{"id":91683,"date":"2012-08-19T12:38:48","date_gmt":"2012-08-19T10:38:48","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/2012\/08\/19\/political-essay-togliatti-analisi-sommaria-ma-ricordo-necessario\/"},"modified":"2019-08-22T17:30:22","modified_gmt":"2019-08-22T15:30:22","slug":"political-essay-togliatti-analisi-sommaria-ma-ricordo-necessario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2012\/08\/19\/political-essay-togliatti-analisi-sommaria-ma-ricordo-necessario\/","title":{"rendered":"Political Essay &#8211; TOGLIATTI: ANALISI SOMMARIA, MA RICORDO NECESSARIO"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Franco Astengo<\/strong> &#8211; Il 21 Agosto 1964, a Jalta in Unione Sovietica, moriva Palmiro Togliatti, segretario generale del PCI. Alla sua figura e alla sua opera politica, oggi collocate in secondo piano e spesso oggetto di polemiche meramente strumentali, abbiamo pensato di dedicare un ricordo, per quanto possibile posto sul piano della riflessione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto pi\u00f9 che, proprio in questi giorni, analoga ricorrenza (pur spostata di dieci anni in avanti, correva il 1954) interessa la figura di Alcide De Gasperi ed il dibattito sull\u2019argomento si \u00e8 fatto particolarmente impegnato, sia a causa dell\u2019emergere di una nuova qualit\u00e0 di riflessione circa l\u2019impegno dei cattolici in politica (le varie Todi, che adesso sembrano sfociare davvero in un progetto di \u201cCosa bianca\u201d), sia al riguardo dell\u2019idea di un superamento del bipolarismo e della riaffermazione del \u201ccentro\u201d come luogo politico dell\u2019esercizio, all\u2019interno del sistema politico italiano, della forma pi\u00f9 adeguata di una \u201cegemonia\u201d presuntamente moderata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni hanno tentato anche un parallelo tra i due uomini politici, in nome della comune costruzione costituzionale all\u2019interno dell\u2019Assemblea Costituente e del rapporto tra i grandi partiti di massa dell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritengo per\u00f2 ancora utile, a questo proposito, come nel tempo della globalizzazione,  affrontare il tema di una collocazione \u201cstorica\u201d della figura di Palmiro Togliatti costruendo, prima di tutto, un primo lavoro di comparazione, che ci indica come esistano analogie \u201cforti\u201d tra la situazione in cui si venne a trovare Togliatti nella fase delle sua scelte pi\u00f9 complesse, e la situazione attuale: esistono infatti elementi di continuit\u00e0 nei fattori oggettivi, legati alla struttura e alla storia della societ\u00e0 capitalistica italiana rappresentati da una atavica debolezza della borghesia e del suo apparato produttivo, dal peso enorme e crescente della rendite parassitarie, dalla degenerazione e dall&#8217;inefficienza delle istituzioni pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo quadro permangono, allora, elementi della lezione togliattiana che ci indicano come essa avrebbe bisogno di essere rivisitata  a fondo, nei suoi elementi teorici portanti. Il riferimento \u00e8 rivolto all&#8217;idea che il soggetto politico proponente un&#8217;alternativa allo \u201cstato di cose presenti\u201d debba muoversi garantendo un forte grado di autonomia, di attivit\u00e0, di coscienza antagonistica di massa, favorendo una crescita, per cos\u00ec dire \u201cmolecolare\u201d (quindi pervasiva nei confronti della societ\u00e0 civile) di una egemonia \u201calternativa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una lezione che vale per l&#8217;oggi, perch\u00e9 erano questi i punti su cui si basava la famosa \u201cdoppiezza\u201d. Naturalmente Togliatti si trovava a muoversi su di un orizzonte affatto diverso, da quello odierno: la fase storica in cui Togliatti agiva era stata caratterizzata da grandi rotture rivoluzionarie nel mondo, verificatesi per\u00f2 alla periferia del sistema, mentre in Occidente, nei cosiddetti \u201cpunti alti\u201d, si poteva solo condizionare lo sviluppo capitalistico, ed accumulare le forze necessarie per un salto non ancora storicamente maturo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo suo collegamento preciso con una fase storica ben determinata, in questo sua partecipazione attiva ed originale ad una iniziativa rivoluzionaria, sta il valore profondo del togliattismo ,che \u00e8 necessario studiare anche oggi, ma risiede anche il suo limite profondo, sia sul piano teorico, sia sul piano pratico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Togliatti e Gramsci ebbero in comune gli elementi fondamentali su cui si bas\u00f2 la \u201csvolta\u201d del Congresso di Lione del 1926, basati sulla necessit\u00e0 di formare, attraverso un lento e articolato lavoro di lotta sociale e politica un \u201cblocco storico\u201d, sull&#8217;utilizzo della mediazione di forze politiche  profondamente ramificate all&#8217;interno del senso comune di massa, sull&#8217;esistenza di un partito che non operasse soltanto come avanguardia, ma come intellettuale collettivo, promotore di una lunga rivoluzione intellettuale e morale, sulla prospettiva di una lunga lotta all&#8217;interno della societ\u00e0 capitalistica, sviluppando parole d&#8217;ordine intermedie e positive e con una forte attivizzazione e partecipazione di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vera distinzione tra Gramsci e Togliatti si pu\u00f2 cominciare a vedere qualche anno dopo: quando Gramsci continua a pensare al modo per reagire alla sconfitta degli anni&#8217;20, riflettendo sulla necessit\u00f2 di andare a fondo nella critica dell&#8217;evoluzionismo della II Internazionale, mentre Togliatti comincia a pensare che il \u201cconsolidamento dell&#8217;Ottobre\u201d permetter\u00e0 un incontro, un recupero del gradualismo riformista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto il pensiero togliattiano si sviluppa nella sua impostazione fondamentale. La sua relazione al 7\u00b0 Congresso dell&#8217;Internazionale contiene gi\u00e0 i punti salienti della sua impostazione successiva. Una relazione caratterizzata da una svolta profonda verso la politica unitaria, comprendendo appieno come in Occidente la sovrastruttura politica avesse profonde radici di massa, non liquidabili di colpo durante una crisi come era avvenuto in Russia nel 1917 e dalla riscoperta della politica di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nascevano da l\u00ec, da quella relazione, i Fronti Popolari: nascevano, per\u00f2, con il limite profondo rappresentato da contenuti molto ristretti, sostanzialmente democratico \u2013 borghese, degli orizzonti di lotta e dal limite degli equilibri parlamentari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall&#8217;esperienza frontista nacque, comunque, una interpretazione della prospettiva rivoluzionaria che, poi, segn\u00f2 per decenni i partiti comunisti occidentali: l&#8217;idea delle \u201cbandiere lasciate cadere nel fango dalla borghesia\u201d che, per il fatto di essere impugnate dal proletariato, cambiano di segno (libert\u00e0 parlamentari, sviluppo industriale, ecc).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opzioni di fondo del frontismo fecero da sfondo alle scelte compiute con la \u201csvolta di Salerno\u201d del 1944 (Unit\u00e0 antifascista come \u201cbene in s\u00e8\u201d e partito nuovo), e caratterizzarono anche la politica portata avanti, almeno sino all&#8217;esplosione della \u201cguerra fredda\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 possibile giudicare, oggi, quel periodo, partendo dalla domanda su  cosa, realmente, si \u00e8 prodotto, in Italia e in Europa, tra il 1944 ed il 1947? Si ebbe una sostanziale restaurazione  dello stato e del potere economico preesistente, oppure, soprattutto per via dell&#8217;iniziativa del PCI guidato da Togliatti, si realizz\u00f2 un prolungato dualismo di potere, che continu\u00f2 poi anche nei decenni successivi nonostante l&#8217;anomalia della situazione italiana, cio\u00e8 di una fase di transizione, genericamente definibile come \u201crivoluzione antifascista\u201d, nel corso della quale si modific\u00f2 la forma statale (caratterizzata dall&#8217;adozione della Costituzione Repubblicana) e dell&#8217;economia (laddove lo sviluppo neocapitalistico risult\u00f2 condizionato dalla presenza di un forte ed autonomo movimento operaio, estendendo, di conseguenza le proprie funzioni pubbliche)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le risposte a questo interrogativo possono essere molteplici, compresa quella che , dal condizionamento del movimento operaio e dalla fragilit\u00e0 organica del capitalismo italiano, o meglio dalla mediazione avvenuta sul terreno pubblico nei campi dell&#8217;istruzione, della previdenza sociale, delle infrastrutture, nacque l&#8217;enorme sviluppo del parassitismo, impedendo il ricostituirsi organico di  una nuova ideologia borghese, al punto di portare gran parte della societ\u00e0 italiana ad adagiarsi, nei decenni successivi, sullo schema del consumismo individualistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sostanza non possiamo ignorare come rimase sempre in Togliatti, come in tutto il frontismo, non solo il rifiuto contingente e motivato della rottura rivoluzionaria in un certo momento e in un certo luogo, ma anche la sottovalutazione dei meccanismi di integrazione che il capitalismo poteva mettere nel frattempo in opera; del pericolo ,cio\u00e8, del porsi in opera di un meccanismo di  \u201crivoluzione passiva\u201d (un appunto questo che potrebbe essere rivolto anche oggi, a certi esegeti, pi\u00f9 o meno coscienti, del togliattismo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tratti salienti dell&#8217;opera concreta di Togliatti portano, dunque, il segno concreto di questa ambiguit\u00e0, generata a mio avviso dallo svilupparsi della linea dei Fronti Popolari, che rimane la \u201cstimmate\u201d decisiva di quel periodo (ed anche di quelli successivi, se pensiamo alla fase del \u201ccompromesso storico\u201d e della \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d, discendenti, in una qualche misura, di quell&#8217;impostazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ambiguit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 sempre feconda, perch\u00e9 \u00e8 proprio dall&#8217;ambiguit\u00e0 togliattiana che nasce una fase di sviluppo importante, nella storia del PCI. Quando il \u201cmiracolo economico\u201d da un lato, e la battuta d&#8217;arresto che segu\u00ec il XX congresso del PCUS dall&#8217;altro, l&#8217;obbligarono a fare i conti irrisolti con la sua strategia, Togliatti dimostr\u00f2 il coraggio di chi non si irrigidisce a difesa, ma ricomincia a pensare e stimola a pensare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, allora, la coraggiosa riproposizione di documenti e riflessioni su Gramsci (il convegno del&#8217;58), sulla storia del Partito e del suo gruppo dirigente. Ecco lo spazio e la garanzia offerta al dibattito interno; gli atteggiamento assunti sul luglio 1960 e sul problema dei giovani; ed ecco l&#8217;avvio di una polemica ideale cura rivolta contro alla scelta del PSI nel nascente centrosinistra, e, sul piano internazionale, le distanze prese dalla politica sovietica, fino al  Memoriale di Jalta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, non si tratt\u00f2 affatto di una nuova linea, ma di una capacit\u00e0 di star dentro alla fecondit\u00e0 piena della propria ambiguit\u00e0 d&#8217;espressione, rappresentando, allo stesso tempo, lo stimolo e l&#8217;arbitro di un dibattito che attraversava un partito grande e complesso quale era il PCI di allora: l&#8217;assenza di quello stimolo e di quella capacit\u00e0 d&#8217;arbitrato porteranno , del resto, quei dilemmi a sfociare nel confronto Amendola \u2013 Ingrao, sviluppatosi nel corso dell&#8217;XI congresso, il primo celebratosi dopo la morte di Togliatti (1966).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il periodo tra il 1960 ed il 1964 fu improntato, sul piano delle idee e su quello della pratica, da non poche delle tematiche su cui sarebbe, successivamente, cresciuta la grande stagione delle lotte degli anni &#8217;60. \u00c8 quello il periodo del dibattito, e poi delle esperienze reali, intorno al tema del sindacato, della sua   unit\u00e0, della sua autonomia e, pi\u00f9 in generale intorno ai temi delle lotte operaie. Si riscopre la dimensione della lotta aziendale, dell&#8217;iniziativa dal basso; si aggrediscono gli aspetti nuovi, di potere, del conflitto di classe  (qualifiche, cottimi, premi); si rilancia il ruolo del partito in fabbrica, legato al conflitto reale e non solo come propagandista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quello, anche, il periodo di un nuovo lavoro teorico che introduce, forse per la prima volta, Marx (ed il Capitale) direttamente nella cultura italiana, con questo riportando in primo piano la questione dei rapporti di produzione e muove i primi, contraddittori passi di una critica qualitativa dello sviluppo capitalistico (Luckas, Adorno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte cose importanti, per contrastare, nel momento del suo massimo sforzo, il tentativo della borghesia di stabilire l&#8217;egemonia della cultura americanizzante, tentando, insomma, di non consentire al partito di sciogliere la propria doppiezza, all&#8217;interno degli insidiosi meccanismi della \u201crivoluzione passiva\u201d. Quello fu, ancora, il periodo in cui affior\u00f2 una critica reale alla linea della coesistenza come \u201cstatus quo\u201d e assunsero valore caratterizzante le scelte a favore dell&#8217;Algeria e di Cuba. \u00c8 quello, infine, il periodo del recupero dell&#8217;antifascismo militante, a partire dallo scontro con Tambroni del Luglio 1960.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non furono solo battaglie di idee, anche se un certo limite di \u201cilluminismo\u201d lo si pu\u00f2 riscontrare, ma andarono avanti anche esperienze corpose: le lotte operaie del &#8217;59 e poi del &#8217;62; le lotte di piazza internazionaliste; il luglio del&#8217;60; la formazione, nella Fgci, di una nuova generazione di intellettuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il &#8217;68 fu preparato da processi profondi che, anticiparono non pochi dei suoi temi. La critica al neocapitalismo era, in Italia, non a caso gi\u00e0 avviata prima della grande esplosione: tutto ci\u00f2, ovviamente, non matur\u00f2 soltanto all&#8217;interno del togliattismo e del PCI. Importantissimi furono i contributi di correnti culturali quale quella rappresentata da Galvano Della Volpe, la ricerca di Panzieri e della sinistra socialista, l&#8217;autonoma evoluzione di molte realt\u00e0 interne al mondo cattolico, dalla CISL alle ACLI.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 certo che quasi ogni nuovo fermento trov\u00f2, allora, nel PCI il suo punto di riferimento complessivo,la sua sede di militanza, a dimostrazione della fecondit\u00e0 del travaglio interno a quella tradizione togliattiana, che aveva cos\u00ec profondamente segnato l&#8217;identit\u00e0 del Partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo, a questo punto, cercare di chiudere il discorso individuando ci\u00f2 che vale ancora la pena di essere studiato nel togliattismo, usando l&#8217;antica espressione crociana \u201cci\u00f2 che \u00e8 vivo e ci\u00f2 che \u00e8 morto\u201d, comprendendo che, anche oggi, una operazione intellettuale di questo tipo vada svolta con metodo dialettico : \u201c Perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 vivo porta pesante il segno di ci\u00f2 che \u00e8 morto e, reciprocamente ci\u00f2 che \u00e8 morto pu\u00f2, proprio nel rapporto con l&#8217;insieme, esso stesso contenere potenzialit\u00e0 positive inattese e servire da \u201cconcime al futuro\u201d (tanto per citare, per intero,il grande filosofo di Pescasseroli, padre dell&#8217;idealismo italiano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che \u00e8 vivo, in Togliatti, pare, a modesto avviso di chi scrive queste note, l&#8217;attenzione per la \u201cqualit\u00e0 della democrazia\u201d. Togliatti non si limita alla questione del consenso, o al rispetto della libert\u00e0 formale, ma si apre alla questione della partecipazione e attivizzazione delle masse, a partire dai loro bisogni,  e poi con le loro lotte, la loro educazione, la loro organizzazione in un partito come intellettuale collettivo, alla costruzione di ramificati rapporti di alleanza, alla crescita di un nuovo senso comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Democrazia, insomma, non solo come rispetto di certe regole del gioco politico (libert\u00e0 come non impedimento, obiettava Togliatti alla tradizione liberale, in una lontana polemica con Bobbio) ma, soprattutto, democrazia con un  rapporto nuovo con il potere, come prodotto di un progetto, di una direzione, di una organizzazione, come era stato nel caso della costruzione della Costituzione Repubblicana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il togliattismo, insomma, come punto storico di riferimento non solo di una contraddizione tra una forza rivoluzionaria ed un politica riformista, ma come contraddizione ineliminabile tra una forza organizzatrice di grandi masse, e ci\u00f2 che invece esige la gestione del capitalismo in crisi (autoritarismo ed emarginazione sociale. Curiosamente; adesso come negli anni &#8216; 50 \u2013 &#8217;60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella contraddizione che oggi \u00e8 venuta mancare e che rimane il tratto distintivo di un&#8217;epoca (quella del ferro e del fuoco degli anni centrali del&#8217;900) di cui la figura di Palmiro Togliatti \u00e8 stata, sicuramente, una tra le pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<blockquote style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>* Franco Astengo &#8211; Savona, politologo<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Franco Astengo &#8211; Il 21 Agosto 1964, a Jalta in Unione Sovietica, moriva Palmiro Togliatti, segretario generale del PCI. 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