Il dna dell’oliva taggiasca: un patrimonio da difendere

Giovedì 5 febbraio, dalle 15 alle 17.30, il Laboratorio Chimico CeRSAA pan02Merceologico della Camera di Commercio di Savona, in collaborazione con il Consorzio dell’Oliva Taggiasca, organizza il convegno “L’innovazione e la qualità a difesa delle tipicità territoriali: l’esempio dell’oliva taggiasca” nella sala convegni del Polo tecnologico della Camera di Commercio di Savona ad Albenga (Regione Rollo 98).


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 «Le olive di cultivar taggiasca, tipiche del Ponente Ligure, rappresentano una risorsa e un patrimonio territoriale da difendere contro eventuali frodi commerciali che purtroppo sappiamo essere in crescita» dice Giancarlo Grasso, presidente dell’Azienda speciale della Camera di Commercio di Savona. «Complice l’annata nera del 2014 per motivi climatici e per la presenza dell’ormai nota “mosca” che aggredisce le piante – spiega Grasso – purtroppo sono aumentati i casi di contraffazione che minacciano la produzione di qualità. Un segnale positivo è di certo l’attenzione che, nelle ultime settimane, anche il governo ha posto a questo problema che da anni gli operatori del settore denunciano». Per contrastare le frodi, infatti, il ministero delle Politiche agricole sta pensando di mettere a punto una strategia a lungo termine puntando sull’identificazione del dna attraverso cui è possibile determinare le caratteristiche qualitative dell’olio extravergine e vergine d’oliva.

«Possiamo dire che il nostro Laboratorio chimico merceologico è stato precursore delle tecniche di analisi per l’individuazione dell’autentico dna dell’oliva taggiasca – spiega Luca Medini, direttore dell’Azienda speciale – infatti ormai da anni ha messo a punto, in collaborazione con il Difar-Dipartimento di Farmacia gruppo di Chimica analitica e chemiometria dell’Università di Genova, un metodo per distinguere i prodotti a base di ulive taggiasche, tipica “cultivar” del Ponente ligure, in particolare della provincia di Imperia, molto pregiata e costosa. Lo studio si fonda sulle tecniche di analisi per la caratterizzazione dell’oliva taggiasca in salamoia mediante la spettroscopia».

Lo scopo della ricerca è la prevenzione della commercializzazione di prodotti contraffatti con olive di altri ‘cultivar’, morfologicamente simili ma decisamente più economici rispetto alle olive in salamoia taggiasche, di elevato valore commerciale. Le tecniche analitiche che messe a punto in questi anni sono un valido strumento, riconosciuto già a livello internazionale e accreditato con pubblicazioni scientifiche, per la verifica dell’autenticità delle olive. A questo metodo il Laboratorio di Albenga affianca altre tecniche applicabili per la certificazione delle olive in salamoia appartenenti al cultivar Taggiasca. «Col metodo elaborato che identifica l’oliva taggiasca attraverso un preciso modello – spiega Medini – è possibile distinguere le olive di altri ‘cultivar’, anche quelli molto simili come il ‘leccino’ e il ‘coquillo’, potenzialmente utilizzate nelle frodi   alimentari. Bastano 30 grammi di pasta di oliva per riconoscere, con l’uso di uno spettrometro, se le olive esaminate sono o no autentiche taggiasche. In questo modo è possibile prevenire frodi alimentari come quello verificatosi nella provincia di Imperia come da notizia su organi di stampa regionali che nei giorni scorsi segnalavano olive pugliesi spacciate per taggiasche».



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