Savona, “Noi sappiamo e non dimentichiamo”: a 50 anni dalla strage di Piazza Fontana

Incontro giovedì con Giorgio Amico, scrittore e membro del Comitato Scientifico dell'ISREC di Savona, e Massimo Macciò, storico, autore del volume “Una storia di paese. le bombe di Savona 1974-'75”

Piazza Fontana

Savona | “Noi sappiamo e non dimentichiamo. 12 dicembre 1969-2019: a 50 anni dalla strage di Piazza Fontana”. Giovedì 12 dicembre alle ore 18 presso la Libreria Ubik ne discuteranno Giorgio Amico, scrittore e membro del Comitato Scientifico dell’ISREC di Savona, e Massimo Macciò, storico, autore del volume “Una storia di paese. le bombe di Savona 1974-’75”. Prima dell’incontro, dalle ore 16:37 (orario dell’esplosione di 50 anni fa) verrà proiettato il filmato “Blu Notte Misteri Italiani – La Strage di Piazza Fontana”.

Il 12 dicembre del 1969, ricordano gli organizzatori dell’incontro, « una bomba esplodeva nei locali affollati della Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano, causando 17 morti e 88 feriti. Ad essi si aggiunse dopo poche ore il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, morto mentre era sotto interrogatorio nella Questura di Milano. La strage fu la prima di una lunga serie di eventi sanguinosi destinati a segnare l’intero corso degli anni Settanta, passando anche per bombe di Savona del 1974-75, e a condizionare profondamente la vita politica italiana. Lungo e contradditorio fu l’iter giudiziario, segnato da continui depistaggi da parte di forze di polizia e servizi segreti che, pur avendo fin dall’inizio ben chiara la matrice di destra della strage, indirizzarono le indagini a sinistra verso il movimento anarchico, allo scopo evidente di distogliere l’attenzione dei giudici dai veri responsabili e dai loro mandanti politici».

«Emblematico, infine, è il caso delle dodici bombe scoppiate nella nostra città (di cui sette in soli quindici giorni nel “novembre di sangue” savonese) con il tragico corollario di morti e feriti. Un mistero spaventosamente grande, irrisolto da 45 anni, che macchia la storia del nostro paese. Per la prima volta Macciò spiega nel suo nuovo libro chi ha messo le bombe e perché.»