Medalla e Lai: l’elogio della tessitura

di Claudio Almanzi – Venezia. Se esistono delle famiglie di artisti (proprio così le ha definite la Macel) indubbiamente Maria Lai e David Medalla appartengono allo stesso ceppo. Questo è uno dei tanti temi e stimoli che ci sta offrendo la Biennale 2017.

Medalla, pioniere della Land art e della Cinetic art e della Live art è quest’anno uno dei maggiori protagonisti della esposizione veneziana: non solo con le installazioni e le performance all’ Arsenale, ma soprattutto con l’ opera che è ospitata nella biblioteca degli artisti al centro dei Giardini ed è dedicata al celebre “Mondrian Fan Club”. L’ha realizzata in coppia con Adam Nankervis: insieme formano un duo decisamente transgenerazionale. Il progetto del filippino Medalla e dell’ australiano Nankervis è sostenuto dai Governi delle Filippine e dell’ Australia.

Si tratta di una installazione che sviluppa pienamente uno dei temi fondamentali tracciati da Christine Macel, quello della necessità di far conoscere e vedere il mondo degli artisti. Una occasione per seguire uno dei principi che stanno alla base delle scelte della curatrice: ” Viviamo troppo nel presente- ci ha spiegato la Macel- dobbiamo trovare il tempo per riflettere e per pensare. Il compito dell’ arte è quello di mettere in luce la bellezza e proteggere la cultura”. Medalla è propio uno di quegli artisti, coma l’ italiana Lai che in questa Biennale hanno dimostrato che davvero esistono delle famiglie di artisti e che l’idea portante della Macel, quella cioè dei transpadiglioni, è davvero una idea condivisibile ed apprezzabile.

Maria Lai, assoluta Maestra dell’ Arte tessile, (nata nel 1919 ad Ulassai e scomparsa a Cardedu nel 2013) fu allieva al Liceo Artistico di Roma di Angelo Prini e Marino Mazzacurati. Proprio a Venezia ha frequantato l’ Accademia delle Belle arti dove fu allieva di Arturo Martini ed Alberto Viani. Già negli anni Settanta la sua fama è notevole e nel 1978 è invitata alla Biennale veneziana. Gli anni Ottanta sono caratterizzati dalle sue celebri Geografie e dai preziosi Libri cuciti.

Dagli anni Novanta in poi la sua fama diviene internazionale, ma successivamente, e pian piano, verrà un po’ dimenticata. Ora la Macel, scegliendola fra i 120 artisti rappresentativi della contemporaneità, l’ ha rilanciata in pieno. Nelle clips “Pratiche d’artista”, presentazioni di “VivaArteViva”, la stessa Lai in una vecchia intervista si svela: “Io sono una bambina che gioca. Ogni bambino inventa di essere altro perché una vita non gli basta. E allora nascono le storie. Raccontare storie è un modo di giocare e di ritrovare qualcosa di un vecchio Paradiso dimenticato. Cucire è un cammino che unisce luoghi ed intenzioni. Il filo unisce, è un percorso del pensiero, della memoria”.

Alla stessa famiglia di Medalla e Lai appartengono anche Phillida Barlow, Teresa Lanceta e Judith Scott, ma di loro parleremo in un altra occasione.