Tagli Manovra: tra mezze aperture e chiusure totali continua il braccio di ferro tra Regioni, Province, Comuni e Governo

di Fabrizio Pinna – Continua il braccio di ferro tra Regioni, Enti Locali e Governo sulla distribuzione dei tagli nella monovra economica. Il Presidente Vasco Errani ha già convocato la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome per domani, giovedì 8 luglio, alle ore 10.00 (Via Parigi, 11, Roma). Molti i punti all’Ordine del Giorno ma il tema centrale sarà ancora una volta naturalmente proprio la Manovra e “le valutazioni del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

Dopo una lunga serie di ultimatum e dinieghi, è andato infine in porto oggi l’invocato incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha ceduto alle richieste e riceverà venerdì, insieme al Ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti, la delegazione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Un’apertura che sembrerebbe più che altro formale, quando è ormai dichiarata la scelta di porre sulla manovra il voto di fiducia così come gli irrigidimenti sulla distribuzione dei tagli da parte del ministro Tremonti,  sicché  non è molto chiaro fino a che punto il redez-vous potrà poi comportare davvero qualche concreto risultato.

“La convocazione dell’incontro con il Presidente del Consiglio è il primo passo utile per avviare un confronto nel merito”,  ha  commentato comunque diplomatico il Presidente Vasco Errani, aggiungendo: “Naturalmente l’incontro che è stato richiesto da Regioni, Province e Comuni, dovrà prevedere la presenza di tutti i protagonisti”. Il previsto incontro del Presidente del Consiglio Berlusconi e del Ministro dell’economia e delle finanze Tremonti con i Presidenti delle Regioni è stato fissato per venerdì 9 luglio alle ore 11.00 a Palazzo Chigi che in una lunga nota ha inoltre chiarito nei dettagli quali sono i paletti che ha  tuttavia posto alla trattativa**, i quali certo non sembrano – appunto – lasciare molto spazio alle richieste più sostanziali di modifiche e ribilanciamento dei tagli richiesti. “Sul merito del comunicato diffuso dal Governo – ha anticipato Errani senza entrare oggi nel merito – avremo modo di illustrare le nostre buone ragioni e le nostre preoccupazioni per servizi fondamentali per le persone, le famiglie e le imprese”.

Intanto, non sembrano invece aver trovato alcuno spazio di ascolto da parte del Governo né la richiesta di un incontro diretto con il premier né quella di una “redistribuzione dei carichi previsti dalla manovra” avanzata anche dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). “I Comuni hanno anche presentato un’opzione alternativa, che non va minimamente a toccare né i saldi della manovra stessa, né l’ammontare dei sacrifici previsti per i Comuni. Con queste più che ragionevoli proposte, è inconcepibile che il governo non abbia la dignità di riceverci e di darci delle risposte” ha lamentato oggi il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino al termine della conferenza congiunta con le Regioni e le Province.

“Per noi – ha spiegato Chiamparino – un’ulteriore strada percorribile sarebbe quella di mantenere intatto l’ammontare dei sacrifici previsti per i Comuni, ovvero 4 miliardi. Chiediamo però di suddividerli in un miliardo per il 2011 e 3 miliardi per il 2012, invece che in 1,5 e 2,5 nei due anni. Il saldo resta uguale, ma noi potremmo avere la possibilità di recuperare i tagli nel 2012, con l’entrata in vigore della nuova imposta comunale prevista dai decreti attuativi del federalismo. Se la sfida è quella federalista – ha aggiunto il presidente dell’ANCI – è il momento di capire se questa sfida si vuole affrontare per davvero”.

Più positivo il giudizio del Presidente dell’Upi (Unione Province Italiane) Giuseppe Castiglione, il quale tuttavia si aspetta che a partecipare siano venerdì tutti “i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni, che lo hanno unitariamente richiesto per presentare proposte di modifica della manovra finanziaria a tutela degli interessi dei territori e delle comunità locali”. “La convocazione dell’incontro sulla manovra economica da parte del Presidente del Consiglio Berlusconi – ha comunque commentato con ottimismo il presidente UPI Castiglione – è un segnale importante e raccoglie le nostre richieste di ricomporre e riprendere la normale dialettica istituzionale. Il Presidente Berlusconi dimostra di avere compreso che la nostra richiesta di riaprire un confronto nasce dalla volontà comune di modificare una manovra che oggi ha un impatto eccessivo sui servizi ai cittadini e alle imprese”.

** I paletti del Governo alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – “La manovra sarà oggetto di necessaria e responsabile richiesta di fiducia da parte del Governo, tanto al Senato quanto alla Camera, trattandosi di un provvedimento fondamentale per la stabilità finanziaria del nostro Paese.

I saldi della manovra erano, sono e saranno intangibili. Non si tratta infatti di numeri casuali od arbitrari, ma di numeri che riflettono ciò che, tanto dalla Commissione Europea quanto dai mercati finanziari, è considerato assolutamente necessario per ridurre la dinamica incrementale del nostro debito pubblico.

Va, comunque, notato che questa manovra non è e non va considerata come un intervento unico, isolato, ma come parte di una strategia complessiva di rigore nella gestione del bilancio pubblico. Una strategia che, per quanto riguarda questo Governo, è iniziata già con la legge finanziaria “triennale” del 2008.

Assumendo in questi termini la giusta prospettiva, è assolutamente evidente che l’incidenza complessiva della politica di rigore operata in questi anni è stata, è e sarà nell’insieme distribuita su tutte le voci che sono parte del bilancio dello Stato. Ciò considerando non solo questa manovra ma anche la legge finanziaria “triennale” che, a sua volta, si aggiunge agli altri interventi fatti nel passato.

Ciò che viene rilevato ora come “squilibrio” a carico dei governi locali va, dunque, valutato in base a ciò che è già stato operato a carico del governo centrale (e non può essere ulteriormente incrementato). Ciò rende oggettivamente impraticabile l’ipotesi di uno spostamento interno alla manovra, da una voce all’altra.

In particolare, per ciò che riguarda le Regioni, è comunque opportuno rilevare 2 voci essenziali:

1) con riferimento al 2009, ultimo anno per cui è disponibile il conto delle Amministrazioni pubbliche, la spesa delle amministrazioni pubbliche consolidata è pari a 799 miliardi di euro. La spesa statale non consolidata è pari a 459 miliardi di euro. La spesa delle amministrazioni locali non consolidata è pari a 255 miliardi di euro. Sottraendo dalla spesa tanto statale quanto locale le voci relative alla spesa per interessi (questa prevalentemente statale) e la spesa per il personale, si ha che la spesa discrezionale confrontabile in termini omogenei è:

a) per la parte statale pari a 84 miliardi di euro (naturalmente al netto dei trasferimenti ai governi locali);

b) per la parte locale è pari a 171 miliardi di euro (naturalmente al netto dei trasferimenti interni al comparto dei governi locali);

2) sugli oltre 170 miliardi di euro di competenza delle Regioni, l’incidenza della manovra è pari al 3% circa. Percentuale che da un lato non può essere ridotta, dall’altro lato è recuperabile nella forma di possibili economie di bilancio.

Oltre quanto esposto fin qui in termini di manovra, va rilevato che esiste, nel comparto delle Regioni, una ulteriore criticità, insieme a due rilevanti opportunità:

  1. la criticità è nel dissesto sanitario ormai esteso ad una vasta parte del Paese. Non è questa la sede per un discorso sulle responsabilità passate, ma certo è questa la sede per iniziare un discorso serio su cosa fare da oggi in poi in questo campo. Da parte del Governo c’è il massimo impegno nella possibile congiunta ricerca dei termini di effettività, realizzabilità, sostenibilità dei piani di rientro. Va, comunque, premesso che la soluzione del problema non è soggettiva ma oggettiva, non è nella storia ma nel presente, ed il peso dei problemi ereditati non è un argomento per attenuare gli sforzi ma piuttosto per rafforzarli operativamente e immediatamente;
  2. la prima delle due citate opportunità è rappresentata dall’inventario-disponibilità dei fondi per interventi speciali ancora in essere e disponibili (inventario in corso);
  3. la seconda opportunità è inoltre rappresentata dal federalismo fiscale. Già nella manovra c’è una specifica normativa sui costi standard. Il decreto applicativo della legge-delega sul federalismo fiscale in materia di federalismo regionale può essere presentato, discusso ed approvato entro l’anno e dunque prima dell’entrata in vigore della manovra”.

“Resta fermo – conclude la nota di Palazzo Chigi – l’impegno del Governo a discutere con le Regioni sulla applicazione della manovra nella sua parte pattizia”.