{"id":113808,"date":"2013-05-21T23:12:48","date_gmt":"2013-05-21T21:12:48","guid":{"rendered":"http:\/\/albengacorsara.it\/2013\/05\/21\/albenga-sconosciuta-il-riciclo-e-i-riusi-architettonici\/"},"modified":"2019-08-22T20:18:57","modified_gmt":"2019-08-22T18:18:57","slug":"albenga-sconosciuta-il-riciclo-e-i-riusi-architettonici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2013\/05\/21\/albenga-sconosciuta-il-riciclo-e-i-riusi-architettonici\/","title":{"rendered":"Albenga&#8230; sconosciuta! Il riciclo e i riusi architettonici"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di Francesca Giraldi &#8211; <\/strong>Esiste un\u2019Albenga riciclata, un po\u2019 nascosta, che fa capolino all\u2019interno dell\u2019attuale Albenga. Non \u00e8 facile individuarla perch\u00e9 il nostro occhio \u00e8 abituato a vederla e, si sa, il nostro occhio \u00e8 cieco per le cose che vede tutti i giorni, come quando si cerca il barattolo dei biscotti nella credenza, \u00e8 proprio l\u00ec, davanti a noi, dove \u00e8 sempre stato, ma noi non lo riconosciamo. Bisogna quindi allenare l\u2019occhio a ricercare, insomma rimetterlo in forma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso si sente dire, per le vie cittadine, che ogni volta si fa un buco per terra si scopre sempre qualcosa. Ci\u00f2 \u00e8 sostanzialmente vero e corrisponde alla realt\u00e0, oggi come ieri. Infatti la citt\u00e0 ha una lunghissima vita, le prime testimonianze di un probabile insediamento ligure, ricordato da Plutarco, potrebbero risalire alla fine del IV-inizio III sec. a.C. Da allora lo sviluppo urbano si \u00e8 concentrato per lungo tempo nella medesima porzione di territorio, l\u2019attuale centro storico, che nel corso del tempo ha visto sorgere e scomparire edifici, a causa di alluvioni, di incendi e di ammodernamenti urbanistici. Tutte queste vecchie Albenga si trovano sepolte, strato su strato, sotto l\u2019attuale basolato. Per farci un\u2019idea di quanto ci sia sotto i nostri piedi basta affacciarsi dalla balaustra che delimita il Battistero, l\u2019edificio infatti si trova a circa 2m dal manto stradale, ci\u00f2 significa che dal V sec. d.C. il piano di calpestio si \u00e8 innalzato notevolmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo, adesso, la nostra caccia all\u2019elemento riciclato dalla Cattedrale S. Michele, uno dei monumenti pi\u00f9 importanti della nostra citt\u00e0, osservata e fotografata ogni giorno. L\u2019impianto originario della Chiesa risale al V sec., contemporaneo al Battistero, insieme al quale doveva formare un complesso episcopale, completato anche dall\u2019Episcopio, probabilmente localizzato all\u2019incrocio tra via Ricci e via Medaglie d\u2019Oro, per il quale per\u00f2 non esistono ad oggi sicure testimonianze archeologiche. Nel periodo che intercorre tra l\u2019et\u00e0 longobarda e quella carolingia (VIII-IX sec.) la Chiesa era costituita da un\u2019unica sala, la moderna navata centrale, mentre la parte esterna, corrispondente alle attuali navate laterali, era occupata dall\u2019area cimiteriale. Il presbiterio, l\u2019area che ospita l\u2019altare ed \u00e8 riservata agli officianti, era delimitato da una balaustra marmorea. Durante i successivi rifacimenti tale recinzione venne obliterata, ma non del tutto dismessa, infatti un pannello and\u00f2 a costituire un elemento decorativo della facciata esterna. Dove? Nella duecentesca lunetta ogivale che incornicia l\u2019entrata laterale alla navata sinistra, prospiciente il battistero. L\u2019architrave di marmo, decorato con una treccia di vimini e un fregio spiraliforme, presenta un motivo tripartito con bassorilievi ad intreccio, cerchi e croci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 l\u2019unico elemento di rimpiego in facciata: mimetizzato nella parte inferiore del campanile, appartenente al IX sec. (antecedente al campanile vero e proprio dell\u2019XI sec.), si intravede infatti anche una piccola testa in marmo bianco, fissata alla facciata. Si tratta verosimilmente di parte di un bassorilievo che decorava un sarcofago. La figura rappresenta il volto barbato di un uomo e, a seguito dell\u2019analisi dello stile, l\u2019espressionismo e il realismo della raffigurazione \u00e8 attribuibile all\u2019et\u00e0 imperiale romana. \u00c8 possibile che durante gli scavi per l\u2019ampliamento della Chiesa si siano intaccate le sepolture localizzate nelle zone limitrofe e che questa testolina, ormai avulsa dal sarcofago, sia stata inserita nella facciata a scopo decorativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A qualche passo di distanza si trova la chiesa di Santa Maria in fontibus, edificata durante l\u2019XI sec. La parete del campanile mostra in bellavista una strana iscrizione marmorea inserita all\u2019interno della muratura. Si tratta di un cippo funerario, cio\u00e8 una stele che commemora la morte di M. Vibullio Proculo vissuto per soli diciassette anni. Nel II sec. indicava il luogo di sepoltura del ragazzo ma, durante i lavori di edificazione del campanile settecentesco, venne riportata alla luce e riutilizzata come pietra angolare della struttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 pi\u00f9 evidente da individuare, forse perch\u00e9 crea una nota stonata con il contesto, una colonna  marmorea a sezione subcircolare localizzata dietro la canonica di San Michele, in Piazza dei Leoni. \u00c8 difficile attribuire una datazione puntuale a questo manufatto perch\u00e9 non presenta l\u2019utilizzo di peculiari tecniche di realizzazione o particolari decori. \u00c8 verosimile per\u00f2 supporre che possa essere stata sfruttata come pilastro dell\u2019antica Chiesa paleocristiana.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono invece perfettamente integrate nell\u2019ambiente circostante, le due colonne in granito che formavano il portale della chiesa domenicana di S. Domenico, oggi sfruttate come elemento architettonico decorativo che incornicia l\u2019entrata al chiostro. Il complesso era formato dalla chiesa e dal convento dei Padri predicatori di San Domenico e fu fondato durante il XIII sec (la prima fonte a citarlo risale al 1287, ma si suppone sia anteriore di almeno un decennio). Per molti secoli fu la chiesa prediletta di tutta la nobilt\u00e0 ingauna, che oltre a frequentarla per i riti religiosi, sfruttava la grande sala del refettorio per le riunioni e i cenacoli culturali. Dall\u2019Ottocento l\u2019intera struttura del convento \u00e8 adibita ad uso abitativo, mentre della chiesa, quasi totalmente obliterata, rimangono solo il portale e la struttura superiore dell\u2019abside appoggiata al muro di cinta della citt\u00e0.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Albenga ha molta storia da offrire a chi la sa leggere, ma se a fianco di questi piccoli camei vi fossero delle targhette esplicative, anche sintetiche, chiunque potrebbe avere un pi\u00f9 facile accesso alle informazioni e forse la storia e la cultura sarebbero pi\u00f9 alla portata di tutti. Gli esempi che abbiamo analizzato sono solo una parte di quelli esistenti e avevano lo scopo di togliere il velo dai nostri occhi e farci guardare, non semplicemente vedere, i segreti di Albenga. Concluso l\u2019allenamento vi lascio con un piccolo test: le foto di seguito immortalano un riuso architettonico presente nel Centro Storico, sapreste individuare dove si trova? E quale poteva essere il suo impiego originale? Vediamo che bravi detective della storia siete diventati!<\/p>\n<blockquote style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>* Terre e Orizzonti: la rubrica <\/strong><\/em><strong>Corsara <\/strong><em><strong>di Francesca Giraldi<\/strong><\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>di Francesca Giraldi &#8211; Esiste un\u2019Albenga riciclata, un po\u2019 nascosta, che fa capolino all\u2019interno dell\u2019attuale Albenga. Non \u00e8 facile individuarla perch\u00e9 il nostro occhio \u00e8 abituato a vederla e, si sa, il nostro occhio \u00e8 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.albengacorsara.it\/corsara\/2013\/05\/21\/albenga-sconosciuta-il-riciclo-e-i-riusi-architettonici\/\" title=\"Albenga&#8230; sconosciuta! 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