Rifiuti, Torterolo: “Savona non diventi la pattumiera della Liguria”

«La Liguria non ha né un piano regionale né una vera programmazione che Maurizio Torterolo 02decida presente e futuro dei nostri rifiuti. Procedendo a tentoni, siamo arrivati ad avere quasi tutte le discariche liguri al collasso, con la provincia di Savona che è stata, nei mesi scorsi, costretta a prendersi i rifiuti di altre province per quattro soldi. Ma la discarica del Boscaccio di Vado Ligure fino a quando può resistere?». Così ha dichiarato Maurizio Torterolo, capogruppo della Lega Nord in Regione Liguria, che questa mattina in aula è intervenuto durante il dibatto sull’emergenza rifiuti. «La provincia di Savona – ha spiegato Torterolo – già fortemente penalizzata dal punto di vita ambientale per la presenza di siti altamente inquinati e vittima del ricatto o salute o lavoro consumato per decenni nella ex Acna di Cengio e a Ferrania – tanto per citare alcuni esempi – oltre che a Vado Ligure con la Tirreno Power, ha dovuto cedere a ulteriori minacce che mettono a serio rischio la vita degli abitanti. Ritengo che concedere il conferimento di 40 mila tonnellate di rifiuti a fronte di un introito per le casse provinciali di neppure mezzo milione di euro sia stato un errore gravissimo. Comprendiamo lo spirito solidaristico che probabilmente ha animato il ripensamento da parte del presidente della provincia di Savona nel cambiare il suo primo no deciso a trasformare “Savona in pattumiera di tutta la Liguria” in un accorato si alla rumenta di Genova e hinterland».

«Ben comprendiamo che, in un periodo di “vacche magre” come quello attuale, l’ex presidente Vaccarezza abbia deciso di immolare sull’altare delle manutenzioni di scuole e strade una prima decisione di buon senso, a cui è seguito un netto e scellerato dietrofront nell’arco di un mese scarso. Nonostante possiamo comprendere, tuttavia non possiamo accettare nel merito questo provvedimento. Ma allora l’esempio fallimentare della discarica genovese di Scarpino non è servito a nulla? Non abbiamo ancora compreso la portata che assumono conferimenti “a occhi chiusi” fino a esaurimento spazi? Vorrei ricordare che, se la discarica di Vado è stata costretta a mettere una pezza all’emergenza rifiuti scoppiata a Genova è anche perché, negli ultimi anni, proprio a Scarpino le giunte di sinistra hanno scelto, sotto il vessillo sbandierato della solidarietà, di dare accoglienza a tonnellate di rumenta da fuori regione, addirittura da Napoli. E oggi per rimediare a errori irrimediabili del passato recente cosa si fa? Si è deciso di spostare la “polvere” – o meglio la rumenta – da sotto il tappeto del salotto buono a quello del tinello di casa. Il solito gioco dei tre bussolotti utile solo dilazionare nel tempo l’emergenza, mettere una pezza, ma senza risolvere il problema alla radice e comunque sempre penalizzando chi ha cercato di fare un passo in più, magari piccolo ma sulla strada buona per esempio della raccolta differenziata. Vorrei ricordare che, a quanto riportato nel quadro di sintesi del Piano regionale di gestione dei rifiuti elaborato dalla giunta a fine 2013, Savona nel 2012 ha la maggiore percentuale di differenziata a livello regionale attestandosi sul 33,44%. Non solo. Nella speciale classifica redatta da Legambiente sui Comuni Ricicloni, nel 2013, il vincitore assoluto è il Comune di Garlenda, in provincia di Savona, con poco meno dell’82% di differenziata. Nella top ten seguono tutti Comuni della provincia Savonese. Nell’ordine: Vendone, Arnasco, Noli, Villanova d’Albenga e Pietra Ligure. Insomma: se al Boscaccio riusciamo ad avere una situazione per ora sostenibile è anche grazie all’impegno profuso dal territorio in tema di differenziata. Tappare gli spazi – comunque scarsi – oggi a disposizione nella discarica di Vado Ligure con i rifiuti del resto della Liguria è stato un segnale davvero preoccupante che questa amministrazione ha lanciato. In primis perché penalizza i comportamenti virtuosi anziché premiarli e in secondo luogo perché di demolisce il frutto dell’impegno verso l’ambiente e la promozione di comportamenti che rispettano il territorio. Dove si attua una raccolta porta a porta i risultati sono stati confortanti. A Carcare, per esempio, dopo un anno del nuovo sistema di raccolta si è passati dal 37% al 47% certo è che salire ulteriormente, senza dividere la frazione umida, è impossibile».

«E qui si arriva al punto dolente della questione. La Liguria, è ormai l’unica Regione del Nord senza un luogo ove si possa conferire e poi trattare la frazione umida del rifiuto. Mancano i biodigestori insomma e mancano, per fortuna aggiungo io, i connessi inceneritori che smaltiscano la frazione secca della biodigestione. D’altro canto quando si decide di costruirli, volendo usare un eufemismo, si esagera come sta accadendo a Ferrania dove ci troviamo di fronte a un impianto che presuppone chiaramente l’intenzione di costruire in quel sito industriale una piattaforma completa di smaltimento dei rifiuti, il tutto con una ricaduta occupazionale di soli 10 posti di lavoro. La quantità di rifiuti biodegradabili prodotta dai comuni della Valbormida è circa il 12% del totale provinciale e qui si vuole realizzare un impianto da 45.000,00 tonnellate circa facendola diventare, letteralmente, la pattumiera della Provincia».

«Voglio precisare, che il mio forte disappunto rispetto al progetto non nasce da un no aprioristico agli impianti di biodigestione che anzi credo debbano essere realizzati. Ma ancora una volta manca quella politica generale dei rifiuti. Si individua “lo sfigato” di turno e gli mandano tutti rifiuti compostabili di una provincia senza nemmeno sapere cosa, o magari ancora peggio facendo finta di non sapere, cosa verrà fatto con il CDR prodotto. Quanto successo a Scarpino è solo l’evento sintomatico di un problema cronico di cui non vedo soluzione nella bozza del nuovo piano dei rifiuti tanto più tenendo conto che l’assessore Briano, che sempre ha ben lavorato, ha scelto altri lidi che quindi il provvedimento non potrà che subire ulteriori ritardi. Credo che serva una vera politica complessiva del trattamento dei rifiuti che debba tener conto delle realtà locali senza che alcune siano meno uguali delle altre rispetto alle conseguenze che ne derivano».