Omaggio al soprano savonese Luciana Rampazzo Bianchi: a Finale Ligure una conferenza-audizione

“Luciana Rampazzo Bianchi. Una voce della scuola lirica savonese” è il titolo della conferenza-audizione in programma venerdì 5 marzo, alle 21, alla Sala delle Colonne dell’Oratorio dei Disciplinanti di Santa Caterina in Finalborgo. La serata è organizzata dalla Sezione musicale di conservazione della Biblioteca Mediateca Finalese, in collaborazione con lo Zonta Cub, e propone l’ascolto su impianto high-end, fornito dalla ditta Emilux di Savona, di alcune pagine dal grande repertorio lirico interpretate da Luciana Rampazzo Bianchi.

L’artista, nata a Savona nel 1923, manifestò giovanissima l’interesse per il canto. La sua voce, definita dai critici musicali di varie testate giornalistiche “morbida e pastosa” (“Il Giorno”), “mirabile e carezzevole al servizio di una grande musicalità e compostezza scenica” (“Il Lavoro Nuovo”), “educata ad una scuola severa” (“Il Secolo XIX”), “bella, limpida, sicura che non forza e si sa vigilare con straordinaria perizia e dizione chiarissima” (“Il Letimbro”), le consentiva di affrontare un vasto repertorio per soprano leggero e di agilità: da Scarlatti, Vivaldi e Mozart a Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Gounod, Thomas, Delibes, Mascagni, Puccini…; la notevole estensione (fino al fa sovracuto) le permetteva di sfoggiare fra i suoi “cavalli di battaglia” l’aria Angui d’inferno da “Il flauto magico” di Mozart, per la cui esecuzione amava ricordare di aver ricevuto – al concorso nazionale di canto del ’48 – le personali congratulazioni del M° Franco Alfano (il compositore che completò Turandot).

Venerdì sera l’ascolto di alcune delle sue più belle interpretazioni sarà guidato e contestualizzato da Fulvio Bianchi e Gustavo Malvezzi. La serata sarà introdotta da Flavio Menardi Noguera. L’ingresso è libero ma, data la limitata capienza della Sala delle Colonne, si consiglia la prenotazione telefonica allo 019 691762.

Luciana Rampazzo Bianchi Soprano  – Nata a Savona nel 1923, per parte di madre di antica famiglia finalese, Luciana Rampazzo manifesta giovanissima l’interesse per il canto, unitamente alla dote naturale del possesso di notevoli mezzi vocali; compie gli studi musicali fino agli anni ’40 a Savona, alla scuola del celebre soprano Zoraide Sarzanini (grande interprete tra 1912 e 1920 nei teatri di tutta Italia e all’estero, apprezzata personalmente da Puccini); perfeziona poi lo studio del canto a Milano sotto la guida del famoso M° Emilio Ghirardini e nell’analisi della partitura con il Direttore d’orchestra Pescetto. L’esordio avviene nel luglio del 1945 e quindi nel maggio del 1946 alla presentazione ufficiale al Teatro di Savona dei migliori allievi della “Scuola Sarzanini”.

Nello stesso ’46 i primi concerti e nel luglio del 1947 ottiene la prima grande affermazione a Roma, accanto ad artisti internazionali e dell’Accademia di Santa Cecilia in concerti alla Sala Pio VI e all’Accademia di Ungheria a Palazzo Falconieri, con vasta eco nella stampa. Il debutto sulle scene avviene nel 1952 al “Metropolitan” di Piombino nel Rigoletto verdiano accanto ad Aldo Protti, opera nella quale ottiene un vero trionfo proprio a Savona al “Chiabrera” nell’ottobre del 1953, riportato sulle pagine del prestigioso “Corriere del Teatro” fra notizie che riguardano Mafalda Favero, l’Opera di San Francisco o le recite all’opera di Vienna. Vincitrice di concorsi di canto, si esibisce pertanto fra fine anni ’40 e primi anni ’50 in numerosi concerti a Savona, Genova, Milano, Pesaro, Piacenza, Piombino, Bologna, Roma… e come protagonista in varie recite di Rigoletto e di Lucia di Lammermoor, accanto a noti nomi della lirica come i tenori Gianni Poggi, Giuseppe Halmos, Luigi Pontiggia e Salvatore Puma; i baritoni Aldo Protti e Romano Roma; i bassi Gastone Sorgi e Aldo Forziora.

La sua voce, definita dai critici musicali di varie testate giornalistiche “morbida e pastosa” (“Il Giorno”), “mirabile e carezzevole al servizio di una grande

musicalità e compostezza scenica” (“Il Lavoro Nuovo”), “educata ad una scuola severa” (“Il Secolo XIX”), “bella, limpida, sicura che non forza e si sa vigilare con straordinaria perizia e dizione chiarissima” (“Il Letimbro”) etc., le consente di affrontare un vasto repertorio per soprano leggero e di agilità: da Scarlatti, Vivaldi e Mozart a Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Gounod, Thomas, Delibes, Mascagni, Puccini…; la notevole estensione (fino al fa sovracuto) le permette di sfoggiare fra i suoi “cavalli di battaglia” l’aria Angui d’inferno da “Il flauto magico” di Mozart, per la cui esecuzione amava ricordare di aver ricevuto – al concorso nazionale di canto del ’48 – le personali congratulazioni del M° Franco Alfano (il compositore che completò Turandot!). In concerto trova la costante collaborazione dei pianisti Walter Ferrato e, soprattutto, Mimmi Palmira Poggi. Nel 1955, ormai incamminata sulla strada di una più vasta notorietà, si ritira dalle scene per dedicarsi pienamente, dopo il matrimonio, alle cure familiari.