Arte e metamorfosi: a Finalborgo la mostra “Terra inquieta”

Finale Ligure. Assegnato il premio Inquieto dell’Anno, lo scorso 6 ottobre, si avvia a conclusione “Terra inquieta”, la manifestazione organizzata dal Circolo degli Inquieti tra fine settembre e l’inizio di ottobre, che ha visto Finale Ligure tornare ad essere sede delle attività ‘Inquiete’ e ospitare personalità di rilievo come i professori Elena Accati e Angelo Garibaldi a cui è stato assegnato il premio Gallesio o Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, a cui è andato il premio Inquietus Celebration, che ha letteralmente galvanizzato il pubblico ne corso del suo intervento.

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Sabato 14 dicembre al Teatro Chiabrera di SAVONA "Lo Schiaccianoci” di Čajkovskij con il Balletto di Milano diretto da Carlo Pesta.

L’ultimo appuntamento di “Terra inquieta”, la mostra “Terra inquieta”. ARTE E METAMORFOSI curata da Carla Bracco dell’Associazione Lino Berzoini si conclude domenica 28 ottobre a Finalborgo, presso la Sala delle Capriate dell’Oratorio de’ Disciplinanti.

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L’esposizione appunta lo sguardo su alcune opere del Novecento realizzate con materie prime legate alla terra: argilla, ferro, pietra, marmo, vetro. Una selezione di oggetti d’arte che, in senso cronologico, scandiscono tre momenti fondamentali dell’arte italiana: il periodo tra i due Conflitti Mondiali con opere di Martini, Cuneo, Berzoini, ricco di tensioni e inquietudini, il Dopoguerra con Fabbri, Sabatelli, Carlè, col suo anelito a reinventare il linguaggio artistico, e l’Età Contemporanea in senso stretto con le opere di Bricalli, Fedele, Palma, in cui il rapporto forma-contenuto ed il concetto stesso di opera d’arte vengono totalmente ripensati.

Tra Liguria – Albisola con le sue fornaci svolge un ruolo fondamentale – e Lombardia si snoda un percorso di quarantaquattro opere in cui stili diversi, figli di correnti differenti ma innanzitutto di un sentire personalissimo, plasmano il materiale alla ricerca di una forma o di un’idea.

Uno splendido Crocifisso in ceramica di Lucio Fontana costituisce un punto centrale della mostra.L’artista lo realizzò nel 1949 presso la Fornace Mazzotti ad Albisola; quella Manifattura dove nel 1936 era approdato dall’Argentina e, accanto a Tullio e Torido Mazzotti, aveva sperimentato come l’argilla fosse particolarmente congeniale al suo pathos. Già alla fine degli anni ’30, infatti, impone alle sue ceramiche un linguaggio espressionista, pre-informale, frutto di un atteggiamento libero nei confronti della materia in cui, con gesto immediato, ricerca le forze trattenute che provocate sprigionano la loro potenza. A questo “fare corsivo” applica smalti vibranti e ricchi lustri che amplificano l’azione rivelatrice di tensioni interne.

Quando, dopo la parentesi bellica, l’Artista sottoscrive i Manifesti dello Spazialismo, teorizzando nuove possibilità per l’arte con l’uso di mezzi insoliti, ritorna ad Albisola alla Mazzotti. Qui, parallelamente alle ricerche spaziali su tela e ceramica, crea opere barocche, dinamiche che riecheggiano la precedente produzione. In questa plastica fluida e vibrante si inserisce la serie dei Crocifissi a cui appartiene quello in mostra.

In un cromatismo di oro, violetto e rosa, arricchito da lustri metallici, la scultura sembra vibrare di propria forza interiore, tra un panneggio arioso e linee tormentate. Ne scaturisce una visione emozionante in cui lo spirito religioso si unisce ad una capacità modellatrice nevritica. Fontana, del resto, alla fine degli anni ’40 è stanco di forme fisse, di dimensioni consuete: vuole mescolarsi all’aria perché diventi parte dell’opera stessa; il passo verso lo Spazialismo, la ricerca di una terza dimensione attraverso fori e tagli è ormai compiuto.

Artista così innovativo e generoso nei confronti dei colleghi meno fortunati Fontana è, insieme a Tullio Mazzotti e Milena Milani, un vero polo attrattivo dei tanti Maestri di fama internazionale che frequentano Albisola nel Secondo Dopoguerra.

Qui lo frequenta, da ragazzina, Renata Guga-Zunino, che ha collaborato fattivamente alla mostra e al catalogo, accompagnando la zia Milena Milani, e che ricorda: “Fontana si muoveva sempre col taglierino in tasca e considerava ogni tessuto come una tentazione. Io ero una bambina e avevo il permesso di sedermi sulle sue ginocchia al caffè Testa ad Albisola e lui ogni tanto mi guardava sottecchi perché sentiva l’insopprimibile bisogno di apporre il suo marchio dove gli capitava, per esempio sulla tovaglia del bar. Lui agiva, poi mi guardava e mi diceva: “Tu non hai visto niente”, la moglie Teresita che adoravo e mi adorava parlava con Milena ed entrambe non prestavano molta attenzione al nostro confabulare da autentici bricconi”.

E proprio grazie alla zia Renata Guga ha il privilegio di entrare in contatto con Capogrossi, Crippa, Remo Bianco, Baj, e tanti altri artisti che presenti nella Sala delle Capriate a Finalborgo.

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