Caso centrale Tirreno Power, la denuncia: "cittadini censurati da 'La Stampa'”

di Valeria Rossi – Vado Ligure, centrale Tirreno Power. Quarant’anni di carbone e di danni alla salute, stimati dall’Unione Europea in almeno 2500 morti e in un numero imprecisato di malati (tumori ma anche infarti, ictus, emorragie cerebrali): ma solo a Vado e Quiliano?

Eh, no, purtroppo! Perché le ricadute della centrale interessano un RAGGIO di 50 km circa dalla centrale stessa e quindi toccano anche gran parte della Riviera di Ponente (Spotorno, Noli, Loano, Finale, Albenga, Alassio).

Un problema che i più ignorano, sentendosi “lontani da problema” grazie anche all’impossibilità di diffondere mediaticamente qualsiasi messaggio sui pericoli della combustione del carbone.

Cittadini, medici, scienziati inviano comunicati, proposte, studi scientifici, a volte perfino veri e propri “bollettini di guerra” che indicano gli effetti delle sostanze cancerogene (e non solo) emesse quotidianamente dalla centrale: ma i giornali glissano, non pubblicano, raramente volte concedono il classico trafiletto infinitesimale.

Magari seguito, subito dopo, da due pagine di apologia della centrale, pagate dalla stessa Tirreno Power, con la mini-indicazione “informazione pubblicitaria” che ben pochi vedono, mentre i titoloni che parlano di ENERGIA SENSIBILE o di CARBONE PULITO balzano agli occhi.

Gli unici a dare spazio al problema, come sempre, sono i giornali online: ma per quanto seguiti, essi lasciano ancora fuori moltissimi cittadini che non hanno Internet, o che non sanno utilizzarlo.

E anche queste persone, spesso non giovanissime, bisognerebbe riuscire a parlare.

I cittadini, allora, avevano pensato di acquistare a loro volta degli spazi redazionali sui quotidiani cartacei.

Si sono autotassati: e si sarebbero potuti permettersi una decina di mezze pagine, non di più… ma intanto sarebbe stato qualcosa.

Si inizia, dunque, con la prima uscita su La Stampa. I cittadini contattano l’agenzia pubblicitaria Publikompass e spiegano esattamente, per filo e per segno, che tipo di messaggio intendono pubblicare (un messaggio sui danni del carbone, ma anche una mano tesa ai lavoratori della Tirreno Power, che si vorrebbero aiutare a lavorare in un ambiente più pulito e non certo “buttare in mezzo a una strada”).

Contrattano un prezzo, si mettono d’accordo.

Inviano una bozza, che viene approvata ponendo però come condizione che venga allegata una manleva.

Prontamente, la portavoce dei cittadini firma e invia la manleva.

A questo punto, ai cittadini viene comunicato che il prezzo “per questo tipo di comunicazione” è il DOPPIO del prezzo concordato all’inizio.

La scusa è che “i redazionali costano più delle pubblicità tradizionali” (PERCHE’?!? L’inserzionista commerciale acquista pagine per il proprio tornaconto, mentre queste persone pagano di tasca loro per attirare l’attenzione dei loro concittadini su un problema di SALUTE PUBBLICA, senza alcuno scopo di lucro. Non sarebbe più logico che venisse fatto loro un prezzo agevolato, un po’ avviene per le “Pubblicità Progresso”? Invece no. Chiedono il doppio).

La cosa comincia a somigliare ad un  boicottaggio, ma i cittadini ottengono addirittura la solidarietà dell’agente della Publikompass, che avendoci messo la faccia dichiara che manterrà il prezzo convenuto, e il resto è disposto a pagarlo di tasca sua.

Finito il calvario? No!

Perché, essendo andato buco il tentativo di raddoppiare il prezzo, si viene a scoprire che adesso dev’essere raddoppiata anche l’autorizzazione. Ne “manca una”, dicono. Quale, da chi, perché? Non si sa. Ogni tentativo di parlare con i responsabili dell’agenzia viene stroncato sul nascere.

Al termine di una lunga giornata di tempo perso (e di indignazione), l’approvazione, guarda caso, NON arriva. Viene negata senza una parola di spiegazione.

Il fax che i cittadini inviano alla Publikompass, chiedendo le motivazioni della decisione, non ottiene neppure una riga di risposta.

Concludendo, ecco la pagina incriminata (il titolo si riferisce alla reazione della Tirreno Power, che si è detta “indignata” per l’esposto sui danni alla salute recentemente presentato alla Procura della repubblica dai cittadini savonesi).

Come chiunque può vedere, nessun insulto, nessuna aggressione verbale: soltanto informazioni sui rischi per la salute… e anche una mano tesa verso i lavoratori, in cerca di un dialogo che finora non è mai stato possibile.

PERCHÉ LA PUBBLICAZIONE NON È STATA AUTORIZZATA?

I cittadini savonesi attendono una risposta, sperando che non c’entri nulla il milione di euro che –a quanto risulta – la Tirreno Power investe annualmente su ogni quotidiano per le paginate di pubblicità (peraltro eticamente assai dubbia, visto che si parla sempre di un inesistente “carbone pulito”).

Sperando che non c’entrino la sponsorizzazione di squadre sportive, o delle iniziative estive del Comune di Savona, né tutto ciò che l’azienda ha fatto e continua a fare sul territorio per acquisire (ma forse il termine esatto sarebbe “acquistare”) consensi.

Purtroppo, quando questo consenso si traduce in silenzio/assenso sui gravissimi danni alla salute di tutti i cittadini, che vengono pagati da tutti i cittadini (uno studio europeo ha calcolato in circa 140 milioni di euro annui i costi sociali di una centrale come quella di Vado Ligure), non sembra eticamente e civilmente accettabile che si censuri chi cerca di informare il grande pubblico.

Per questo si spera davvero che i cittadini di Savona, ma anche quelli di Genova e di La Spezia – a loro volta costretti a respirare emissioni delle altre due centrali a carbone liguri – provino indignazione e rabbia di fronte a questa azione repressiva e anticostituzionale della libera informazione, e magari chiedano a loro volta spiegazioni a La Stampa su questa incomprensibile decisione.

Almeno una motivazione sembrerebbe davvero doverosa: altrimenti si potrà solo pensare molto, ma molto male.

* L’inserzione informativa a pagamento respinta