. «Le attività commerciali al dettaglio si svolgono a condizione che sia assicurato, oltre alla distanza interpersonale di almeno un metro, che gli ingressi avvengano in modo dilazionato e che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni; le suddette attività devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio».

Locali, bar e ristoranti. Accolta la richiesta delle Regioni di non obbligare alla “serrata” domenicale. Per il resto, «Le attività dei servizi di ristorazione (tra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) sono consentite dalle ore 5 fino alle 18; il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutti conviventi; dopo le ore 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico; resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati; resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze».

Musei, cinema, teatri e circoli. Con tutte le precauzioni del caso, «il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura» rimane, seppure con fruizione contingentata; invece «Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto». Restano sospesi anche «i convegni, i congressi e altri eventi, ad eccezione di quelli che si svolgono con modalità a distanza».

Culto e funzioni religiose. Poco e nulla cambia rispetto alle norme già in vigore: «l’accesso dei luoghi di culto avviene con misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone» mentre «le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal Governo e dalle rispettive confessioni».

Sale da gioco e casinò, nonché feste private e cerimonie varie. «Sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò». Restano anche «sospese le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso. Sono vietate le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, ivi comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose. Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza. Sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi».

Attività sportive in palestre e piscine. «Sono sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per quelli con presidio sanitario obbligatorio o che effettuino l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, nonché centri culturali, centri sociali e centri ricreativi; ferma restando la sospensione delle attività di piscine e palestre, l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte all’aperto presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, sono consentite nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento».

Scuola e attività formative. Alle superiori, didattica a distanza per almeno il 75%. «L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza. Per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9».


Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha illustrato oggi in conferenza stampa la finalità e le misure del nuovo Dpcm 24/10/2020

Previsti dal Governo provvedimenti economici di sostegno

In concomitanza con l’entrata in vigore de Dpcm si preparano anche alcuni aiuti economici per dare sostegno alle attività produttive e commerciali che più risentiranno dalle nuove restrizioni. “I ristori arriveranno direttamente sul conto corrente dei diretti interessati con bonifico bancario attraverso l’Agenzia delle entrate” ha anticipato il presidente Conte in conferenza stampa: “in particolare arriveranno nuovi contributi a fondo perduto, ci saranno credito di imposta per gli affitti commerciali per i mesi di ottobre e novembre, verrà cancellata la seconda rata Imu dovuta entro il 16 dicembre, verrà confermata la cassa integrazione e verrà anche offerta una nuova indennità mensile una tantum per i stagionali del turismo, dello spettacolo, dei lavori intermittenti dello sport, e offriremo una ulteriore mensilità del reddito di emergenza e misure di sostegno a favore della filiera agroalimentare che risentirà ovviamente delle misure che impattano su bar e ristoranti. In questo modo chi sarà costretto a sospendere o a rallentare le proprie attività a causa delle nuove norme potrà giovarsi di un sostegno economico che gli permetterà di affrontare le prossime settimane”.

Commenti e polemiche

Genova | Con la firma sono arrivate le prime polemiche già da stamattina. Così è stato da parte del presidente di Regione Liguria in un post informale lanciato dalla sua pagina Fb. “Il Governo ha firmato nella notte il nuovo Decreto con ulteriori restrizioni. Vista la situazione sanitaria nuove misure andavano sicuramente prese, ma alcune appaiono francamente incongruenti e dal sapore punitivo: la chiusura alle 18 dei ristoranti ad esempio. Come Regioni avevamo chiesto infatti che fosse portata alle 23. Spero che almeno questa volta il sistema di risarcimento sia efficace e puntuale, perché si rischia la chiusura di molte imprese” e il commento di Giovanni Toti.

“Sul fronte sanitario non sono state colte molte delle semplificazioni sul sistema di ‘tracciamento’ che avevamo proposto. Procedure che oggi impegnano, ormai inutilmente, centinaia di addetti del nostro sistema sanitario”. “Come impostazione generale – prosegue – resto convinto che sarebbero più utili misure per proteggere o lasciare a casa le persone più fragili (anziani, cittadini che soffrono di patologie varie) e cercare di convivere col virus. Lo dico senza sottovalutare il pericolo del Covid, avendo passato la mattina al telefono con la nostra sanità, ma nella consapevolezza che anche la crisi economica faccia davvero più male di quel che ci si possa immaginare”.

“Comunque – conclude Toti – studieremo tutte le novità e le applicheremo. Nel mentre continuiamo a lavorare per incrementare l’offerta dei nostri ospedali. Il mio appello va a tutti voi: rispettate le regole, indossate sempre la mascherina. Impegniamoci insieme a non rendere vano lo sforzo che tanti da domani faranno per tutti noi”.

“In Liguria ci sono quasi 500 palestre, con il nuovo Dpcm rischiano di non riaprire mai più” spiega Stefano Anzalone, consigliere regionale di Cambiamo e consigliere con delega allo sport del Comune di Genova: parliamo complessivamente di quasi 4mila lavoratori in varie forme che temono per il loro futuro. Chiediamo che il Governo intervenga immediatamente per un sostegno economico. E nella nostra regione ci sono anche 45 piscine pubbliche e 420 polisportive con il coinvolgimento di migliaia di lavoratori. A questo provvedimento di chiusura deciso nel Dpcm deve corrispondere immediatamente da parte di Roma una risposta per un ristoro economico che deve arrivare velocemente”.

“Purtroppo – è il commento del deputato Ligure Luca Pastorino (LeU) – nel dpcm non è stato accolto l’appello lanciato per lasciare aperte piscine e palestre che rispettano i protocolli di sicurezza. Anche per i ristoranti la decisione è molto dura, specie per chi lavora solo o soprattutto di sera. Con queste decisioni vengono penalizzati migliaia di titolari di questi centri sportivi o di attività di ristorazione che hanno investito migliaia di euro per tutelare la salute degli utenti. Un danno che, peraltro, riguarda anche Comuni ed enti locali. Quindi ribadisco: da oggi è necessario prevedere subito misure di ristoro per le attività più colpite dalle restrizioni introdotte con il nuovo dpcm”.

Secondo il deputato Luca Pastorino, segretario di presidenza alla Camera per Leu, “L’emergenza Coronavirus ha fatto riemergere, con ulteriore forza, la piaga delle disuguaglianze sociali. Un tema ineludibile dopo le nuove disposizioni del governo. Già nella prima ondata era emerso un fatto: la pandemia ha arricchito ancora di più le multinazionali, come Amazon e i giganti del web, che pagano troppe poche tasse in Italia. Mentre piccoli imprenditori, commercianti e lavoratori meno tutelati sentono tutto il peso della crisi economica. L’esecutivo e il Parlamento devono lavorare a una tassa di scopo su queste multinazionali, che guadagnano con la diffusione del Covid-19 e con le restrizioni introdotte per limitare i contagi. Perché gli acquisti sono più facili, con le persone chiuse in casa. Questo a danno delle piccole attività. Le risorse della tassa di scopo sarebbero subito utilizzabili, fin da subito, per ristorare le perdite dei titolari di aziende o esercizi commerciali danneggiati dalle chiusure e per garantire reddito ai lavoratori che finiranno per perdere il posto”.

I deputati Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco di Forza Italia hanno chiesto oggi “indennizzi, senza burocrazia e subito per le aziende costrette a chiudere dal nuovo Dpcm firmato dal presidente Conte. Senza perdere tempo, evitando gli errori fatti nella prima parte dell’emergenza con la cassa integrazione e i risarcimenti. Perché sbagliare (ancora) sarebbe diabolico. Chiudere attività come le palestre o limitare l’orario ai ristoranti rappresenta per molti di loro un punto di non ritorno. Il Governo ha il dovere tecnico e morale di impegnarsi subito con quegli imprenditori quei lavoratori e con le loro famiglie. Forza Italia chiede per questo motivo che nessuno possa restare indietro, con azioni immediate e mirate per creare il minor impatto economico possibile sugli italiani”.

*Ultimo aggiornamento sezione “commenti”: 25/10/2020 ore 18.50