Political Essay – Ribellione morale e riflessione politica

di Franco Astengo – L’Italia ha bisogno, urgentemente e necessariamente, di una ribellione morale. Gli spiriti più elevati debbono essere capaci di promuoverla, partendo da un senso di vera e propria indignazione che va sollevata cercando di avviare, nel contempo, una profonda riflessione politica.

Questo Paese, negli ultimi trent’anni, è stato governato male: ma non solo, i suoi cittadini, la stragrande maggioranza dei cittadini onesti che lavorano, studiano, tirano avanti (lo affermo con tranquillità: senza nessuna tema di cadere nella retorica populista che appartiene, purtroppo, a ben altre sponde) sono stati maltrattati, angariati, vilipesi.

A suffragare quest’affermazione basterebbero le cifre uscite fuori in questi giorni da diverse fonti: e non si tratta di statistica-spettacolo come qualcuno ha cercato di insinuare. Si tratta delle grandi cifre della diseguaglianza sul piano fiscale e della ricchezza, dei numeri della disoccupazione, delle tante tragedie, vere e proprie tragedie, che ci arrivano soprattutto dal mondo del lavoro, ma non solo.

Qualcosa non quadra davvero in questo Paese, al di là delle considerazioni di carattere generale sulla crisi, i risvolti internazionali e quant’altro: un Paese dove un autogol in una partita di terz’ordine vale quanto il costo di un appartamento che una famiglia suda con vent’anni di mutuo sulle spalle; un Paese nel quale dalle fontane della “politica” (certo è difficile definire con questa terminologia classica, un certo tipo di attività che viene svolta, adesso come adesso, nelle istituzioni e nei partiti) sgorgano fiumi di denaro che non hanno origine e non sono vincolati ad alcuna forma di produzione intellettuale e i cui flussi, di conseguenza, sono dirottati per gli usi più svariati di vantaggio personale e di clan, al di fuori da qualsivoglia riscontro o controllo pubblico.

L’appropriazione dei fondi del finanziamento pubblico ai partiti (o rimborsi elettorali, come li si voglia chiamare) appare essere la nuova frontiera della “questione morale”, ben al di là delle antiche tangenti su lavori pubblici, appalti, progetti.

La responsabilità beninteso è di tutti: una riflessione di fondo, ad esempio, sul “caso Lusi” che appare, in questo senso, davvero la “madre di tutte le battaglie” non è stata ancora proposta da alcuno. Anche perché, nel sistema del “partito di cartello” che regge il quadro politico italiano, le situazioni da spiegare ci sono per tutti.

Non mi inoltro, ovviamente, nel caso “Lega Nord” che, dai prodromi, potrebbe anche risultare analogo a quello “storico” del “mariuolo” Mario Chiesa, ma con esiti ancora più devastanti per il sistema politico.

L’Italia è stata governata male, seguendo mode improvvisate e mai analizzate politicamente a fondo con il concorso dei cittadini: si pensi alle modifiche elettorali basate sulla personalizzazione, si pensi alla vera e propria “bufala” del federalismo, si pensi alle varie idee sulla semplificazione dell’amministrazione pubblica risoltesi in buona parte in clamorosi pasticci e , comunque, in un ulteriore distacco tra i cittadini e la cosa pubblica.

Nel frattempo la Costituzione è stata violata sistematicamente anche da parte di chi dovrebbe essene il tenace custode: al punto in cui è emersa una sorta di “Costituzione materiale” affatto diversa da quella formale in vigore. Una “Costituzione materiale” dalla quale si pretende, addirittura, di trarre le indicazioni per modifiche dell’“agire politico” intese nel senso di una restrizione dei meccanismi democratici.

Il risultato di questo lungo processo di degrado, che qui ho cercato di riassumere in poche battute, ma che meriterebbe una ben più ampia e articolata analisi è stato quella della formazione di un governo di destra, ferocemente antipopolare che, senza fornire alcuna spiegazione sulla realtà economica e sociale, legge la situazione italiana nel modo più classicamente padronale, in un’ideologica visione di classe di stampo non solo novecentesco ma addirittura ottocentesco, che sta assumendo vesti, chiaramente anticostituzionali, da “Protettorato” in una sorta di diarchia: una situazione anch’essa dagli esiti imprevedibili per la nostra democrazia, potenzialmente foriera di soluzioni plebiscitarie.

Basta guardarsi attorno per capire: verificare la situazione dell’industria, dei servizi, del territorio; l’ignavia se non l’amoralità dei governanti a tutti i livelli, centrale e periferico.

Non vale affermare che la “politica” i suoi esponenti sono lo “specchio del Paese” anche dal punto di vista della qualità morale: non vale perché, nel corso degli anni, è stato costruito (anche sulla base di una sorta di indifferenza collettiva, ben alimentata anche sul piano mediatico) proprio quel “cartello” da parte di un ceto il cui unico scopo è stato quello di impedire ad altri di affermarsi, di entrare nel cerchio, di scendere produttivamente nell’arena: anzi, scientemente, sono state allontanate quelle forze, quei soggetti, che avrebbero potuto rappresentare punti di riferimento in controtendenza.

Non esistono, in questo momento, soggetti cui rivolgersi, se non, parzialmente, ad alcuni settori del mondo sindacale e di movimento, ai quali non si può chiedere però di oltrepassare la loro dimensione storica.

Senza una vasta “Ribellione Morale” (cosa ben diversa dagli “indignados di strada”) non ci sarà prospettiva: penso alla ripresa di un pensiero critico capace di fissare orizzonti ben più avanzati di quelli della semplice fuoriuscita dalla crisi, a un lavoro insieme intellettuale e politico, a un coinvolgimento di massa attorno ad un grande dibattito sulle idee necessarie per il cambiamento.

Serve una nuova Resistenza, altro termine davvero non mi viene in mente.

* Franco Astengo – politologo

2 Commenti

  1. Le decisioni per il nostro stato, per la comunità europea,sono state prese al g7ed al g8,mai rese pubbliche le riunioni,ne tanto meno cosa si son detti,ma sembrerebbe che l’attuale politica nazionale ed europea,abbia cominciato ad avere problemi,combinazione propio dopo tali riunioni,il Nuovo Ordine Mondiale,hà deciso sulle sorti attuali,se non si fermano vedremo una tale povertà,l’assenza dei diritti,dei servizi di cui i cittadini hanno pagato e continuano a pagare,ma nessuno prende il coraggio per contrastare, chi cerca di farlo viene in qualche modo destabilizzato,ò corrotto,amara realtà.

  2. Sig. Astengo,
    Ho letto con piacere la sua attenta e precisa analisi dove con esemplare sintesi ha stigmatizzato alcuni “sintomi” realmente rappresentativi e indicatori della patologia che affligge questo Paese.
    Tralasciando i passaggi che mi vedono particolarmente daccordo, per evidente incontrovertibilità delle argomentazioni, relativi ai fenomeni di degenerazione degli strumenti democratici di finanziamento ai partiti, del “cartello” di appoggio al Governo e delle appropriate definizioni che lei assegna a quest’ultimo, delle violazioni alla Costituzione, della necessità di un C.L.N. moderno e della chimera federalista, mi preme sottolineare alcuni aspetti che lei ha toccato e che rappresentano anch’essi un valido sintomo per effettuare la diagnosi del paziente Italia.
    Mi riferisco al fatto se sia ancora opportuno considerare e “bollare” il popolo in fgunzione della qualità dei propri politici oltre che alla degenerazione indotta nelle istituzioni dai moti insurrezionisti- federalisti che purtroppo acocmpagnano la vita politica del Paese ormai da troppo tempo.
    Fenomeni la cui genesi và senz’altro imputata a spazi lasciati aperti dal potere partitico che no nha fatto il proprio mestiere fino in fondo, tradendo le aspettative dei cittadini.
    Ma i fatti gravi che ci affliggono come Lei ben evidenzia sono specialmente quelli estrosivi rappresentati dalle restrizione dei meccanismi democratici.
    Nessuno intende dichiarare che il Paese sia in preda ad un regime, convenzionalmente e storicamente rappresentato nell’immaginario collettivo da una dittatura militare ma nel nostro caso, come in altri paesi dell’U.E. si assiste a violazioni della democrazia in mniera indiretta, in quesnto veicolata da strumenti di vessazione agenti sul piano economico finanziario delle famiglie.
    Credo sia indiscutibile decantare libertà e liberismo laddove il popolo si ritrovi compresso e costretto da problemi economici ai quali non può far fronte!
    Senza voler passare per catastrofico, ritengo che una dittatura economico-finanziaria sortisca gli stessi nefasti effetti di una dittatura “convenzionale”.
    La divisione in classi, ormai abbandonata anche dalle ideologie di sinistra si stà riaffermando prepotentemente sotto forma lobbistica dagli oscuri tratti e sembianze.
    Lo spettro di intenti ormani neppure tanto celati di voler scippare le sovranità nazionali per trapiantarle in seno ai centri di potere economico europei è ormai un concreto pericolo.
    In questi termini un C.L.N. con compiti di ripristino Costituzionale appare come l’unica via di salvezza prima di veder compromesse le tutele dei diritti fondamentali del popolo.
    Alla luce dei recenti interventi governativi in settori a mio giudizio estranei all’opera di un governo non voluto dall’espressione popolare, reggentesi su un “cartello” come Lei giustamente definisce che nemmeno esso leggittima interventi strutturali “pesanti” su livelli che non dovrebbero essere concessi all’azione dei tecnici, molti si chiedono se la nomina del Presidente della Repubblica non stia oltrepassando i limiti concessi a dei tecnici che avrebbero soltanto il compito di traghettare la Nazione fuori dalla crisi.
    I più non comprendono i motivi pervicacemente perseguiti di un azione che non si limita all’ordinario ma che incide profondamente con affari costituzionali per la cui modifica, credo, sia necessario ben altro consenso del popolo..
    Grazie dell’attenzione.

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