{"id":127945,"date":"2013-10-28T20:31:27","date_gmt":"2013-10-28T19:31:27","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/?p=127094"},"modified":"2019-08-22T19:57:05","modified_gmt":"2019-08-22T17:57:05","slug":"assemblea-congressuale-delle-cooperative-sociali-liguri-frega-dalla-crisi-si-esce-puntando-sulla-equita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2013\/10\/28\/assemblea-congressuale-delle-cooperative-sociali-liguri-frega-dalla-crisi-si-esce-puntando-sulla-equita\/","title":{"rendered":"Terzo settore, Assemblea congressuale delle cooperative sociali liguri, Frega: &quot;Dalla crisi si esce puntando sull\u2019equit\u00e0&quot;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(fp) &#8211;<\/strong> \u00abUna crisi che si \u00e8 provato a negare fino all\u2019ultimo e che oggi vediamo in tutta la sua drammaticit\u00e0. Una crisi finanziaria, economica, politica, che oggi \u00e8 soprattutto una crisi sociale e culturale. Una crisi che colpisce i pi\u00f9 deboli. La crisi che diventa quotidianit\u00e0, la crisi con cui dobbiamo convivere e che giustifica ogni scelta messa in atto per affrontarla, la frase  che sentiamo pi\u00f9  frequentemente  \u00e8 \u201cnon si pu\u00f2  fare diversamente\u201d, l\u2019accettazione di questo paradigma \u00e8 divenuto il profilo pi\u00f9 riconoscibile, se non esclusivo, dell\u2019essere responsabili, della responsabilit\u00e0\u00bb. Parole del Vice presidente Legacoop Liguria, Sandro Frega, oggi intervenuto al Circolo Unificato dell\u2019Esercito a Genova per l\u2019assemblea congressuale delle cooperative sociali liguri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNel nostro settore, nel welfare, questi &#8211; ha ricordato Frega &#8211; sono stati gli anni del taglio progressivo, fino al sostanziale azzeramento, dei Fondi nazionali per le politiche sociali, per la non autosufficienza, per la famiglia, per l\u2019infanzia, per le politiche giovanili, per l\u2019immigrazione; della riduzione forte dei trasferimenti agli Enti Locali, che gli stessi principalmente destinavano ai servizi sociali; del crescente irrigidimento della spesa sanitaria; dell\u2019allungamento patologico dei tempi di pagamento pubblici, particolarmente gravoso per realt\u00e0 d\u2019impresa come le nostre, ad alta intensit\u00e0 di lavoro; del sensibile affievolirsi della tensione pubblica a promuovere inclusione sociale sostenendo l\u2019inserimento al lavoro delle persone svantaggiate\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro anni dopo, e dopo tutto questo, la crisi ha il volto concretissimo \u00abdi quasi 3.500.000 disoccupati, oltre il 12% delle persone in et\u00e0 da lavoro, ma quasi il 40% dei giovani entro i 25 anni; percentuali purtroppo ben pi\u00f9 alte ove si considerino milioni di lavoratori in cassa integrazione per molti dei quali il rientro al lavoro \u00e8 del tutto incerto, e si tenga conto del fatto che ben il 53% degli occupati giovani ha rapporti definibili precari; di 9 milioni e mezzo di persone (il 15,8% della popolazione) che vivono in condizioni di povert\u00e0 relativa e, tra questi, quasi 5 milioni (8% della popolazione) in condizione di povert\u00e0 assoluta; del 10% delle famiglie che possiede quasi il 50% della ricchezza nazionale, mentre il 50% delle famiglie non arriva a detenerne il 10%\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00c8 il volto di un paese e di una regione segnato da disuguaglianze profonde, da una accresciuta e pesante ingiustizia sociale. Oggi c\u2019\u00e8 una strada obbligata per uscire dalla crisi: \u201crafforzare le persone&#8221;, le relazioni tra di loro, costruire legami, fare sistema, creare  nuove politiche di sviluppo fondate sulla coesione sociale. Dalla crisi si esce puntando sull\u2019equit\u00e0! L\u2019esperienza della cooperazione sociale (e della cooperazione nel suo complesso) dimostra che \u00e8 possibile, con lo strumento dell\u2019impresa, dare risposta alle esigenze sociali, che produrre valore per i soci (la mutualit\u00e0 interna storica della cooperative) pu\u00f2 contestualmente produrre valore sociale ed economico per la collettivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl protagonismo dei cittadini, la loro capacit\u00e0 di organizzare e autogestire anche in ambito economico, con finalit\u00e0 pubbliche,  \u00e8 forse il fenomeno di maggiore innovazione che si sta producendo in Italia, e con tutta evidenza pu\u00f2 avere un ruolo sostanziale per un progetto di rigenerazione e di sviluppo del Paese. La cooperazione sociale si candida a questo ruolo, ne ha le capacit\u00e0 e la storia di questi anni ce lo dice\u00bb. \u00abTutte le fonti, interne ed esterne, confermano che nella crisi la cooperazione sociale non solo ha tenuto, ma ha mantenuto una significativa capacit\u00e0 di crescere\u00bb, ha spiegato il Vice presidente Legacoop Liguria: \u00abI dati del censimento Istat dicono che in 10 anni, dal 2001 al 2011, la cooperazione sociale complessivamente intesa in Italia \u00e8 cresciuta del 98%, quanto a numero delle imprese, occupati e valore di produzione. La ricerca che Censis ha effettuato nel 2012 per l\u2019Alleanza delle Cooperative Italiane ha documentato che, insieme a questa straordinaria capacit\u00e0 di crescita, la cooperazione sociale \u00e8 il settore che nella cooperazione meglio ha retto alla crisi, e pi\u00f9 importanti risultati ha prodotto anche sul versante occupazionale, confermando la propria eccellenza rispetto all\u2019occupazione femminile ed alla presenza femminile nei ruoli di organizzazione, direzione e governo delle imprese\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTuttavia, gli effetti della crisi ci hanno toccato da vicino, da un lato con la progressiva riduzione dei margini gestionali che, soprattutto per le cooperative di minore dimensione, ha in non pochi casi messo in discussione la tenuta dell\u2019impresa; dall\u2019altro la chiusura crescente di servizi, sia in ambito sociale che in attivit\u00e0 finalizzate all\u2019inserimento lavorativo, ha messo a rischio posti di lavoro, le riserve delle nostre cooperative faticosamente accumulate negli anni calano in maniera vistosa, aumentano le richieste di attivazione di C. I. in deroga. Anche i dati Liguri ci confermano una tenuta, difficile, ma una tenuta il cui merito \u00e8 nel duro lavoro dei nostri soci, nel nostro modello, nelle nostre scelte che in questi anni hanno privilegiato, come \u00e8 giusto che sia, l\u2019occupazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn Liguria le cooperative sociali Legacoop hanno un fatturato importante, circa 161 milioni di euro, il capitale sociale \u00e8 di 4 milioni di Euro; \u00e8 questo un dato che ci piace sottolineare, perch\u00e9 \u00e8 il termometro di una base sociale che crede nella propria cooperativa pur in un contesto avvilente, che rateizza il capitale sociale a fronte di stipendi bassi, 15 sono i ML di  patrimonio che risulta, appunto in calo. Gli occupati del 2010 erano  4200, 4470 nel  2011 circa 4500 nel 2012 (i dati sono ancora incompleti ma la proiezione ci da questo risultato). Quindi una tenuta, ma &#8211; ha concluso Sandro Frega &#8211; quante difficolt\u00e0, quanta preoccupazione in questi anni\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>(fp) &#8211; \u00abUna crisi che si \u00e8 provato a negare fino all\u2019ultimo e che oggi vediamo in tutta la sua drammaticit\u00e0. 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