Ritardi del pagamento dei debiti della PA: per le imprese liguri 45 milioni di euro di spesa in più

Le imprese liguri a causa dei ritardi dei pagamenti di Stato, Regione, Giancarlo Grasso 02Comuni e Asl hanno subito nel 2013 un extracosto di 45 milioni di euro (in tutta Italia ammonta all’astronomica cifra di 2.124 milioni). L’extracosto è dovuto alla necessità di chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate: calcolando un’esposizione bancaria di 140 giorni al tasso del 3,44% si arriva a quella cifra. A questo problema si sommano la rinuncia a effettuare investimenti, il ritardo dei pagamenti verso i propri fornitori e degli stipendi dei dipendenti, la necessità di richiedere finanziamenti bancari per sopravvivere (ma molte imprese si sono invece viste richiedere il rientro dai fidi), le penali per il ritardo nel pagamento di imposte e contributi.

Il clamoroso dato emerge dal Rapporto di Confartigianato sull’applicazione da parte della pubblica amministrazione della Direttiva europea contro i ritardi di pagamento, che prevederebbe 30 giorni di attesa. «La situazione è davvero grave – sottolinea il presidente regionale di Confartigianato Liguria Giancarlo Grasso – Nonostante il decreto “sblocca-debiti”, le imprese continuano a soffrire e 30 giorni di attesa dal pagamento dei crediti che vantano verso gli enti pubblici restano un miraggio». Lo scenario ligure è drammatico, anche se non appare tra i peggiori nel panorama italiano: ma quel salasso di 45 milioni imposto alle aziende della Liguria per attendere i pagamenti della PA vale lo 0,10 del Pil nazionale. L’Italia è, in Europa, il Paese che strangola di più le proprie imprese non solo con la tassazione, ma anche con la lentezza nell’adempiere ai pagamenti di chi ha vinto gare d’appalto: 170 giorni in media nel 2013, di fronte ai 60 della Francia, ai 41 del Regno Unito, ai 38 della Germania e ai 13 del Paese più “virtuoso”, l’Austria.

Il Rapporto di Confartigianato fa le pulci in particolare ai pagamenti del Servizio sanitario nazionale, cioè di Asl e ospedali. In questo caso la Liguria sembra messa un po’ meglio – si fa per dire – di molte altre regioni: a fronte di debiti di 602 milioni di euro, la sanità ligure ne ha finora pagati 147 (il 24,5% del totale). In Italia sono stati più “bravi” solo Piemonte, Emilia Romagna e Veneto. Il debito complessivo per la sanità italiana verso le imprese è davvero astronomico: quasi 37 miliardi di euro e di questi solo 6,690 sono stati saldati al 22 gennaio 2014.

«Molte imprese soffrono la crisi, ma chi lavora per la pubblica amministrazione non sente solo il calo degli affari, ma paga lo scotto di ritardi che rischiano di mettere in ginocchio decine di aziende e di far perdere centinaia se non migliaia di posti di lavoro», spiega Grasso. Il riferimento è a un altro dato del Rapporto di Confartigianato nazionale: in Liguria 2.714 imprese (2.158 di queste hanno appena da tre a nove addetti) risultano avere la pubblica amministrazione tra i clienti più significativi e, quindi, soffrono maggiormente i paurosi ritardi dei pagamenti: 1.541 sono a Genova, 399 a Imperia, 241 alla Spezia e 534 a Savona.

In questa situazione, il decreto sblocca-debiti sembra aver avuto risultati marginali: al 22 gennaio la percentuale delle somme effettivamente erogate alle imprese rispetto alle risorse stanziate è del 94,2% per i debiti dello Stato, scende all’81,5% per i debiti di Regioni e Province autonome e al 70,2% per quelli di Province e Comuni. In pratica, denuncia Confartigianato, lo sblocca-debiti non è stato utilizzato neppure completamente: i miliardi stanziati per provare a saldare i creditori della pubblica amministrazione erano oltre 27, ma ne sono stati spesi finora circa 21,6, vale a dire il 79,4%.