di Alfredo Sgarlato – Si avvicina la fine dell’anno e l’altra rivista su cui scrivo (http://distorsioni-it.blogspot.com/ NdR) mi ha chiesto la top ten dei dischi dell’anno. L’ho compilata ma, mi chiedo: che senso ha? Dovete sapere che ogni mese escono dai quattrocento ai settecento dischi, tra cui quelli auto prodotti che presto diventeranno il 90% del mercato. Per sceglierne dieci bisognerebbe averli sentiti tutti ed è chiaramente impossibile. Tanto più oggi, che con un click si può avere qualsiasi disco del mondo in pochi minuti, affollando scaffali e hard disk di migliaia di manufatti che prima o poi sentiremo (quando non andremo in pensione).
Quando ero ragazzo leggevo su riviste difficili da trovare le recensioni di dischi difficilissimi da trovare: li cercavo per un anno in tutti i negozi del nord oppure lo ordinavo per corrispondenza e arrivavano comunque dopo mesi. La classifica di fine anno era il momento in cui scoprivo quali dischi avrei cercato negli anni successivi. Dopo uno o due anni erano quasi tutti sottolineati. È poi venuto il momento in cui la caccia successiva alla lettura della classifica prendeva circa un ora e adesso ho migliaia di dischi dell’anno che devo ancora sentire, anche perché nessuno di quelli che ho già sentito mi piace quanto quelli del 1980/81.
Sarà perché sto invecchiando o è un dato oggettivo? Perché c’è un problema di fondo: una volta la selezione era feroce, oggi la qualità media è aumentata e siamo invasi da dischi “carini”. E cosa ne facciamo degli artisti bravini che fanno dischi carini? Non possiamo certo fucilarli. Quindi viene il secondo problema. Se scrivi di musica sono molti più i dischi che devi ascoltare che quelli che vuoi ascoltare. E siccome un disco per recensirlo devi ascoltarlo parecchie volte e nessun critico musicale (o quasi) è un professionista per cui si ascolta quando si può, chi mi dice che l’ascolto dei dischi che dovevo recensire (spesso “carini”) non mi abbia distolto da quelli veramente belli?
Quando ho compilato la mia top ten mi sono accorto che sette dischi su dieci scelti li avevo recensiti io. E un altro, confesso, l’ho messo sulla fiducia prima di averlo sentito… d’altronde non potevo non mettere PJ Harvey, anche se non è la mia fidanzata come credeva un’amica ignara di rock. Al povero critico musicale rimane una consolazione: quando metto un disco nel lettore a tutto volume i vicini non possono protestare, perché sto facendo il mio dovere.
* il trend dei desideri: la rubrica Corsara di Alfredo Sgarlato
Proprio perché i dischi sono così tanti la funzione della critica è sempre più importante ad ogni livello.