Le Interviste Corsare ai protagonisti di Su la Testa raddoppiano

 

di Alfredo SgarlatoAlbenga. Su la testa ogni anno ci fa scoprire nuovi talenti della musica italiana: adesso tocca a Lorenzo Malvezzi raccontarci il suo punto di vista sul mondo della musica.

1) La proliferazione di piattaforme musicali in rete agevola i musicisti o li danneggia?

Il fatto che una persona possa reperire la tua musica ovunque è un bene. Il problema è che avendo tutta la musica che vuoi gratis, un consumatore non è più in grado di comprare. È come se entrassi dal pizzicagnolo per comprarti un etto di prosciutto per pranzo, entri nel negozio e li puoi assaggiare tutti… Alla fine hai mangiato come un pazzo gratis e non hai comprato niente perché sei già sazio… Però conosci molti tipi di prosciutto…

2) E dei talent show cosa ne pensate, sono solo mercato o c’è del buono?
I talent sono televisione, la musica è un altra cosa.  I talent offrono una qualità sempre maggiore, in termini di commerciabilità immediata. Bravura, personaggeria, e bellezza devono essere al top e lo sono…Ma spesso non ci sono le canzoni… Purtroppo le radio (e i dj) non fanno più il loro lavoro, non scoprono più, trasmettono musica omologata (vedi earone e hit radio) e non danno spazio alla tanta buona musica che c’è.

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3) Quando si fa musica d’autore scattano inevitabili i paragoni illustri: fino a che punto sono lusinghieri e fino a che punto scomodi?

Io non so se faccio musica d’autore, scrivo quello che sento. I paragoni fanno parte del gioco perché l’essere umano ha bisogno di catalogare per capire. E come diceva Bernard de Chartres “siamo tutti nani sulle spalle dei giganti”. Senza i miei illustri predecessori, probabilmente scriverei cose diverse, perché alla fine ascoltando i grandi, per forza ne vieni toccato. Certo che se alla fine di un concerto dove ho dato l’anima, mi venissero a dire : “bello, mi ricorda tal dei tali” un vaffa lo penso sicuro.

4) Oggi capita di ascoltare musicisti italiani che suonano jazz o blues bene come gli americani, se non di più… ci hanno colonizzato l’inconscio, o è un linguaggio universale patrimonio di tutti?

Il blues e il jazz sono nati da un meltin’ pot culturale. Se non si sente MALVEZZI-770437la tua cultura d’origine, secondo me è perché si ha un fraseggio fatto di pattern, sei tecnicamente ineccepibile, però belin, ti manca l’anima… Pino Daniele suonava blues, ma dentro c’era Napoli… quindi per rispondere alla domanda, sono linguaggi universali solo se fai sentire la parte di universo dalla quale arrivi, se no è cartacarbone.

5) ) Fare musica in provincia è più difficile o i limiti aumentano la creatività?

I limiti aumentano la creatività, ma credo che non sia la provincia a fermarti, solo la tua voglia di sbatterti ad uscire fuori. Che poi a Genova, a differenza di altre città, le politiche culturali abbiano praticamente azzerato il pubblico, questo è un altro discorso, anche se strettamente connesso.

6) Avete qualche ricordo legato a Su la Testa (o ad altre manifestazioni in Liguria, per chi partecipa per la prima volta) a cui siete particolarmente legati?

È un grande onore far parte del cast di Su la testa nel suo 10º compleanno. E il fatto che questa realtà esista e sia così forte a livello nazionale, ti da la misura di quanto, legandomi alla domanda precedente, la volontà e la qualità paghino.