Political Essay – Crisi e pensiero politico

di Franco Astengo – Crisi: nella filosofia moderna e contemporanea il termine “crisi” è usato per indicare il momento in cui le nozioni di una disciplina o di una teoria sono sottoposte a un giudizio che ne rimette in questione i fondamenti.

Questa definizione, applicata sviluppando l’analisi della crisi finanziaria globale che stiamo vivendo, pone un interrogativo di fondo: perché questa rimessa in discussione oggi non avviene, anzi i fondamenti della teoria su cui si sono basate le azioni e le scelte che hanno provocato e allargato questa crisi sono addirittura rilanciati nell’azione politica diretta e il neoliberismo reaganian-tachteriano (definizione semplicistica ma efficace allo scopo di fornire un’indicazione di massima) viene addirittura rilanciato con forza, all’interno del progetto europeo e, nel provincialissimo “caso italiano” assurge addirittura a dogma per un nuovo governo che si cerca di far intendere come “tecnico” e, invece, è basato spiccatamente su di un concetto di applicazione di quelle teorie che potremmo riassumere di ulteriore semplificazione nel rapporto tra politica e società (ricordate l’idea del “taglio” di quello che era definito “eccesso di domanda”, in relazione al definirsi di una sorta di affollamento di diversi soggetti sulla porta del welfare. Affollamento semplificato ricacciando questi soggetti dentro la soglia di povertà, a partire dagli anni ’80 e dalla esplicitazione della linea dei “meriti e bisogni”).

Come è potuto accadere che gli assassini “politici” delle speranze di intere generazioni siano rimasti al loro posto di comando e anzi oggi siano visti come potenziali “salvatori della patria”?

La mia risposta sarà telegrafica: perché si è smarrito il senso del rapporto tra pensiero e agire politico.

Si è smarrito dentro l’orgia del comparire televisivo, del personalismo, dell’incoraggiamento all’individualismo consumistico, del ritenere superflua la macchina organizzativa delle grandi organizzazioni di massa, dell’abbandono del pensiero “forte” della politica fine, in favore del “pensiero debole” di una concezione edonistica della politica, dei privilegi considerati dovuti, dei “miliardari ridens” presi a modello da parte di tutti, della noia per le espressioni di un pensiero complesso, del rifugiarci nel localismo e nel populismo (uso gli “ismi” tanto vituperati per cercare di farmi capire al volo).

In queste condizioni perfino la definizione “classica” del termine crisi è stata smarrita, sostituita da una definizione che recita” crisi: occasione per far pagare ai deboli gli errori dei forti, rendendoli sempre più forti nella loro feroce determinazione dei rapporti di classe.

Quanto riprenderemo a pensare?

* Savona – Franco Astengo, politologo