Vanna Vaccani Artioli: la libertà non sognata ma conquistata

di Marco Sferini  – È difficile pensare Vanna distante da noi. Ma è ancora più difficile pensarla lontana, ormai, dalla sua stessa vita, da tutto ciò che è diventato nell’istante dopo istante una memoria indelebile nella Resistenza savonese, dopo il 25 Aprile 1945. Una donna energica, dalla voce tonante, con un carattere forte, indomabile. Vanna è sempre stata così, anche quando andò a recuperare le spoglie di suo fratello Franco ad Albenga, dove le squadracce del “boia” Luberti scorazzavano per la piana a rastrellare i partigiani e a violentare donne, rapinare e garantire per davvero l’ “ordine” nazifascista. Vanna nella Resistenza conosce amore e morte: conosce il marito, Giuseppe Artioli e conosce la morte del diciottenne fratello. Questi episodi segneranno tutta la sua esistenza e li legherà sempre nei suoi racconti alle generazioni che vennero dopo la guerra.

Lei è una donna bellissima; porta addosso la fierezza di chi non si fa spaventare nemmeno davanti ai mitra spianati dei tedeschi e dei fascisti. E, quando la guerra finisce, diventa una figura di primo piano della memoria, diventa la partigiana che, da dirigente dell’ANPI provinciale, si adopera più di tutti e tutto per far costruire nel Cimitero di Zinola il Sacrario ai martiri della Resistenza. Ogni volta che lo visitate, questo porticato bianco, semplice, con le lapidi dei partigiani caduti, un ricordo vada anche a lei che l’ha voluto con tutta sé stessa, perché non ci fosse un atto di mero revisionismo storico nell’accomunare morti per la libertà con morti per la Repubblica sociale italiana.

Negli ultimi anni della sua bella vita, Vanna non aveva mai smesso di credere alla possibilità di cambiare la società e, da comunista, aveva aderito a Rifondazione dopo lo scioglimento del PCI e, successivamente, aveva fatto la scelta del PdCI. Ci siamo trovati per anni e anni a condividere la vita politica. Spesso andavo a casa sua a trovarla, e non solo per portarle la tessera, ma per chiederle un consiglio, per parlare con lei di un fatto di attualità. Lei mi faceva sedere, si accendeva la sua immancabile sigaretta e, accarezzando il suo caro gatto, cominciava a parlare, a parlare. E lì, in quel fiume di parole, c’era ancora l’energia di un tempo, la passione ideale, morale e civile che l’ha portata ad essere antifascista della prima ora, partigiana e comunista.

Oggi Vanna se ne è andata per una crisi repiratoria. Avrei voluto poterla salutare ancora una volta. Non ci sono riuscito. Ma lo faccio ora con queste poche parole che scrivo con una commozione che non posso nascondere e che non voglio nascondere. I sentimenti non sono mai una vergogna, sono la cifra del nostro sentire una vicinanza o una lontananza.

Ecco, Vanna oggi ci è più vicina di ieri, perché la sua memoria vive in noi comunisti, in noi antifascisti che non ci rassegnamo a pensare e a far sì che la storia di questo Paese possa finire nella farsa berlusconiana, nel degrado civile, morale e politico che la Resistenza aveva spazzato via e che un rigurgito regressivo tenta di accreditare come modernità della gestione della cosa pubblica.

Noi continuiamo, detto senza retorica, con te Vanna, con tutte le compagne e i compagni che ci hanno lasciato. Perché di te e di loro parleremo ai giovani che verranno con noi nella Federazione della Sinistra, che sceglieranno di fare qualcosa per l’uguaglianza che volevi e non semplicemente sognavi, per la libertà che hai conquistato e non aspettato. Una vita come la tua, cara Vanna, vale davvero la pena di essere vissuta, anche se dolorosa, anche se piena di imprevisti. Grazie amica mia, grazie mia cara compagna. Ti voglio bene.

* Marco Sferini – segreteria provinciale PRC Savona