{"id":5587,"date":"2010-01-30T14:11:03","date_gmt":"2010-01-30T13:11:03","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=5587"},"modified":"2019-08-21T16:22:09","modified_gmt":"2019-08-21T14:22:09","slug":"cinema-2009-bilancio-e-prospettive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2010\/01\/30\/cinema-2009-bilancio-e-prospettive\/","title":{"rendered":"Cinema 2009: bilancio e prospettive"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Alfredo Sgarlato<\/strong> &#8211; Quali tendenze ha mostrato il mondo del cinema nel 2009, un anno ricco, come tutto il decennio, di opere di alto livello?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <strong>cinema americano e inglese <\/strong>appare una voglia di tornare alle radici. Che in quel mondo significa ritorno agli anni \u201960, a Woodstock (vedi il film di Ang Lee), alla cultura \u201cliberal\u201d. Dal magno Clint Eastwood che prosegue la sua opera di demolizione dei falsi miti neocon firmando con \u201cGran Torino\u201d una delle sue opere pi\u00f9 commoventi all\u2019irresistibile \u201cI love radio rock\u201d, pieno di musica, sesso libero e bellissime ragazze con look strepitosi, fino ad \u201cAvatar\u201d, dove James Cameron riscrive \u201cSoldato Blu\u201d e \u201cApocalypse now\u201d passando per le copertine dei dischi firmate Roger Dean, a \u201cTwo lovers\u201d che fa pensare al primo Scorsese, allo scanzonato musical \u201cMamma Mia\u201da gli incontenibili fratelli Cohen con \u201cA serious man\u201da \u201cMilk di Gus Van Sant con un grande Sean Penn.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Salutando il ritorno dei grandi vecchi Ken Loach e Woody Allen alla loro forma migliore (\u201cIl mio amico Eric\u201d e \u201cBasta che funzioni\u201d), rimane l\u2019autore che pi\u00f9 di ogni altro fa storia a s\u00e9, ossia Quentin Tarantino. Storia detto non a caso, poich\u00e9 stavolta QT nel suo universo fatto di solo cinema fa entrare anche la Storia con la maiuscola, con risultati, diciamolo, superiori all\u2019originale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il cinema italiano che fa?<\/strong> L\u2019opera migliore viene da un grande vecchio, lo straordinario \u201cVincere\u201d di Marco Bellocchio, ingiustamente ignorato a Cannes. Uno dei pochi film italiani realmente antifascisti, insieme ad Amarcord, perch\u00e9 mostra la cialtroneria del regime e dell\u2019uomo Mussolini, narrato con stile epico e futurista. Alla tendenza americana possiamo assimilare due film rivelazione: il basagliano \u201cSi pu\u00f2 fare\u201d di Giulio Manfredonia e il gayo \u201cDiverso da chi?\u201d di Umberto Riccioni Carteni entrambi scritti da Fabio Bonifacci (Tandem, Notturno bus), il pi\u00f9 promettente sceneggiatore italiano. Tra molte valide opere prime che faticano ad essere distribuite decentemente ci piace segnalare \u201cLa doppia ora\u201d di Giuseppe Capotondi, raro (per l\u2019Italia) esempio di psicothriller in piena regola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E il cinema francese? <\/strong>Difficile dare un discorso d\u2019insieme, poich\u00e9 dalla Francia ormai ci arriva poco e molto opere importanti (\u201cLourdes\u201d, \u201cUn profeta\u201d) arrivano in Italia in ritardo. Di quello che abbiamo visto ci ha colpito la narrazione della famiglia, disfunzionale, allargata, reinventata, come nei bellissimi \u201cStella\u201d di Sylvie Verheyde, \u201cRacconto di Natale\u201d di Arnaud Desplechin, Welcome di Philippr Loriet , e in  \u201cTi ho sempre amata\u201d di Philippe Claudel, \u201cIl matrimonio di Lorna\u201d dei fratelli Dardenne (finalmente hanno fatto un film vedibile) fino al magnifico \u201cQuestione di punti di vista\u201d dove Jacques Rivette mescola cinema, teatro, psicoanalisi, mito e circo con la leggerezza che solo un amico di Rohmer pu\u00f2 avere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Notando il momento di <strong>stasi del cinema orientale<\/strong> e l\u2019<strong>esplosione di quello israeliano<\/strong> (recuperate il gioiellino \u201cMeduse\u201d di Etgar Keret) chiudiamo coi film vincitori dei due principali festival. \u201cIl nastro bianco\u201d di Michael Haneke (Cannes) \u00e8 un film inquietante e formalmente splendido ma che ci pone un dilemma morale: Haneke \u00e8 un regista crudele e che si compiace della sua crudelt\u00e0. In cosa allora \u00e8 diverso da un, mettiamo, Mario Giordano? Anzi, poich\u00e9 la sua opera \u00e8 bella da vedere, non \u00e8 persino pi\u00f9 immorale? Lebanon di Samuel Maoz (Venezia) \u00e8 un film geniale nel suo approccio visivo ma troppo vero per essere bello.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><em><strong>* il trend dei desideri: la rubrica Corsara di  Alfredo Sgarlato <\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Alfredo Sgarlato &#8211; Quali tendenze ha mostrato il mondo del cinema nel 2009, un anno ricco, come tutto il decennio, di opere di alto livello? 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