Il Comitato Val Neva Val Pennavaire contro il nuovo “Piano Cave”

Penna lettera

LETTEREeINTERVENTI. Savona / Genova | Il Comitato Val Neva Val Pennavaire contesta i benefici del nuovo Piano territoriale delle attività di cava approvato dal Consiglio di Regione Liguria nell’ultima assemblea di martedì 26 maggio.

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«(Comitato Val Neva Val Pennavaire). E così ci sono riusciti. Oggi è un giorno triste per le comunità della Val Neva e Val Pennavaire, il Consiglio Regionale ha approvato il nuovo “Piano Cave” (PTRAC: Piano Territoriale Regionale delle Attività di Cava) con 18 voti a favore e 13 astenuti. Presentato con toni trionfalistici dall’intero centro destra, il nuovo PTRAC sarà, per il nostro territorio, il periodo di tempo necessario per raggiungere il “compleanno” dei cento anni di convivenza con le estrazioni di inerti.
Un secolo vissuto all’insegna del quotidiano disagio dei cittadini nei confronti di queste attività che hanno avuto il solo scopo di segnare il territorio in modo irrimediabile e le coscienze delle persone che lo abitano.
È doveroso un breve excursus di questo secolo di cavatori:
in origine vigeva la regola “faccio come voglio”, in alcuni casi ancora oggi in vigore, infatti il territorio annovera numerosi “assaggi” dettati soprattutto dalla rudimentale attrezzatura dell’epoca.
Con l’avvento della meccanizzazione inizia il vero sfruttamento della risorsa, le regole sono ancora abbozzate così i fiumi Neva e Pennavaire a valle dei due insediamenti “zuccarellesi” sono lastricati dal fango di lavorazione riversato direttamente nei corsi d’acqua. Spariscono gli abitanti naturali dei torrenti e l’agricoltura subisce un forte contraccolpo tale da indurre i contadini locali a protestare perché i loro prodotti, preferibilmente frutta e ortaggi in periodo di raccolta si presentano di colore grigio, quindi invendibili. Per anni la storia dei fanghi si ripete integrata da esplosioni che in alcuni casi lesionano le abitazioni e che compromettono sorgenti di acqua buonissima da sempre ad uso della popolazione il tutto “condito” dalla polvere in quantità, in questo caso sì, industriale.
Oggi è il profitto, come sempre del resto, a farla da padrone.
Macchinari sempre più sofisticati “mangiano” la montagna in tempi brevissimi e i moderni Piani Cava si avvalgono delle “modifiche al Piano”, così ecco spuntare crateri quando le pareti hanno terminato il loro compito. Oppure da solo cavatori ci si trasforma in produttori di asfalti così da rimarcare anche con la “puzza” chi è che detta le condizioni di “benessere” nel nostro territorio. Con la compiacenza delle istituzioni a tutti i livelli che, come nel caso in oggetto, si spreca in elogi sulla bontà dei “signori” veri benefattori ai quali noi miserabili dovremmo toglierci il cappello al loro passaggio. Ecco, intanto, sorgere mausolei in cemento armato, capannoni e manufatti industriali in aree di vincolo dove i cittadini “normali” sono diffidati dal modificare anche solo una finestra della loro abitazione. Si sceglie di convogliare il traffico pesante di centinaia di camion al giorno in un paesino, alla confluenza delle due valli, strutturato ancora come ai tempi dei carri e costringere gli abitanti di esso ad usare la massima attenzione prima di affrontare l’uscio di casa.
Infine scoprire, in un caso, che la “miseria” dovuta al Pubblico da questi “signori” per lo scempio creato in un ventennio è patteggiata con 180.000,00 euro dilazionati invece dei 460.000,00 accertati, per la pace di tutti compresi i controllori.
Per finire si è concesso altro territorio da cavare senza riflettere che stiamo parlando di qualcosa che non si può ricreare, queste ferite resteranno a memoria delle generazioni future, così come noi le abbiamo ereditate dai nostri nonni prima e dai nostri padri poi.
Il futuro del nostro territorio è facile da immaginare: rimarrà tutto come sempre, nonostante le “belle” parole, rilasciate dai fautori di questo Piano, tanto di moda in questo momento che a sentirle pare di ascoltare Greta Thunberg, con la differenza che, come la pandemia ci ha appena insegnato, non ci sarà più concesso altro tempo se non si invertirà la rotta da questo tipo di sviluppo.
Comitato Val Neva Val Pennavaire»