{"id":82056,"date":"2012-04-28T09:10:49","date_gmt":"2012-04-28T07:10:49","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=82056"},"modified":"2019-08-22T14:57:54","modified_gmt":"2019-08-22T12:57:54","slug":"progetto-htichbox-davide-manti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2012\/04\/28\/progetto-htichbox-davide-manti\/","title":{"rendered":"Progetto Htichbox Davide Manti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alfredo Sgarlato <\/strong>&#8211; Davide Manti \u00e8 un artista nato ad Albenga e che attualmente vive a Bologna. Si \u00e8 laureato in Architettura all\u2019Universit\u00e0 di Genova con una tesi su case e fantasmi nel cinema horror, lavoro che \u00e8 risultato vincitore nel 2002 del premio &#8220;Filippo Sacchi&#8221; del sindacato cinegiornalisti italiani (SNGCI) per le migliori tesi di argomento cinematografico. \u00c8 architetto, pittore, montatore cinetelevisivo, scrive articoli su alcune web-zine italiane (tra cui www.archandweb.com); \u00e8 autore di &#8220;Ca(u)se perturbanti. Architetture horror fuori e dentro lo schermo. Fonti figure temi&#8221; (Lindau, 2003), &#8220;Lo schermo infestato: Architetture perturbanti nel cinema&#8221; nel volume collettivo &#8220;Spiriti inquilini. Le case &#8216;infestate&#8217; fra palcoscenici e tribunali&#8221; curato da G.Mina (Besa, 2008) e &#8220;Orrori in movimento&#8221;, in Moviement, Horror Made in Italy, Gemma Lanzo editore, Manduria (Ta), Ottobre 2009. Attualmente insegna Tecnologia a Bologna; \u00e8 inoltre collezionista di macchine fotografiche antiche e di pellicole a passo ridotto con cui monta collages e filmati di found-footage.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l&#8217;apprendistato espone per la prima volta le sue istallazioni ed il video co-diretto con Michele Brancati. Il progetto, chiamato Hitchbox, \u00e8 in esposizione a Bologna allo spazio elastico a partire dal 4 maggio. Spiega l&#8217;autore: Il progetto nasce dal nostro incontro grazie a conoscenze comuni\u2026abbiamo scoperto di avere anche un altro grande amico in comune: il  grande Sir Alfred. Soprattutto quello del periodo inglese, ancora piuttosto vincolato dal punto di vista visuale dalle convenzioni cinematografiche ma gi\u00e0 una pentola a pressione per quel che riguarda tematiche ossessive, ironiche, voyeuristiche, claustrofobiche, sessuofile fino allo psichiatrico, materie che esploderanno poi nei capolavori degli anni sessanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le stesse che danno origine al cortometraggio H.C.H.C.O.K?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assolutamente s\u00ec. Il nostro lavoro gravita attorno ad alcuni punti fermi come il tema dell\u2019ingabbiamento, dell\u2019incastro del corpo che porta con s\u00e9, come corollario, l\u2019ingabbiamento della visione, del POV (come si usa dire adesso) che corrisponde a quello dello spettatore anch\u2019esso quindi messo in gabbia anche se consapevolmente (ha pagato il biglietto per questo!). \u00c8 per questo che ad osservare la stanza principale, al confine con la vetrina della galleria che d\u00e0 su strada, quasi come un guardiano abbiamo collocato EYECAGED (2012) nel cui cinescopio scarnificato si riconosce l\u2019occhio vispo di Alfred Hitchcock, assolutamente mobile ma sadicamente rallentato, un occhio interiore abituato a sconfinare nella fantasia e qui presentato ingabbiato dentro una pesante prigione per cani. Quasi a rimarcare la sua situazione da Codice Hays, da cui tra l\u2019altro \u00e8 riuscito sempre a svincolarsi in un modo o nell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hanno scritto a proposito di Davide Manti: le opere di Davide Manti partono da un riuso di materiali e reminiscenze legate al concetto di istante trascritto su un supporto, spesso deperibile. Nella fruizione fotografica (su grande formato) l\u2019artista nota che l\u2019occhio \u00e8 costretto a saltare tra miriadi di particolari che ricostruiscono la totalit\u00e0 dell\u2019esperienza, come peraltro avveniva nel cinema delle origini (Meli\u00e9s e Lumi\u00e9re in primis). Da ci\u00f2 l\u2019apparenza delle sue superfici solcate e \u201csezionate\u201d verticalmente da centinaia di frammenti assimilabili a sequenze di fotogrammi, salti spaziali, lampi e visioni parziali, il tutto catturato da riproduzioni fotografiche ottenute da riviste di moda e di viaggi (l\u00e0 dove cio\u00e8 la fotografia stessa diviene industria). Le opere inoltre si dichiarano ironicamente in tutta la loro oggettualit\u00e0: in alcune si citano non a caso formati di proiezione, colonne sonore e forature di celluloide ingrandite che \u201cincastrano\u201d (framed) la composizione. L\u2019artista sembra voler rappresentare cos\u00ec il concetto di de-frammentazione di una cultura \u201cesplosa\u201d, che si salva attraverso il recupero di materiali apparentemente obsoleti, attribuendo nuova dignit\u00e0 a immagini nate per una serialit\u00e0 di stampo mercantile (Maurizio Inchingoli).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Alfredo Sgarlato &#8211; Davide Manti \u00e8 un artista nato ad Albenga e che attualmente vive a Bologna. 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