{"id":81950,"date":"2012-04-27T08:29:46","date_gmt":"2012-04-27T06:29:46","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=81950"},"modified":"2019-08-22T14:56:27","modified_gmt":"2019-08-22T12:56:27","slug":"political-essay-ancora-un-compleanno-per-il-manifesto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2012\/04\/27\/political-essay-ancora-un-compleanno-per-il-manifesto\/","title":{"rendered":"Political Essay &#8211; Ancora un compleanno per Il Manifesto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Franco Astengo <\/strong>&#8211; 28 Aprile 1971 \u2013 28 Aprile 2012: \u201cIl Manifesto\u201d, quotidiano che ancor si fregia, nella testata, della dicitura \u201cquotidiano comunista\u201d compie quarantun anni. Ancora un compleanno da ricordare, quindi, per questo giornale dalla storia cos\u00ec complessa e travagliata: un compleanno che, qualche mese fa, appariva quasi come un miraggio essendo prevalente l\u2019idea di una chiusura forzata, fin qui evitata grazie allo sforzo e all\u2019impegno di tanti che hanno ritenuto non dovesse esaurirsi in questo modo, per strangolamento, una vicenda politica e culturale storicamente collocata dalla \u201cparte del torto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene la mia intenzione, nel ricordare questa scadenza, \u00e8 quella di fare in modo che non sia smarrita l\u2019origine della vicenda politica sulla base della quale, quarantun anni fa, si decise di dar vita ad un quotidiano del tutto originale nel panorama della stampa dell\u2019epoca (quattro pagine, 50 lire, completa autogestione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordare la vicenda politica del gruppo del Manifesto, sottolineando che da quella vicenda politica nacque il quotidiano \u00e8 assolutamente importante proprio oggi, nel momento in cui la sinistra italiana, o quel che ne rimane, stretta da improbabili demiurghi e assunzione di idee movimentiste e non meglio precisate \u201cbenecomuniste\u201d, soffre di una gravissima crisi organizzativa, politica, ma soprattutto al riguardo della propria memoria in funzione di un recupero di identit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, in questa ripresa di \u201cmemoria storica\u201d non pu\u00f2 essere obliato il percorso specifico compiuto dal quotidiano e dal suo collettivo redazionale: un percorso straordinario, quasi incredibile, se pensiamo alle difficolt\u00e0 materiali, organizzative, economiche incontrate da un soggetto che, via, via si \u00e8 trasformato profondamente dal punto di vista culturale, politico, dei riferimenti sociali, del modo di intendere l&#8217;informazione, nell&#8217;uso delle tecnologie (sotto quest&#8217;ultimo aspetto sempre all&#8217;avanguardia, in verit\u00e0, fin dai tempi della &#8220;teletrasmissione&#8221;, ed eravamo ancora negli anni&#8217;70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, soprattutto, non pu\u00f2 essere dimenticato il cammino compiuto sul terreno specificatamente politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chi \u00e8 appartenuto, fin dall&#8217;inizio, all&#8217;area politica all&#8217;interno della quale il &#8220;Manifesto&#8221; \u00e8 nato, all&#8217;epoca della rottura con il PCI e della rivista, (un&#8217;area politica che possiamo ancora definire &#8220;sinistra comunista&#8221;, riferendoci a quel tempo?) e anzi, ha anche partecipato in prima persona alla vicenda della costruzione di un soggetto politico di riferimento (quel PdUP un po&#8217; negletto che, a mio giudizio personale, \u00e8 stato forse pi\u00f9 importante sotto certi aspetti, di quanto non sia stato considerato nelle diverse ricostruzioni storiche che, via, via, sono state elaborate) l&#8217;occasione \u00e8 buona per ripercorrere un cammino e rammentare quanto sia cambiato il cielo sopra di noi e le cose che ci stanno attorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur tuttavia il tema di fondo, paradossalmente, sembra rimasto lo stesso: caduto il &#8220;socialismo reale&#8221;, venuta avanti la controffensiva liberista, mentre sono andate esprimendosi contraddizioni sociali non contemplate dal manuale di Stein Rokkan (quelle, cio\u00e8, definite dai politologi &#8220;post-materialiste&#8221;), \u00e8 rimasta, per intero, la necessit\u00e0 di elaborare una prospettiva di profonda, radicale, trasformazione della societ\u00e0 e della politica, perch\u00e9 sfruttamento, disequilibri, guerra sono ancora l\u00ec a dominare la scena del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci troviamo dentro ad una crisi che, approfittando ancora una volta del processo (non nuovo, pensiamo alle analisi di Hilferding) di finanziarizzazione dell\u2019economia, le classi dominanti cercano di usare per stabilire, antichi e insieme inediti, meccanismi di sopraffazione di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La politica, almeno quella che avevano conosciuto nella nostra giovent\u00f9, pare proprio aver abdicato al proprio ruolo e lasciato spazi enormi, praterie che non si riescono a percorrere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, questa mia opinione, di vecchio militante del primo &#8220;Manifesto&#8221; sar\u00e0 controcorrente: ripenso al giornale di questi  oltre quarant&#8217;anni e intravvedo, alla fine, una parabola discendente: dall&#8217;idea ambiziosa di rappresentare il &#8220;punto critico&#8221; dell&#8217;idea pi\u00f9 profonda e importante che la storia abbia prodotto attorno al tema del cambiamento, l&#8217;idea del comunismo che si era fatta partito, organizzazione, soggetto radicato nella societ\u00e0, fino a una sorta di &#8220;inseguimento&#8221; eclettico delle contraddizioni, senza l&#8217;elaborazione e l&#8217;offerta di una sintesi, come del resto sta proprio accadendo all\u2019interno del dibattito di questi giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il &#8220;Manifesto&#8221; ha rappresentato, per una certa fase, un\u2019ipotesi politica compiuta, una soggettivit\u00e0 presente: poi, caduti i grandi soggetti, cambiato l&#8217;assetto sociale, emerse novit\u00e0 forse imprevedibili (ma  \u00e8 anche mancata la capacit\u00e0 d&#8217;analisi; anzi l&#8217;idea dell&#8217;analisi \u00e8 stata proprio abbandonata): ma questo fatto non \u00e8 avvenuto certo per responsabilit\u00e0 del collettivo del &#8220;Manifesto&#8221;, anzi) si \u00e8 assunta una veste diversa, di lettura, in certi casi oscillante, della realt\u00e0 consolidata; di semplice &#8220;lettore&#8221; per certi versi acritico dei &#8220;movimenti&#8221; (che pure avrebbero bisogno di una critica adeguata); di assunzione di forme di iniziativa diverse e, dal mio punto di vista, abbastanza estranee culturalmente (so di parlar male di Garibaldi, ma il \u201cManifesto per un nuovo soggetto politico\u201d pubblicato qualche giorno fa, non mi convince proprio, tanto per fare un esempio. Cos\u00ec come, a suo tempo, mi \u00e8 apparsa debole la posizione rispetto ai limiti del movimento contro il G8 e, adesso, mi sembra eccessiva la condiscendenza verso la personalizzazione della politica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane, certo, la capacit\u00e0 di stare dalla \u201cparte giusta\u201d rispetto ad alcuni nodi cruciali: quello della democrazia, quello del movimento dei lavoratori, ma pare essersi affievolita la capacit\u00e0 di penare a una prospettiva politica compiuta, a un\u2019idea di \u201cnuova egemonia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affiorano, dunque, dalle pagine del giornale un eccesso di movimentismo e di personalismo: i due difetti pi\u00f9 gravi della sinistra di oggi ( o meglio, ripeto: di quel poco che rimane di sinistra di oggi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, sar\u00f2 un nostalgico del tempo in cui &#8220;si stava meglio, quando si stava peggio&#8221;: ma il puntuale acquisto mattutino del giornale (che pure viene eseguito) non ha pi\u00f9 quel sapore emozionante  che c&#8217;era quando si pensava di agire, sul serio, per un\u2019impresa collettiva, per un\u2019eresia importante rispetto alle forme organizzate che aveva assunto il pi\u00f9 grande progetto di riscatto sociale della storia, quello del comunismo, e della sua forma, anch&#8217;essa anomala, del Partito Comunista Italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono andato &#8220;a vela&#8221;, come si diceva una volta: ho messo insieme, pensieri un po&#8217; disordinati, che mi sono venuti alla mente pensando a questi decenni di vita comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Auguri &#8220;Manifesto&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">* Franco Astengo &#8211; Savona, politologo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Franco Astengo &#8211; 28 Aprile 1971 \u2013 28 Aprile 2012: \u201cIl Manifesto\u201d, quotidiano che ancor si fregia, nella testata, della dicitura \u201cquotidiano comunista\u201d compie quarantun anni. 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