{"id":93078,"date":"2012-09-10T08:48:00","date_gmt":"2012-09-10T06:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/2012\/09\/10\/venezia-cronaca-di-un-leone-annunciato\/"},"modified":"2019-08-22T17:32:36","modified_gmt":"2019-08-22T15:32:36","slug":"venezia-cronaca-di-un-leone-annunciato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2012\/09\/10\/venezia-cronaca-di-un-leone-annunciato\/","title":{"rendered":"Venezia: cronaca di un Leone annunciato"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alfredo Sgarlato<\/strong> &#8211; Sin dalla prima proiezione \u00e8 stato evidente che \u201cPiet\u00e0\u201d, di Kim Ki Duk (si pronuncia Dok) era il principale favorito per il Leone d&#8217;Oro. Kim \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti autori dell&#8217;ultima generazione, \u00e8 adorato dai cinefili, ingauni specialmente, e aveva gi\u00e0 vinto un Leone d&#8217;Argento con \u201cFerro 3\u201d, uno dei pochi film recenti per cui la definizione di capolavoro non \u00e8 improvvida. Tra il 1996 e il 2008 Kim, che nasce pittore, ha girato sedici film (che ho visto quasi tutti e solo uno mi ha deluso), finch\u00e9, dopo aver visto un&#8217;attrice rischiare la morte sul set \u00e8 stato colto da una grave depressione. Per tre anni ha vissuto da eremita, girando poi una spietata videoconfessione dal titolo \u201cArirang\u201d, da una canzone popolare che Kim deve amare particolarmente, visto che l&#8217;ha anche cantata ricevendo il premio da un attonito Michael Mann. Con \u201cPiet\u00e0\u201d ritorna alla violenza e all&#8217;impegno sociale dei primi film, dopo una serie di opere pi\u00f9 poetiche e simboliste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ampiamente annunciato anche il premio come miglior attore, dato ex aequo a Philip Seymour Hoffman e Joaquim Phoenix, interpreti di \u201cThe Master\u201d di Paul Thomas Anderson, premiato anche come miglior regista (e anche in questo caso nulla da ridire: l&#8217;autore di \u201cMagnolia\u201d e \u201cIl petroliere\u201d Maestro lo \u00e8 senza dubbio). Il primo caratterista che ha impreziosito molti dei migliori film del decennio finalmente assurto a protagonista; il secondo, anche si gli trovo un&#8217;inquietante somiglianza col calciatore Vieri, mi ha sempre convinto, dal debutto in \u201cDa morire\u201d di Van Sant, alla straordinaria interpretazione in \u201cTwo lovers\u201d di James Gray, passando per il credibile Johnny Cash di \u201cWalk the line\u201d. Questo film ha diviso la critica, tra chi lo vedeva potenziale Leone d&#8217;Oro e chi lo voleva pi\u00f9 deciso nella condanna di Scientology, dimenticando che per un autore \u00e8 legittimo non aspirare al martirio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fanatismo religioso \u00e8 stato un tema dominante della Mostra, come del resto \u00e8 un tema dominante in questo nuovo millennio cos\u00ec poco spirituale e troppo poco laico; di fanatismo religioso parla l&#8217;israeliano \u201cFill the void\u201d, di Rama Bursthein, per cui la graziosa Hadas Yaron \u00e8 stata premiata come miglior attrice, unico premio a sorpresa e poco applaudito alla cerimonia finale. Ne parla anche il Gran premio della Giuria \u201cParadise: faith\u201d di Ulrich Seidl, che ha diviso pubblico e critica. Aspettiamo di vedere il film per giudicare, anche se a quanto si legge viene da pensare che alcune scene siano eccessivamente provocatorie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delusa la stampa anche perch\u00e9 \u201cApres mai\u201d di Oliver Assayas, autore che, confesso, non amo (il suo \u201cIrma Vep\u201d lo metto tra i dieci film pi\u00f9 brutti che ho mai visto) ha vinto solo il premio per la sceneggiatura e ci si aspettava qualcosa di pi\u00f9. Solo premi di consolazione per il cinema italiano: migliore fotografia Daniele Cipr\u00ec e miglior attore esordiente Fabrizio Falco, presente sia nel film di Cipr\u00ec che in quello di Bellocchio. Gli sciacalli della stampa ideologica che si nutre di disprezzo esulteranno: lasciamoli esultare,  tra un paio di giorni torner\u00e0 il piagnisteo sulle presunte egemonie culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane per\u00f2 la questione: perch\u00e9 ai festival non vincono mai i film italiani? Perch\u00e9 sono troppo parlati e troppo legati a realt\u00e0 locali, e le giurie internazionali non riescono a entrarci dentro, come invece succede con film pi\u00f9 visivi e filosofici. C&#8217;\u00e8 poi la pletora dei premi minori, che fa s\u00ec che l&#8217;elenco dei premiati alla fine quasi coincida con quello dei film presentati. Ricordiamo solo \u201cL&#8217;intervallo\u201d, primo film a soggetto del documentarista Leonardo Di Costanzo, che ne ha fatto incetta.  Nell&#8217;insieme le cronache parlano di un buon festival, dove i film italiani erano tutti validi (qualcuno non ha ancora distribuzione) e solo un paio di film hanno lasciato perplessi: \u201cSpring breakers\u201d di Harmony Korine, autore di un altro dei dieci film pi\u00f9 brutti che io abbia mai visto \u201cJulien the donkey boy\u201d, film che pure ha avuto sostenitori, e, dispiace dirlo, \u201cTo the wonder\u201d di Terrence Malick.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per me che ho scoperto l&#8217;allora sconosciuto regista texano quando ventenne mi innamoravo del cinema, con capolavori come \u201cI giorni del cielo\u201d e \u201cLa rabbia giovane\u201d, il pur premiato \u201cThe tree of life\u201d era stato una grossa delusione. Pare che questo nuovo film prosegua su quella via ingigantendone i difetti, e il film \u00e8 piaciuto solo a chi, non io, ne condivide la morale. A questo punto non resta che vedere i film.<\/p>\n<blockquote style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"TEXT-ALIGN: justify; MARGIN-BOTTOM: 0cm\"><em><strong>* il trend dei desideri: rubrica Corsara di Alfredo Sgarlato <\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Alfredo Sgarlato &#8211; Sin dalla prima proiezione \u00e8 stato evidente che \u201cPiet\u00e0\u201d, di Kim Ki Duk (si pronuncia Dok) era il principale favorito per il Leone d&#8217;Oro. 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