{"id":81733,"date":"2012-04-24T13:49:12","date_gmt":"2012-04-24T11:49:12","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=81733"},"modified":"2019-08-22T14:56:25","modified_gmt":"2019-08-22T12:56:25","slug":"25-aprile-ho-conosciuto-il-boia-di-albenga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2012\/04\/24\/25-aprile-ho-conosciuto-il-boia-di-albenga\/","title":{"rendered":"25 Aprile: Ho conosciuto il boia di Albenga&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alfredo Sgarlato<\/strong> &#8211; Anni fa, quando mor\u00ec Luciano Luberti detto il boia di Albenga, la tv trasmise un servizio su di lui. Nel vederlo mi sembr\u00f2 di riconoscere in quell\u2019anziano signore dai lunghi capelli bianchi un bizzarro personaggio che frequentava la mensa universitaria nella Padova di vent\u2019anni fa. Si diceva fosse un ex professore che prendeva l\u2019ennesima laurea; una volta un\u2019amica comune lo salut\u00f2 e fece le presentazioni. Mi sembrava per\u00f2 impossibile che un criminale di guerra girasse libero, per di pi\u00f9 in mezzo a studenti notoriamente di idee opposte, cos\u00ec conclusi che fosse solo una forte somiglianza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma la visione di un nuovo documentario molto pi\u00f9 approfondito, trasmesso dalla benemerita La7 (benemerita fino al licenziamento di Luttazzi) mi tolse ogni dubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rammentiamo, per chi non lo sapesse, chi era Luberti. Nato a Roma nel 1921, considerava il fascismo troppo morbido per cui, nel 1943, si arruol\u00f2 nell\u2019esercito tedesco. Mandato a combattere ad Alassio e poi ad Albenga, si distinse per la violenza e il sadismo dei suoi atti. Ricordiamo, tra gli altri, l\u2019incursione in casa del partigiano Bruno Schivo. Non avendolo trovato si sfog\u00f2 sui familiari del ragazzo, picchiando la madre e rendendola sorda, violentando la sorellina di dodici anni, violentando la fidanzata con una bottiglia e, infine, legando il padre alla motoper trascinarlo fino alla caserma. Mi spiace insistere su questi particolari degni di \u201cporta a porta\u201d o \u201cmatrix\u201d ma in epoca di revisionismo trionfante \u00e8 giusto conoscerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la guerra fu condannato per sessanta omicidi e stupri, ma lui se ne attribuiva trecento. Nel 1951 venne amnistiato e trov\u00f2 lavoro come grafico in una cooperativa legata all\u2019Azione Cattolica. Apr\u00ec anche una piccola casa editrice con cui pubblicava libri inneggianti alle SS, alla violenza e al razzismo. Nel dicembre 1969 tale Arnaldo Calzolari venne trovato morto in un pozzo. La madre di Calzolari denunci\u00f2 Luberti per omicidio, con questo movente: il figlio era legato all\u2019eversione nera e voleva dare informazioni sulla strage di Piazza Fontana. La denuncia non ebbe seguito. Nota: il pozzo era profondo un metro e quasi asciutto e la vittima era un subacqueo e un ottimo atleta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo qualche mese Luberti si autodenunci\u00f2 dell\u2019omicidio della compagna Carla Gruber, una donna che per lui aveva abbandonato il marito e con cui pare avesse una relazione sadomaso. Non si conosce il movente, forse lei lo tradiva o voleva lasciarlo. La salma venne trovata semi decomposta e circondata di fiori. Pare che il boia l\u2019avesse vegliata per tre mesi! Il processo dur\u00f2 alcuni anni. Nel \u201974 Luberti rimase alcuni mesi latitante. Si dice l\u2019avesse nascosto il boss camorrista Cutolo, grazie ai buoni uffici del comune amico Junio Valerio Borghese, l\u2019autore del tentato golpe del \u201970. Dichiarato incapace di intendere e di volere, grazie alla perizia psichiatrica del criminologo Aldo Semerari (gi\u00e0 nel collegio difensivo di Freda e Ventura e poi di Izzo e Ghira, i massacratori del Circeo, e gestore di seminari politici a cui partecipavano Giusta Fioravanti, membri della banda della Magliana e militanti dell\u2019MSI) viene condannato a cinque anni di manicomio criminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 Agosto 1980 fugg\u00ec dal manicomio. Catturato qualche giorno dopo disse che se ne era andato perch\u00e9 aveva da fare; da notare la data: forse \u00e8 solo una coincidenza, per\u00f2 in quei giorni un militante neofascista, Mangiameli, che voleva opporsi alla strage alla stazione di Bologna, fu assassinato. Nel 1981 era un uomo libero. And\u00f2 a vivere a Padova dove si laure\u00f2 in scienze politiche, discutendo con Sabino Acquaviva una tesi sui manicomi criminali. Nessuno a Padova sapeva chi fosse, sebbene non avesse fatto nulla per nasconderlo. Aveva persino il numero sull\u2019elenco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi ispirava addirittura simpatia quel vecchietto stravagante\u2026 Mi chiedo oggi, avessimo saputo chi era, come ci saremmo comportati nei suoi confronti. Ho fatto questa domanda agli amici dei tempi dell\u2019universit\u00e0 una sera che ci siamo ritrovati a cena. Ma l\u2019ora era tarda e le molte bottiglie gi\u00e0 vuote; ho avuto solo una risposta: &#8220;gli avremmo pisciato addosso&#8221;. Preciso che Luttazzi non c\u2019era.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(* <em>Per saperne di pi\u00f9: Gianfranco Simone, Il boia di Albenga- editore Mursia<\/em>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Alfredo Sgarlato &#8211; Anni fa, quando mor\u00ec Luciano Luberti detto il boia di Albenga, la tv trasmise un servizio su di lui. 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