{"id":34051,"date":"2010-08-31T01:12:54","date_gmt":"2010-08-30T23:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/2010\/08\/31\/carol-rama-appassionata-ad-alassio\/"},"modified":"2019-08-21T13:02:46","modified_gmt":"2019-08-21T11:02:46","slug":"carol-rama-appassionata-ad-alassio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2010\/08\/31\/carol-rama-appassionata-ad-alassio\/","title":{"rendered":"Carol Rama \u2013 \u201cAppassionata\u201d: ad Alassio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Presso l&#8217;ex Chiesa Anglicana, ad Alassio (dietro stazione ferroviaria), prosegue la mostra Carol Rama \u2013 \u201cAppassionata\u201d a cura di Nicola Davide Angerame;\u00a0 l&#8217;esposizione, a ingresso libero, rimarra visitabile sino a  12 settembre (Orari di apertura: da gioved\u00ec a domenica ore 17,30\/19,30 e 21\/23).<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">LA MOSTRA<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 60px;\"><em>Le idee che ho le invento soffrendole io stesso, passo passo, io scrivo soltanto ci\u00f2 che ho sofferto punto per punto in tutto il mio corpo, quello che ho scritto l&#8217;ho sempre trovato attraverso tormenti dell&#8217;anima e del corpo.<\/em> Antonin Artaud<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra alassina presenta l&#8217;opera di Carol Rama attraverso una selezione di opere, che vanno dal ritratto di Betty, del 1938, eseguito in uno stile che segue le dinamiche della scuola di Felice Casorati (frequentato dalla giovane Carol Rama) fino ad un recente Ritratto del 2003 (anno del Leone d&#8217;Oro alla Carriera della Biennale di Venezia) in cui l&#8217;artista si ritrae con la su celebre corona di capelli intrecciati, pezzi di camere d&#8217;aria e su di un su uno dei suoi amati fogli stampati con disegni tecnici industriali utilizzati per la fabbricazione (in questo caso) di una cartucciera per pallottole d&#8217;arma da fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una scelta probabilmente non casuale, quella di un&#8217;artista esplosiva, scandalosa e a suo modo radicale come Carol Rama. La sua figura d&#8217;artista supercontemporanea esplode con i riconoscimenti offerti dalle mosre personali curate per lei da Achille Bonito Oliva nel 1993, nella sezione Aperto della Biennale di Venezia, o da Rudi Fuchs allo Stedelijk Museum di Amsterdam, poi presso The Institute of Contemporary Art (ICA) di Boston (USA), o ancora da Marco Vallora al Palazzo Ducale di Genova nel 2008. Le opere in mostra espongono le trasformazioni, anche radicali, che l&#8217;arte di Rama subisce nei decenni, come quelle svolte ricche di ulteriori magie che sono i suoi \u201cBricolage\u201d su cui la pittura intrappola la materia, anche questa di provenienza \u201cdomestica\u201d, legata alla conduzione materna di un laboratorio di pellicceria e che fornir\u00e0 a Carol occhi, unghie, pelli da porre in composizioni surreali, tempestose, angoscianti e divertenti al tempo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le \u201cgomme\u201d degli anni settanta, di cui alcune celebri qui in mostra (come \u201cSpazio anche pi\u00f9 che tempo\u201d del 1971, o ancora \u201cArsenale\u201d e l&#8217;auratico \u201cI presagi di Birman\u201d), nascono negli anni Settanta come assorbimento nell&#8217;opera di un materiale \u201cpaterno\u201d: le camere d&#8217;aria che il padre industriale meccanico torinese lavora nella sua fabbrica di biciclette (prima del fallimento e del suicidio avvenuto nel lontano 1942), assumono per Rama la consistenza e il significato della pelle che torna sulla tela in forma di tubi flessi, morbidi, sensuali e mascolini, ma anche in pi\u00f9 distese campiture di gomme tese sulla tela a creare campi di forza, con una eleganza che contraddice la povert\u00e0 del materiale (\u201cMio padre aveva creato un brevetto per una bicicletta da uomo che si poteva trasformare in una da donna. Cos\u00ec in casa in quel periodo avevamo molte camere d&#8217;aria e io le guardavo come se fossero pezzi di pelle, di carne&#8230;\u201d Carol Rama, Rai Sat 2003).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anni Ottanta presentano un ritorno alla pittura e alla figura che porta a Rama un riconoscimento internazionale grazie al quella fantasia sbrigliata e irriverente e ad un disegno capace di porsi come un diario intimo che unisce gli estremi indicibili dell&#8217;esistenza, la follia e l&#8217;eros, la sofferenza del corpo e la catarsi attraverso l&#8217;arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra si chiude su documento video prodotto da Rai Sat nel 2003 che vede Carol Rama parlare di s\u00e9 e della propria arte e il coro dei critici ed amici dell&#8217;intellighentia torinese che l&#8217;hanno sostenuta e qui ne commentano il lavoro e la personalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una interessante serie di grafiche recenti espone infine i temi salienti della giovane Carol Rama disegnatrice che riprende i suoi cavalli di battaglia giovanili: dalle donne mutilate in letto d&#8217;ospedale (le \u201cAppasionate\u201d) ai \u201cPissoir\u201d duchampiani, dagli scopini per il water ai \u201cTeatrini\u201d fatti di protesi ortopediche e alle dentiere. Un amarcord incisorio che mostra il lato pi\u00f9 \u201cdebole\u201d di Carol, quella sua impressionabilit\u00e0 che gi\u00e0 adolescente le frutta una serie di visioni impensabili per la borghesia, la societ\u00e0 bene, alla quale pure appartiene e che per\u00f2 diventano il sismografo, se letto in controluce, di una realt\u00e0 sociale che tra le due guerre ha nutrito speranze e orrori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mostra presenta anche una fotografica di Pino dell&#8217;Acquila dal titolo \u201cLa casa-studio\u201d, che immortalano Carol Rama dentro il suo habitat naturale, in quella soffitta colma di ricordi, che sta tra la wunderkammer e il ricovero bohemien. Da qui, nel pieno centro storico di una Torino che forse non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, Rama vive, osserva, disegna, ricorda e si lascia impressionare ancora dalla vita e dai palpiti del corpo, non importa se maschile o femminile, se umano o animale, ai quali ha dedicato, tra erotismo ed agonia, buona parte del suo sforzo creativo. Uno sforzo che \u00e8 stato pi\u00f9 come una pulsione e come una catarsi, tanto da fare spesso asserire all&#8217;artista: \u201cio dipingo per guarirmi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPer Rama \u2013 sostiene Achille Bonito Oliva &#8211; l&#8217;arte \u00e8 lo spazio della festa dove non esistono gerarchie tra ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire e ci\u00f2 di cui bisogna tacere\u201d. \u201cCarol ha il gusto dell&#8217;oggetto, avendo al capacit\u00e0 di recuperarlo di citarlo di ribaltarlo nel suo senso\u201d. Carol, sostiene ABO, a differenza dell&#8217;Arte Povera non ha mai avuto intenzione di usare la materia in senso ideologico e programmamtico,  da cui la distinzione di un&#8217;artista per alcuni versi vicina, anche geograficamente (la sua citt\u00e0 \u00e8 Torino) e lontana (ideologicamente) dal celebre gruppo guidato da Germano Celant.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa leggerezza ideologica di Rama probabilmente spiega in buona parte quel suo essere stata una outsider che, se pur apprezzata dalla cerchia di letterati, artisti e critici torinesi, \u00e8 rimasta fuori dal \u201ccirco\u201d dell&#8217;arte per molto tempo, prima di essere riscoperta quando proprio il personale, la biografia dell&#8217;artista tornano ad interessare il pubblico, profilandosi come una ricerca su s\u00e9, ma anche una ultima frontiera di studio, dopo le grandi divagazioni e invaghimenti per gli ultimi \u201cgrandi racconti\u201d, per dirla con Lyotard, all&#8217;inizio dell&#8217;era post-moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cPeccare \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle!\u201d dice Carol nel documentario di Rai Sat. E se questa pu\u00f2 essere definita come il principio della sua pars construens d&#8217;artista, la controparte la pars destruens \u00e8 certamente data dall&#8217;affermazione che segue nel video: \u201cOgnuno di noi \u00e8 a pezzi, &#8230; dipende dall&#8217;infanzia, dalla famiglia\u201d. Una verit\u00e0 semplice, cristallina, che malgrado gli sforzi della psicologia moderna resta un principio di base per la vicenda personale di ciascuno di noi. In questa semplicit\u00e0, quasi commovente, si muove a alimenta l&#8217;opera di Carol, artista tesa tra il desiderio e il dolore, tra l&#8217;erotismo e il lutto, tra l&#8217;affetto e la follia. In una parola: Appassionata.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L&#8217;ARTISTA<\/strong> &#8211; Carol Rama (Torino 1918) \u00e8 un&#8217;artista autobiografica. Ogni personaggio, ogni oggetto che compare sulla scena dell&#8217;opera trova il suo riscontro nella storia e nella memoria di Carol. Corpi femminili troncati, dentiere, letti, sedia a rotelle, animali, scarpe e simili sono i soggetti dei primi acquerelli, che negli anni della loro nascita &#8211; 1936-46 &#8211; furono talmente anacronistici da risultare inaccettabili (la sua prima personale nel 1945 fu bloccata, le opere sequestrate). Questi lavori riflettono le angosce e le fantasie di una giovane donna, di colpo confrontata con gli aspetti pi\u00f9 traumatici della vita, dopo un&#8217;infanzia piuttosto protetta nella casa paterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni &#8217;50 Carol sente il bisogno di uscire dai confini dell&#8217;autobiografia e entra a far parte del gruppo del MAC (Movimento Arte Concreta) torinese, elaborando un suo personale concetto di astrazione. A partire dagli anni &#8217;60 la sua ricerca torna a scovare nel suo repertorio intimo, unendo la realt\u00e0 di oggetti usati al suo intrinseco estro pittorico. Nascono dei dipinti, definiti &#8220;bricolages&#8221; dall&#8217;amico Edoardo Sanguineti, che accompagna Carol e la sua opera a partire dagli anni &#8217;60 con poesie e presentazioni autentiche e bizzarre. Gli amici hanno un grande ruolo nella vita di Carol, a cominciare dalle persone conosciute nella sua citt\u00e0, Torino, come Felice Casorati, Albino Galvano, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino e molti altri. Durante i soggiorni negli anni &#8217;70 con il suo gallerista Anselmino a Parigi e a New York conosce Andy Warhol, Orson Welles e soprattutto Man Ray, con il quale continua a frequentarsi fino alla morte di lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lavoro degli anni &#8217;70 \u00e8 insieme intimo e di ampio respiro: su formati spesso considerevoli, Carol Rama stende delle camere d&#8217;aria di bicicletta che le ricordano la fabbrica di biciclette del padre imprenditore. Le camere d&#8217;aria, spesso usurate riparate rattoppate, creano una superficie viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile simile alla pelle umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1980, l&#8217;artista ha un incontro fondamentale con Lea Vergine, la quale la include nella sua mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, chiamata &#8220;L&#8217;altra met\u00e0 dell&#8217;avanguardia&#8221;, con numerosi lavori degli anni &#8217;30 e &#8217;40. Curata da Lea Vergine le viene allestito nel 1983 la prima mostra antologica nel Sagrato del Duomo di Milano. Ora viene apprezzato il lavoro dei primi anni, e questo \u00e8 forse una delle ragioni per cui Carol torna all&#8217;inizio degli anni &#8217;80 alla figurazione con delle opere piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e allusioni mitiche e leggendarie. Carol Rama non ha pi\u00f9 abbandonato il figurativo, ma col tempo le figure e i personaggi, legati sempre alla sua storia personale, si sono fatti pi\u00f9 essenziali, quasi fossero emblemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1998 Carol Rama viene presentata a livello internazionale con un\u2019importante mostra antologica, allestita dapprima allo Stedelijk Museum di Amsterdam, poi presso The Institute of Contemporary Art (ICA) di Boston (USA). Carol Rama \u00e8 ormai conosciuta all&#8217;interno della cerchia dei conoscitori dell&#8217;arte contemporanea, ma il grande riconoscimento pubblico le arriva soltanto nel 2003, quando le viene conferito il Leone d&#8217;oro alla carriera in occasione della 50\u00b0 Biennale di Venezia. Nel 2004 le viene allestita un&#8217;ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, in seguito esposta al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead (GB, 2005). Il Museo cittadino di Ulm (D) e la Galerie im Taxispalais a Innsbruck (Au) organizzano anch&#8217;essi nel 2004-2005 una grande mostra retrospettiva. Durante l\u2019estate del 2006 si svolge l\u2019esposizione Trama doppia ad Alghero in Sardegna, con una personale di Carol Rama allestita dallo stilista Antonio Marras. Nell\u2019autunno del 2006 esce il Catalogo ragionato dell\u2019opera incisa di Carol Rama, presentato in occasione di una mostra antologica di incisioni al Museo di Arte Moderna Ca\u2019 Pesaro di Venezia. La mostra &#8220;La passione secondo ABO&#8221;, curata da Achille Bonito Oliva in occasione del Ravello Festival 2007, \u00e8 incentrata sull&#8217;opera figurativa di Carol Rama. Sempre nel 2007, Gillo Dorfles presenta una rassegna di opere su carta al Museo Materiali Minimi d&#8217;Arte Contemporanea di Paestum. Nell\u2019estate del 2008 Marco Vallora cura una grande mostra antologica di Carol Rama al Palazzo Ducale di Genova, in occasione del novantesimo anniversario della nascita. Nel gennaio del 2010 riceve il Premio Presidente della Repubblica su segnalazione dell&#8217;Accademia di San Luca di Roma<\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>Presso l&#8217;ex Chiesa Anglicana, ad Alassio (dietro stazione ferroviaria), prosegue la mostra Carol Rama \u2013 \u201cAppassionata\u201d a cura di Nicola Davide Angerame;\u00a0 l&#8217;esposizione, a ingresso libero, rimarra visitabile sino a 12 settembre (Orari di apertura: <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2010\/08\/31\/carol-rama-appassionata-ad-alassio\/\" title=\"Carol Rama \u2013 \u201cAppassionata\u201d: ad Alassio\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":"","footnotes":""},"categories":[84,98,26],"tags":[1562,7815],"class_list":{"0":"post-34051","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","6":"category-alassio","7":"category-arte","8":"category-le-notizie-del-giorno","9":"tag-carol-rama","10":"tag-w1nthumb"},"modified_by":null,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34051","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34051"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34051\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34051"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34051"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34051"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}