{"id":132103,"date":"2013-12-17T13:09:33","date_gmt":"2013-12-17T12:09:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/?p=132103"},"modified":"2019-08-22T21:28:19","modified_gmt":"2019-08-22T19:28:19","slug":"rock-on-2013-una-buona-annata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2013\/12\/17\/rock-on-2013-una-buona-annata\/","title":{"rendered":"Rock (on) 2013: una buona annata"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><strong>di Alfredo Sgarlato<\/strong> &#8211; Se siete tra quelli che pensano che il rock ci ha dato la stragrande maggioranza dei suoi capolavori nel biennio \u201867\/\u201969 oppure \u201877\/\u201979, \u00e8 difficile darvi torto. Per\u00f2 il 2013 \u00e8 stato, come si direbbe per il vino, un\u2019annata di pregio. Molti dischi tra quelli passati sul mio lettore hanno superato la prova dell\u2019ascolto puramente per motivi professionali per passare a quello motivato dal piacere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se come me amate voci profonde, atmosfere notturne, ritmi inusuali, non potete perdervi \u201c<i>Dream River<\/i>\u201d, del cantautore americano Bill Callahan. Dopo una carriera ventennale, in cui per lungo tempo si \u00e8 fatto chiamare Smog, Callahan giunge al suo capolavoro, dopo un disco gi\u00e0 notevole come il precedente \u201c<i>I wish we were an eagle<\/i>\u201d. Canzoni lunghe, con violino e flauto a ricamare su chitarre e percussioni. Sebbene Bill sia americano e l\u2019influsso di Leonard Cohen e Neil Young innegabile, in questo disco si respira pi\u00f9 il ricordo di misconosciuti cantautori inglesi, come John Martyn e Nick Drake. Gli possiamo avvicinare \u201c<i>Across six leap years<\/i>\u201d, in cui i Tinderstick reincidono con nuovi arrangiamenti alcuni brani rari del proprio repertorio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">[vsw id=&#8221;_Y18RiqIFjA&#8221; source=&#8221;youtube&#8221; width=&#8221;506&#8243; height=&#8221;410&#8243; autoplay=&#8221;yes&#8221;]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La voce incantevole di Stuart Staples accompagnata da poche note di piano, organo, vibrafono, musica da ascoltare a tarda notte, vicini permettendo, con un buon bicchiere in mano. Se cercate qualcosa di pi\u00f9 originale, per quanto si possa esserlo in pieno terzo millennio, l\u2019etichetta inglese Domino propone un tris d\u2019assi: le atmosfere rarefatte dei These new puritans, con \u201c<i>Field of Reeds<\/i>\u201d, quasi pi\u00f9 classica che rock, sul solco degli ultimi Talk Talk; la miscela di soul, jazz e new wave degli About Group, guidati dal leggendario batterista Charles Hayward, con \u201c\u201d<i>Betwen the Walls<\/i>\u201d, la polistrumentista Julia Holter che col suo terzo album \u201c<i>Loud City Songs<\/i>\u201d si candida a credibile erede tanto di Kate Bush quanto di Joni Mitchell.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ma se parliamo di strumentiste donne il 2013 \u00e8 stato l\u2019anno di Anna Calvi. L\u2019affascinante musicista inglese di origini italiane aveva gi\u00e0 convinto col primo album, in cui scriveva sinuose melodie da rock desertico che cantava con una bella voce debitrice della Regina delle tenebre Siouxsie. Col nuovo \u201c<i>One Breath<\/i>\u201d gli arrangiamenti si fanno pi\u00f9 sofisticati e la qualit\u00e0 della scrittura \u00e8 sempre molto alta. Negli ultimi anni sono apparse moltissime musiciste donne, che spesso hanno Siouxsie, o Cat Power, come muse ispiratrici, ma Anna Calvi ci sembra la pi\u00f9 dotata.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Festeggiando il ritorno di Sua Maest\u00e0 Nick Cave e della cult band My Bloody Valentine su ottimi livello e apprezzando il buono stato di forma di band ormai classiche dell\u2019underground americano come Califone, Joan of Arc, Polvo, Yo La Tengo (orribile invece l\u2019ultimo, noiosissimo, Flaming Lips, carino ma sottotono il nuovo Black Angels \u201c<i>Indigo Meadows<\/i>\u201d), chiudiamo la rassegna internazionale con due dischi che, pur non offrendo che una rivisitazione di stili del passato lo fanno nel migliore dei modi, cio\u00e8 scrivendo grandi canzoni. \u201c<i>Fanfare<\/i>\u201d di Jonathan Wilson ci riporta di incanto nella California degli anni \u201970, con impasti vocali alla Crosby Stills Nash &amp; Young, chitarre soavi, ritmi jazzati alla Steely Dan, ma anche richiami a Beatles e Genesis. Wilson certamente cita i maestri, ma \u00e8 cantante, chitarrista e arrangiatore sopraffino. E una canzone come \u201c<i>Fazon<\/i>\u201d non si dimentica. Anche gli MGMT sono americani, eppure la loro musica \u00e8 quanto di pi\u00f9 inglese si possa immaginare, Bowie, Marc Bolan e il glam rock, i Beatles ovviamente, i Kinks, la psichedelica pinkfloydiana, il synth pop anni \u201980, persino il pop-jazz fantascientifico dei magnifici misconosciuti Pram, tutto quanto c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 inglese \u00e8 ottimamente frullato e ricomposto nell\u2019omonimo disco del duo di Brooklin.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E passiamo all\u2019Italia. Metabolizzata la delusione per il nuovo Baustelle, poco riuscito, ci consoliamo con tanti prodotti indipendenti, Alenjemaal, Cactus, Molotoy, Ofeliadorme, Unepassante, Simona Getchen, Novadeaf, i savonesi I Venus e 3fingersguitar, tutti gruppi che sanno fare musica con buona tecnica e personalit\u00e0, e non sfigurano davanti alle corazzate di oltreoceano. E c\u2019\u00e8 una consistente parte di Italia in uno dei progetti pi\u00f9 interessanti dell\u2019anno. \u201c<i>Still Smiling<\/i>\u201d di Teho Teardo, compositore di colonne sonore per Sorrentino, Salvatores, Chiesa, Societas Raffaello sanzo, e Blixa Bargeld, cantante e chitarrista degli Einsturzende Neubauten, a cui in alcuni brani si aggiunge il quartetto d\u2019archi di Alexander Balanescu, storico collaboratore di Michael Nyman. Canzoni neoespressioniste in bilico tra avanguardia e tradizioni. Questa \u00e8 l\u2019Europa che ci piace.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em><strong>*\u00a0il trend dei desideri: la rubrica Corsara di Alfredo Sgarlato<\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">[vsw id=&#8221;ENcDiZlVS4U&#8221; source=&#8221;youtube&#8221; width=&#8221;506&#8243; height=&#8221;410&#8243; autoplay=&#8221;no&#8221;]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">[vsw id=&#8221;Sd9r4XHlnPU&#8221; source=&#8221;youtube&#8221; width=&#8221;506&#8243; height=&#8221;410&#8243; autoplay=&#8221;no&#8221;]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">[vsw id=&#8221;653h_QmjDWY&#8221; source=&#8221;youtube&#8221; width=&#8221;506&#8243; height=&#8221;410&#8243; autoplay=&#8221;no&#8221;]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">[vsw id=&#8221;IzzpkDPetZU&#8221; source=&#8221;youtube&#8221; width=&#8221;506&#8243; height=&#8221;410&#8243; autoplay=&#8221;no&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Alfredo Sgarlato &#8211; Se siete tra quelli che pensano che il rock ci ha dato la stragrande maggioranza dei suoi capolavori nel biennio \u201867\/\u201969 oppure \u201877\/\u201979, \u00e8 difficile darvi torto. 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