Bilancio regionale, Pellerano: “Ignorato il buco da 103 milioni di Arte”

«A quasi tre anni di distanza domani in aula dovrò ripetere l’intervento che Lorenzo Pellerano 2avevo fatto a dicembre 2011 quando la maggioranza burlandiana ha approvato la vendita degli immobili da Regione ad ARTE, allora avevo detto che “un consigliere serio, di maggioranza o di opposizione, non dovrebbe votare un bilancio senza avere consapevolezza delle conseguenze economiche perché si assume una responsabilità personale”. Pertanto domani non voterò il bilancio che questa giunta vuole fare approvare a ogni costo, nonostante i rilievi presentati dagli ispettori del Ministero delle Finanze nel corso del 2013, l’esclusione di alcune poste di bilancio dalla parifica della Corte dei Conti della Liguria avvenuta a luglio di quest’anno e recentemente il respingimento da parte delle Sezioni Riunite della magistratura contabile del ricorso presentato dalla Giunta contro le indicazioni della Corte dei Conti ligure, decisione quest’ultima di cui ancora neppure conosciamo le motivazioni. Insomma, come accaduto il 22 dicembre del 2011 quando per primo sollevai molti dubbi sull’operazione di cartolarizzazione degli immobili regionali per tappare il disavanzo della sanità, la giunta Burlando si ripete, tralasciando di affrontare le richieste della Corte dei Conti, in primo luogo l’iscrizione nel passivo patrimoniale del debito di 103 milioni di euro relativo all’affaire ARTE, l’agenzia regionale per l’edilizia pubblica».

Così ha spiegato Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, nel corso della conferenza stampa che ha tenuto questa mattina per presentare il proprio documento che riassume in dodici pagine – attraverso i richiami a verbali, delibere e sentenze – tutta l’intricata vicenda della vendita degli immobili da Regione Liguria ad ARTE, iniziata a fine 2011 ed esplosa a luglio 2014 quando l’operazione non ha superato il giudizio di parifica della Corte dei Conti Sezione regionale di Controllo per la Liguria. «La relazione della Corte – spiega Pellerano – sul rendiconto generale della Regione Liguria dedica oltre 30 pagine alla vicenda di ARTE, ricostruita nel dettaglio dal punto di vista dei fatti e della corretta qualificazione giuridica, il mio documento. Il giudizio della Corte è impietoso. Si menziona anche la circostanza che fino a oggi neppure uno degli immobili acquisiti da ARTE a fine 2011 è stato venduto e si chiude con il calcolo degli oneri finanziari sostenuti da ARTE nel periodo gennaio 2012 – marzo 2014 per l’acquisto del pacchetto di immobili (6.129.498,43 euro fra spese bancarie ed interessi passivi)».

«Le ultime considerazioni della Corte sul punto sono particolarmente allarmanti e fanno riferimento a: indice di liquidità di ARTE pari a 2,868 (e cioè quasi tre euro di passività a breve scadenza per ogni euro di attività a breve scadenza); saldo di cassa dell’ultimo trimestre 2013, al 31.12.13, che è di euro – 1.065.800,52; attestazione di ARTE secondo cui l’unica possibilità di copertura degli interessi passivi sempre più crescenti derivanti dall’apertura di credito per finanziamento è costituita dai ricavi di vendita del patrimonio immobiliare, ad oggi non ancora realizzati. Quindi l’invito: “Allo stato degli atti spetta alla Regione Liguria, nella sua autonomia, trovare le soluzioni ritenute più congrue per risolvere le situazioni in precedenza prospettate”. Un invito, quello della Corte dei Conti, caduto drammaticamente nel vuoto, visto che la giunta Burlando, nell’assestamento di Bilancio che domani presenterà in aula, non ne tiene per nulla conto. È evidente che, dopo la pronuncia di inammissibilità del ricorso incassata dalle sezioni riunite, la coalizione di maggioranza guidata dal PD abbia fretta di superare gli imbarazzi, approvare i documenti, tirare dritto, senza attendere la pubblicazione delle motivazioni della Corte a Sezioni riunite. L’importante è far veloce, metterci una toppa prima delle imminenti elezioni. Poco importa se questo e tanti altri problemi che la Giunta Burlando ha generato o non affrontato negli anni, si ripresenteranno – più gravi – a chi verrà dopo. La vicenda di ARTE non è che l’ultima di una lunga serie: ciclo dei rifiuti, depurazione delle acque, messa in sicurezza dei territori… Tutto scaricato sulle spalle delle prossime generazioni».

«In questo caso c’è di mezzo la tenuta economica dell’ente e di una sua azienda strumentale. Aver deciso di zavorrare il bilancio di Arte significa zavorrare il futuro di tante famiglie. Meno risorse per l’edilizia residenziale pubblica significano meno manutenzioni e meno alloggi da assegnare a tanti genovesi che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, che non riescono più a pagare affitto, bollette, a mantenere i figli. E questo nel mezzo di una crisi economica epocale. Una storia complessa e con tante sfaccettature. Di certo – direbbe un tale – una storia sbagliata», conclude Pellerano.