Conjunction: una personale di Ha Chong-Hyun

La mostra alla Cardi Gallery di Milano dal 18 settembre al 20 dicembre offre l'opportunità di approfondire la conoscenza di un artista, ancora in attività, “il cui lavoro ha sfidato la definizione tradizionale di pittura e ha contribuito ad aprire un nuovo e vitale capitolo dell'arte visiva coreana”

Opere di Ha-Chong-Hyun
Nella foto due opere dell’artista. A sinistra: Ha Chong-Hyun, Conjunction 18-12b (2018), oil on hemp cloth (courtesy Cardi Gallery, copyright The Artist); a destra: Ha Chong-Hyun, Conjunction 17-54 (2017), oil on hemp cloth (courtesy of Cardi Gallery, copyright The Artist)

Savona / Milano. Mostra personale di Ha Chong-Hyun, uno degli artisti più apprezzati della Corea del Sud: dal 18 settembre al 20 dicembre 2019, nella sede milanese della Cardi Gallery saranno presentate opere della serie Conjunction, eseguite tra il 1992 e il 2019. Figura di spicco del movimento artistico coreano Dansaekhwa, Ha Chong-Hyun ha sperimentalmente segnato la storia dell’arte del dopoguerra. Tra le privazioni materiali estreme e il sistema politico autoritario che hanno caratterizzato la Corea degli anni ’60 e ’70, l’artista ha esplorato il potenziale espressivo di materiali non convenzionali come carta da giornale, rottami di legno e filo spinato applicati sulla tela. Lavorando con le tonalità tenui della terra su superfici di tela e canapa, combinando tradizioni pittoriche orientali e occidentali e sfidando la delimitazione rigorosa tra scultura, pittura e performance, Ha Chong-Hyun ha contribuito a ridefinire il linguaggio della pittura. La mostra in allestimento alla Cardi Gallery offre dunque l’opportunità di approfondire la conoscenza di un artista, ancora in attività, “il cui lavoro ha sfidato la definizione tradizionale di pittura e ha contribuito ad aprire un nuovo e vitale capitolo dell’arte visiva coreana”. Opening: martedì 17 settembre, dalle 19 alle 21; l’esposizione sarà accompagnata da un catalogo con un testo del critico d’arte Francesco Bonami.

Ha Chong-Hyun – che vive e lavora a Seul – nel 1974“inizia a concentrarsi sulla materialità della pittura e a utilizzare la tela non solo come semplice supporto: nasce così la serie Conjunction, titolo che l’artista da quel momento dà a tutti i suoi dipinti e che descrive la filosofia da lui adottata, secondo cui la purezza del mezzo pittorico e la fisicità dell’artista si fondono, o sono congiunti, nell’atto del dipingere. In questi lavori Ha Chong-Hyun utilizza strumenti per spingere il colore a olio, monocromo, dal retro della tela grezza fino a farlo filtrare ed emergere attraverso la superficie. Successivamente, l’artista stende la vernice sul fronte della tela con il pennello o con la spatola, dando corpo a un’ampia varietà di composizioni astratte”.

La mostra alla Cardi Gallery di Milano, anticipano i curatori, presenta una selezione di opere della serie Conjunction, sia storiche che più recenti, fino a un nucleo realizzato appositamente per l’occasione. “Nei lavori esposti in galleria, la classica palette di colori neutri e blu profondi utilizzata da Ha Chong-Hyun si arricchisce di altre intense tonalità di blu, rosso e nero, il cui uso deriva dall’impegno dell’artista nell’esplorazione dei colori caratteristici degli interni coreani. Il rosso vermiglio, in particolare, rappresenta un elemento di novità, essendo entrato a far parte della pratica di Ha Chong-Hyun solo dal 2018: questo rosso-arancio vivido comparso nella sua produzione con Conjunction 18-12 (2018) viene dai motivi decorativi noti come dancheong, spesso usati per arricchire strutture in legno e strumenti musicali coreani tradizionali”.

Ha Chong-Hyun e gli artisti della sua generazione quali Lee Ufan, Park Seobo, Kwon Young-woo, Yun Hyong-keun e Chung Sang-hwa sono conosciuti come membri del movimento Dansaekhwa, termine che letteralmente significa “pittura monocromatica”, ma che definisce tanto le tecniche impiegate quanto l’estetica riduzionista a cui il gruppo fa riferimento. La stesura della vernice, le tele imbevute, le matite trascinate, la carta strappata e i materiali manipolati che caratterizzano l’approccio di “questi artisti hanno cancellato e ridefinito i confini che fino a quel momento separavano il disegno a inchiostro dalla pittura a olio, la stessa pittura dalla scultura, e l’oggetto dallo spettatore”. (effe)

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