{"id":67105,"date":"2011-10-12T09:04:56","date_gmt":"2011-10-12T07:04:56","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=67105"},"modified":"2019-08-22T11:40:06","modified_gmt":"2019-08-22T09:40:06","slug":"eessay-nostalgia-della-dc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2011\/10\/12\/eessay-nostalgia-della-dc\/","title":{"rendered":"Essay &#8211; Nostalgia della DC?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Franco Astengo<\/strong> &#8211; La spinta immediata sembra essersi affievolita, almeno nelle ultime ore, ma l\u2019idea di una \u201ccasa comune\u201d dei cosiddetti moderati benedetta dalle alte gerarchie ecclesiastiche aleggia da qualche tempo sul sistema politico italiano. Non si parla pi\u00f9 di \u201cunit\u00e0 politica dei cattolici\u201d ma, in un qualche senso (ed in molte espressioni di dirigenti locali e periferici) si esprime una sorta di \u201cnostalgia della DC\u201d che si accompagna con un rimpianto del tipo \u201csi stava meglio quando si stava peggio\u201d, dei bei tempi del proporzionale e dei governi fatti in Parlamento (un rimpianto cui ha dato il suo autorevolissimo avallo, qualche giorno fa dalle colonne del \u201cCorriere della Sera\u201d lo stesso prof. Sartori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo ritenuto utile, allora, ai fini del mantenimento di una corretta memoria storica di analizzare, dal punto di vista squisitamente \u201cpolitico\u201d, la realt\u00e0 rappresentata dalla DC in quasi cinquant\u2019anni della storia d\u2019Italia: una ricostruzione schematica e sicuramente lacunosa, tesa semplicemente a ricostruire alcuni passaggi che, a nostro giudizio, \u00e8 bene ricordare e riconoscere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1945 ed il 1992 la DC ha avuto il consenso della maggioranza relativa degli italiani, riuscendo a conquistare (almeno sino alle elezioni del 1983) in media circa il 40% dei voti e fornendo, in conseguenza, fino al giugno 1981, tutti i Presidenti del Consiglio. Per tutto questo periodo la DC concluse alleanze di governo con tutti i partiti, salvo che con i comunisti e l\u2019estrema destra, dai quali tuttavia accett\u00f2 il sostegno parlamentare, allorquando questo risult\u00f2 necessario per conservare il potere. Avvalendosi dell\u2019operato di un\u2019ampia variet\u00e0 di iniziative collaterali (dalla CISL all\u2019Azione Cattolica) la DC riusc\u00ec a penetrare in larghi settori della popolazione. Nella politica interna il suo maggior alleato fu rappresentato dalla Chiesa Cattolica, mentre nella politica estera dagli USA: entrambi hanno appoggiato la DC in pressoch\u00e9 tutte le campagne elettorali del dopoguerra. Il Partito democristiano fu costituito nel 1942, per effetto della fusione di gruppi cattolici antifascisti ed i resti del PPI, formazione cattolica fondata nel 1919 e sciolta dal regime fascista nel 1926.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo la sua costituzione la DC prese parte attiva all\u2019alleanza antifascista formata dai vari partiti italiani, diventandone con il PCI una forza determinante. Nel Luglio del 1944, con il \u201cManifesto di Milano\u201d, la DC elabor\u00f2 un programma da partito politico interclassista, rivolgendosi a tutti gli italiani non marxisti e non fascisti. Il gruppo dirigente del nuovo Partito proveniva in prevalenza dal PPI e la sua base, che nel 1945 contava pi\u00f9 di mezzo milione di iscritti, sin dall\u2019inizio ha rispecchiato pressoch\u00e9 tutti gli strati della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni dell\u2019immediato dopoguerra, la DC ebbe qualche vantaggio rispetto ad altri partiti, non solo perch\u00e9 aveva recuperato il personale e l\u2019elettorato del vecchio Partito Popolare, ma anche perch\u00e9 offr\u00ec una nuova patria politica ai seguaci del Partito liberale, il quale dopo essere stato per lungo tempo il Partito della grande borghesia, si era per\u00f2 screditato a causa della collaborazione prestata da molti suoi esponenti allo Stato fascista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vantaggio della DC divenne pi\u00f9 tangibile grazie all\u2019appoggio della Chiesa che, con un\u2019Azione Cattolica forte di 800.000 iscritti (1946) serv\u00ec a costruire una solida base organizzativa: nel 1945 furono fondate 12.000 sezioni democristiane, due terzi per iniziativa del clero locale o direttamente dalla stessa Azione Cattolica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 degli anni\u201950 il vecchio gruppo dirigente, che proveniva \u2013 appunto \u2013 in gran parte dal Partito Popolare, venne sostituito dalla nuova generazione dei dirigenti formatisi soprattutto nell\u2019opposizione al fascismo. Per la prima volta, allora, emersero chiaramente quelle contraddizioni che poi caratterizzarono a lungo la vita della DC.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I lavoratori cattolici trovarono una loro specifica espressione in due correnti di sinistra nate nel 1952-53, mentre gli imprenditori e i notabili del Sud facevano capo soprattutto alla destra del Partito. La distensione tra Est e Ovest, e il ritiro del Vaticano dalla politica interna italiana (avvenuta sotto il pontificato di Giovanni XXIII, nelle cui encicliche l\u2019anticomunismo pass\u00f2 in secondo piano, a favore delle dottrine sociali della Chiesa) concorsero poi a determinare un clima, grazie al quale nel 1963 la DC pot\u00e9 formare con il PSI una coalizione di centrosinistra, il cui fine principale era quello di coniugare una modernizzazione del capitalismo (da realizzare, fra l\u2019altro, attraverso una programmazione dell\u2019economia) con il riformismo sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019inizio degli anni\u201970, dopo aver bruciato ulteriori possibilit\u00e0 di coalizione e di fronte alla svolta a destra dei ceti medi non-dipendenti (commercianti, piccoli proprietari, ecc.) cos\u00ec importanti per la DC, verso la quale spingevano tanto la crisi dell\u2019economia e la crescente insicurezza interna, quanto la crescente pressione dei sindacati, il Partito si stacc\u00f2 dalla linea politica del centrosinistra per ritornare dal 1972 a governi formati da coalizioni di centro o monocolori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la fase della \u201csolidariet\u00e0 nazionale\u201d (1976-1978), caratterizzata dal rapimento e dall\u2019uccisione di Aldo Moro, la DC ritorn\u00f2 all\u2019alleanza con il PSI attraverso la formula del \u201cpentapartito\u201d (comprendente anche PSDI, PLI e PRI) nel 1981, ma nel quadro politico si manifestavano gi\u00e0 i segnali di una crisi di fondo, dalla quale la DC risult\u00f2 fortemente colpita soprattutto per tre ragioni principali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">a)La \u201cspoliticizzazione\u201d, ovverosia la liberalizzazione del cattolicesimo, indebol\u00ec il pi\u00f9 importante fondamento ideologico della DC. Anche l\u2019anticomunismo, che costitu\u00ec da sempre il cemento pi\u00f9 potente dell\u2019eterogeneo elettorato democristiano, perse di forza e di ragione con il crollo dei regimi dell\u2019Est (1989);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">b)Il prolungarsi della crisi economica, che mise in pericolo la legittimazione della DC come partito permanentemente detentore della massima parte del potere politico;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">c)L\u2019accentuata divisione in correnti rese impossibile una politica unitaria e coerente della DC. All\u2019interno della DC oper\u00f2 cos\u00ec un equivalente della cosiddetta partitocrazia, che pu\u00f2 oggi ben essere definita come correntocrazia, vale a dire una situazione in cui la politica del Partito dipendeva strettamente dai rapporti di forza di volta, in volta esistenti tra le correnti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Struttura<\/strong> &#8211; Anche se la composizione dell\u2019elettorato democristiano offre ancor oggi l\u2019immagine di un Partito che comprendeva tutte le classi ed i ceti sociali, \u00e8 nondimeno evidente come in esso prevalessero ancora in grande misura i gruppi d\u2019orientamento cattolico e per lo pi\u00f9 conservatori, presenti soprattutto fra i ceti professionali non-dipendenti e le casalinghe. Ci\u00f2 si spiega anche con il fatto che, originariamente, quasi la met\u00e0 dei suoi elettori provenisse da addetti al settore agricolo e, come strada facendo risultassero in aumento i \u201cnon occupati\u201d (casalinghe, pensionati, studenti). Fra coloro che svolgevano un lavoro dipendente, invece, diminuiva la presenza degli operai a vantaggio dei ceti medi. Dal punto di vista della distribuzione geografica, i bastioni elettorali della DC vennero tradizionalmente costituiti dalle \u201cprovince bianche\u201d del Nord-Est fortemente influenzate dall\u2019Azione Cattolica (nel 1976, anno preso d\u2019esempio perch\u00e9 si verific\u00f2 il minimo scarto tra DC e PCI in occasione delle elezioni politiche, nel collegio Bergamo-Brescia la DC riport\u00f2 il 53,5%, mentre in quello Verona-Padova il 55,5%). In queste zone il PCI rimase sempre al di sotto della soglia del 30% dei suffragi. Al contrario la DC era debole nella \u201cfascia rossa\u201d dell\u2019Italia Centro-Settentrionale, dove sempre nel 1976 riport\u00f2 il 31,3%. Complessivamente si pu\u00f2 comunque affermare come, a dispetto dei forti spostamenti di popolazione, la distribuzione regionale dei voti della Dc rimase stabile dal 1946 al 1992, allorquando si fece sentire il fenomeno dell\u2019affermazione leghista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Organizzazione<\/strong> &#8211; La Dc svilupp\u00f2 su larga scala la propria organizzazione soltanto dopo la prima segreteria Fanfani. Fra il 1953 ed il 1959 il numero degli iscritti sal\u00ec da 1.100.000 a 1.600.000 giungendo nel 1975 a 1.730.000. La densit\u00e0 dell\u2019organizzazione della DC risult\u00f2 notevolmente pi\u00f9 elevata al Sud che al Nord, dove il Partito continu\u00f2 ad appoggiarsi alle organizzazioni cattoliche. Per quanto, dal 1970, fosse stata messa in piedi una influente organizzazione regionale (dal 1973 i delegati al Congresso Nazionale vennero eletti dalle assise regionali) la DC non venne mai gravata da conflitti verticali tra il centro e la periferia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario i contrasti pi\u00f9 stridenti ed i dibattiti interni pi\u00f9 importanti si svolsero orizzontalmente fra le diverse correnti, le quali erano organizzate a tutti i livelli del Partito, dalle sezioni fino al Consiglio Nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 1964 gli organi dirigenti vennero eletti in base ad un sistema maggioritario: pi\u00f9 precisamente, mentre fino al 1956 la lista delle correnti vittoriose si aggiudicava i 4\/5 dei seggi al Consiglio Nazionale, dal 1956 al 1964 essa guadagnava i 2\/3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente venne introdotto un sistema proporzionale, con un quorum minimo del 15% nelle elezioni per il Consiglio Nazionale, e del 10% in quelle delle istanze regionali e provinciali. Dal 1976 il Segretario Generale non venne pi\u00f9 eletto dal Consiglio Nazionale, come in precedenza, ma dai delegati al Congresso a scrutinio segreto: primo segnale dell\u2019avvio dell\u2019affermazione, nel sistema politico italiano, del meccanismo della \u201cpersonalizzazione della politica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tendenze, gruppi, conflitti<\/strong> &#8211; La DC viene comunemente ricordata, come un deplorevole esempio di Partito litigioso e diviso. In realt\u00e0 si dimentica, con troppa facilit\u00e0, che le correnti per la DC non comportavano soltanto conseguenze negative, ma furono al contrario elementi portanti della sua egemonia, consentendo a tutti i gruppi vicini alla DC un\u2019articolazione degli interessi all\u2019interno del Partito e, quindi, una loro continua presenza. La struttura interna alla DC venne, fin dall\u2019inizio, caratterizzata dall\u2019esistenza di tre grossi blocchi. Fra la sinistra sindacale e cattolico-progressista del Nord e la destra agrario-conservatrice del Sud si collocava il centro mediatore, il quale era interessato in primo luogo al conservazione del proprio potere e, poi, all\u2019unit\u00e0 del Partito, e a questo scopo concluse notevoli alleanze ora con la destra, ora con la sinistra. Gi\u00e0 nel 1946 il Partito si divise sulla questione monarchica, e anche nel periodo degasperiano si ebbe la formazione di schieramenti che si richiamavano apertamente alla tradizione del PPI, ma i gruppi organizzati erano pochi e deboli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rifondandosi, nel corso del secondo conflitto mondiale, la DC appariva composta da un nucleo di ex-popolari sopravvissuti al fascismo, e da una miriade di quadri giovanili forniti dalle organizzazioni cattoliche. Il personale politico di governo fu ovviamente preso dagli ex-popolari, e tra questi primeggi\u00f2 subito De Gasperi, per statura, abilit\u00e0 politica, coraggio, visione generale. Ai giovani il gruppo storico della DC appariva compatto ed uniforme, da Gonella (il \u201cteorico\u201d pi\u00f9 ferrato) a Scelba (che passava per erede, figlio spirituale di Don Sturzo) a Gronchi (che appariva il pi\u00f9 spostato \u201c a sinistra\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principi della dottrina sociale della Chiesa (dignit\u00e0 della persona umana, propriet\u00e0 privata come diritto naturale, interclassismo o solidarismo sociale, famiglia come societ\u00e0 naturale indissolubile e una, Stato come istituzione storica garante del bene comune, pluralismo politico) veniva applicata in funzione dell\u2019unit\u00e0 politica dei cattolici, e dell\u2019affermazione della \u201ccentralit\u00e0\u201d democristiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo gruppo che avvert\u00ec l\u2019esigenza di dare alla DC un corpo di riflessioni politiche organiche meno astratto della dottrina sociale della Chiesa e meno occasionale dell\u2019empirismo democristiano, fu quello dei \u201cprofessorini\u201d Dossetti, La Pira, Fanfani, Lazzati e della loro rivista \u201cCronache Sociali\u201d: sulle cui colonne portarono avanti il discorso delle riforme e dell\u2019efficienza delle forme di programmazione dell\u2019economia, gi\u00e0 presenti in Inghilterra e in Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dal 1959, all\u2019interno di questa corrente maggioritaria, inizi\u00f2 un processo di scissione da cui nacque una vera e propria costellazione di correnti, che spaziava dal centrosinistra al centrodestra con i suoi vari leader, quali Moro, Taviani, Forlani, Fanfani, Rumor, Piccoli, Colombo e Andreotti ( rispettivamente: morotei, pontieri, Nuove Cronache, Iniziativa Popolare, Impegno democratico). Questo gruppo di correnti comprendeva all\u2019incirca il 70% dei delegati ai congressi, ma risultava tutt\u2019altro che unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019inizio degli anni\u201950, alla sinistra del Partito si formarono due principali raggruppamenti: la \u201cBase\u201d cattolica di sinistra (De Mita, Marcora, Granelli, Bodrato) e il gruppo legato ai sindacati, di \u201cForze Nuove\u201d (Donat Cattin) ciascuno con circa il 10%. La destra democristiana vide invece scemare la sua influenza all\u2019inizio degli anni\u201960, quando ritard\u00f2 (tentando anche una avventura di governo appoggiato dal MSI, respinto dalla sollevazione popolare del Luglio\u201960) ma non riusc\u00ec ad impedire l\u2019apertura a sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le correnti provenienti da \u201cIniziativa Democratica\u201d rimasero al centro o, come i morotei, si spostarono su di una linea moderata di sinistra. Dopo il passaggio al centro della corrente Primavera (andreottiani), avvenuto a met\u00e0 degli anni\u201960, la destra vera e propria della DC si ridusse al 3%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando Zaccagnini venne eletto segretario generale dal congresso della DC del 1976, la divisione della DC sulla questione della collaborazione con il PCI emerse chiaramente ed ampiamente, in modo da estendersi a tutte le correnti. Per Zaccagnini, che rappresentava una linea di competizione costruttiva con i comunisti vot\u00f2 allora il 51,6% dei delegati (i gruppi di sinistra, ed il centrosinistra che faceva capo a Moro, Rumor, Taviani) mentre contro di lui e per una linea di duro confronto si pronunciarono i gruppi di centrodestra e della destra (capeggiati da Fanfani, Forlani, Piccoli): una divisione evidenziatasi poi nello scontro tra \u201cfermezza\u201d e \u201ctrattativa\u201d nel corso del rapimento Moro, il cui esito risult\u00f2 decisivo per lo spostamento degli equilibri interni al Partito, dando origine al processo di alleanze che, all\u2019inizio degli anni\u201980 avrebbe dato origine al patto di potere del cosiddetto CAF (Craxi, Andreotti, Forlani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Posizione nel sistema dei partiti<\/strong> &#8211; Dal punto di vista ideologico la DC ha rappresentato fin dalla sua fondazione il centro del sistema partitico italiano, mentre dal punto di vista della pratica delle coalizioni ha condiviso questa posizione, a partire dal 1947 con una \u201cpiccola sinistra\u201d (PSDI e PRI) e una \u201cpiccola destra\u201d (PLI). Non appena la DC ebbe conquistata la maggioranza, inizi\u00f2 subito una graduale espansione dei suoi legami politici in questi due settori dello schieramento partitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo accadde anche quando realizz\u00f2 la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, nel periodo della leadership di De Gasperi (fra il 1948 ed il 1953) poich\u00e9 il ricorso agli alleati serviva a fronteggiare con successo l\u2019opposizione all\u2019interno del Partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ampiezza della fascia di alleanze di governo nella quale la DC si mosse nell\u2019arco dei quarantacinque anni di detenzione del potere ( dal PSI al PLI nelle coalizioni, dal PCI al MSI nel sostegno parlamentare) testimonia la capacit\u00e0 di difendere durevolmente il proprio predominio, contro l\u2019opposizione di destra e di sinistra, fosse questa interna o esterna al Partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La DC, insomma, era aperta su entrambi i fronti. L\u2019ala conservatrice serviva da ponte sulla destra (verso il PLI e l\u2019MSI), l\u2019ala sinistra la teneva in contatto (per esempio attraverso i sindacati) con PCI e PSI. Per concludere, quale indicazione per chi avesse in mente di ricostruirne le sembianze: un esempio classico di Partito \u201ca coalizione dominante&#8221;).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Franco Astengo &#8211; La spinta immediata sembra essersi affievolita, almeno nelle ultime ore, ma l\u2019idea di una \u201ccasa comune\u201d dei cosiddetti moderati benedetta dalle alte gerarchie ecclesiastiche aleggia da qualche tempo sul sistema politico <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2011\/10\/12\/eessay-nostalgia-della-dc\/\" title=\"Essay &#8211; Nostalgia della DC?\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":9,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":"","footnotes":""},"categories":[124,44,26,34,145,46,56],"tags":[8212],"class_list":{"0":"post-67105","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-dibattiti","7":"category-point-of-view","8":"category-le-notizie-del-giorno","9":"category-nazionale","10":"category-partiti-movimenti-associazioni","11":"category-politica","12":"category-rubriche","13":"tag-politica-e-amministrazione"},"modified_by":null,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67105","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=67105"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/67105\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=67105"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=67105"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=67105"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}