L’ultimo terrestre e gli ultimi cinefili

di Alfredo Sgarlato – Leggo su una rivista che alcuni critici, dopo la visione del film “L’ultimo terrestre” di Gipi, presentato alla scorsa Mostra del cinema di Venezia, non si chiedono se è bello o brutto, ma come mai malgrado il fortissimo battage pubblicitario sia stato un flop, e quindi se tutto il sistema cinema abbia ancora senso. Da parte mia, vedendo il film, mi sono chiesto se fosse brutto o orribile. Brutto perché è un film fallito, che non mantiene quello che promette (cioè fondere fantascienza, commedia e satira sociale). Orribile perché dopo un’ora e mezza di cattivismo protervo e fine a sé stesso gli viene appiccicato un finale buonista e consolatorio (insomma, Feltri che diventa veltroniano, tanto per non far nomi).

Quanto al battage, se non erro è stato fatto da uno stesso gruppo che possiede cinema, televisioni, giornali e persino un ex premier: per quanto il pubblico sia ingenuo, se un film è brutto non ci casca. Sempre che al pubblico di quel gruppo mediatico di un film come “L’ultimo terrestre” possa fregare qualcosa, bello o brutto che sia. Al contrario il successo dell’anno, è stato un imprevisto: “I soliti idioti” odiato dai critici con l’eccezione dell’ultrasnob Maria Rosa Mancuso che l’ha amato perché, a suo dire, è un film politicamente scorretto che non piace ai radical chic. Io “I soliti idioti” non l’ho minimamente preso in considerazione.

Non per radicalchicchismo, chi mi segue sa quanto mi piacciono J.J. Abrams o i polizieschi francesi (ne ho appena visto uno bellissimo: “Non dirlo a nessuno” di Guillame Canet). Semplicemente mi capita di guardare “I soliti idioti” su MTV prima che cominci “South park” (questo si che è politicamente scorretto, e divertentissimo) e mi fa sorridere una scenetta su dieci. E non sono così snob- o masochista- da andare a vedere un film orribile solo perché non piace a qualcun’ altro. Se poi vogliamo fare i veri critici diciamo che “I soliti idioti” è non-cinema.

Oddio, anche certi pastrocchi dei Dardenne o di Lars von Trier sono non-cinema, eppure tanti critici ci cascano. Ma il cinema non può essere solo due comici che si agitano davanti a una telecamera. Il cinema dev’essere qualcosa di grande, invenzione, liberazione dell’inconscio, sfida a Dio sul suo terreno, come diceva Fellini. Ultimamente lo è sempre meno, ma chi cerca trova.

* il trend dei desideri: rubrica Corsara di Alfredo Sgarlato