Le Interviste Corsare a Su la Testa: Federico Sirianni

 

di Alfredo Sgarlato – Oggi a risponderci è Federico Sirianni, bravo cantautore genovese che da tempo è un ospite affezionato di Su la Testa.

1) La proliferazione di piattaforme musicali in rete agevola i musicisti o li danneggia?

Per quel che mi riguarda non può che agevolarmi. La divulgazione, soprattutto per chi non è mainstream, passa necessariamente da lì.

2) E dei talent show cosa ne pensate, sono solo mercato o c’è del buono?

Trovo che i partecipanti ai talent della televisione abbiano più o meno tutti qualità tecniche vocali eccellenti, il problema è che sembra non ci sia alternativa al talent per fare conoscere il proprio lavoro. E, spesso, chi esce dal talent, non è che carne da macello, buona per prendere il posto dell’agnello dell’anno prima e poi essere a sua volta sacrificato.

Sirianni - con chitarra

3) Quando si fa musica d’autore scattano inevitabili i paragoni illustri: fino a che punto sono lusinghieri e fino a che punto scomodi?

In Italia soprattutto la critica tende a cercare riferimenti e paragoni per collocarti da qualche parte. Sarebbe bello che venisse ribaltata questa idea e che, a essere cercate, fossero le differenze più che le somiglianze. Chi scrive ha i suoi riferimenti, è normale. Una volta questa cosa m’infastidiva, ora mi interessa pochissimo.

4) Oggi capita di ascoltare musicisti italiani che suonano jazz o blues bene come gli americani, se non di più… ci hanno colonizzato l’inconscio, o è un linguaggio universale patrimonio di tutti?

Mi piace pensare al concetto del linguaggio universale, patrimonio dell’umanità tutta. Non sono però così d’accordo sul fatto che tanti musicisti italiani sappiano suonare bene il blues o certo folk tipico americano. Basta sentire un americano vero, anche di terza o quarta fascia, per accorgersi della differenza.

5) Fare musica in provincia è più difficile o i limiti aumentano la creatività?

Io sono un genovese che vive a Torino, due città non enormi ma che non si possono definire “provincia”. Credo ci siano pro e contro sia nella grande città che nel piccolo paese, ma il problema temo sia a livello più generale, in Italia fai ancora fatica a fare accettare il fatto che suonare sia un mestiere, un mestiere come un altro.

6) Avete qualche ricordo legato a Su la Testa (o ad altre manifestazioni in Liguria, per chi partecipa per la prima volta) a cui siete particolarmente legati?

Ho partecipato a diverse edizioni, quella a cui sono più legato è forse legata all’uscita del mio ultimo disco “Nella prossima vita”, insieme agli GnuQuartet. Abbiamo passato delle belle giornate e delle belle serate insieme e in più ero, da poco, molto innamorato.