di Fabrizio Pinna – “Le acque reflue urbane non trattate costituiscono sia un pericolo per la sanità pubblica sia la principale causa di inquinamento delle acque costiere e interne. Non è accettabile che, più di otto anni dopo il termine stabilito, l’Italia e la Spagna non si siano ancora conformate a questa importante normativa. La Commissione non ha altra scelta se non portare i due casi innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea”.
È quanto dichiarato dal commissario europeo per l’ambiente Janez Potočnik a commento della decisione presa oggi da parte Commissione Europea di deferire l’Italia e la Spagna alla Corte di Giustizia dell’UE per “violazione della direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane”, le quali – se non trattate adeguatamente – possono diventare brodo di coltura per batteri e virus dannosi e innescare processi di eutrofizzazione nelle acque marine di costa, cioè la crescita abnorme di alghe che portano alla morte degli altri animali (fenomeno notoriamente diffuso soprattutto nell’Adriatico).
Disseminate in varie regioni, poco meno di 180 le città italiane messe sotto accusa dalla Commissione Europea; tra queste – in Liguria – Albenga e Sanremo. In base alla direttiva 91/271/CEE, spiega la Commissione, Spagna e Italia avrebbero dovuto predisporre entro il 31 dicembre 2000 “sistemi adeguati per il convogliamento e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15.000 abitanti”.
Così non è stato e, dopo una prima lettera di diffida emanata nel 2004, nel 2008 alla Spagna e nel febbraio 2009 all’Italia è seguito un secondo monito, che ha ottenuto identico risultato. Da qui l’estrema ratio e la conseguente decisione – a una decina d’anni di distanza dalla tassativa entrata in vigore dei parametri prescritti dalla direttiva europea elusa – di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea, fatto certo non nuovo per l’Italia.