Un ricordo di Claudio Tomati

claudiodi Alfredo Sgarlato – Dieci anni fa, il 17 dicembre, ci lasciava Claudio Tomati, musicista e drammaturgo alassino, stroncato da una leucemia fulminante. Forse questo nome non dice nulla al grande pubblico, ma Claudio fu davvero straniero in patria.

Nato l’8 dicembre 1963, dopo una vacanza a Londra viene fulminato dalla scoperta del punk rock. Forma con alcuni amici il classico complessino che prova nel garage, “The Crack”, poi diventati “Savage Circle”, da una canzone dei Ruts, il suo gruppo preferito. Il gruppo si stabilizza con Claudio voce e chitarra, Vincenzo Bianco al basso, Marco Barbarino alla chitarra solista e Kino Rossini alla batteria.

Il punk sta stretto a quattro musicisti eclettici e tecnicamente raffinati, e si trasforma ben presto in una new wave trascinante e colta, con testi ecologisti e antimilitaristi. Il gruppo dà il meglio di sé dal vivo, compiendo molte tournèe in tutta Italia e in Germania, dove sono molto apprezzati.

Ma, malgrado il gradimento di pubblico e critica e la vittoria al concorso “Indipendenti 86”, organizzato dalla rivista “Fare musica” e radio Rai2, riescono a incidere solo un 45 giri “My bleeding throat/Dio”, oltre ad un paio di brani su compilation. Un vero peccato: un Lp con le migliori canzoni da loro scritte sarebbe stato tra i migliori dischi italiani degli anni ’80. Qualche anno dopo incide un altro 45 giri con i Brucia Renegade, col futuro Afterhours Giorgio Prette alla batteria.

Il tempo passa e cambiano gli interessi, e Claudio, conseguita la laurea in scienze politiche, si iscrive alla scuola di teatro Paolo Grassi a Milano. Scrive, in tandem con Mauro Maggioni, una serie di testi, che vincono innumerevoli premi e sono rappresentati in tutta Italia e in molte capitali straniere. Ma non nella sua Liguria: in vita ricordo solo una rappresentazione di “Trummerswing”-un lavoro su i ragazzi che ascoltavano il jazz, proibito, nella Germania nazista – al centro sociale “La Talpa” di Imperia.

Solo dopo la morte sono state rappresentate qui da noi “Alma Rosè”, da parte della compagnia omonima, e “I ragazzi di Villa Emmaimages (2)”, nell’interpretazione di Carlo Scola. Claudio era tedesco da parte di madre, e questo influenzò molto il suo lavoro come autore. La resistenza e gli orrori del nazismo sono tra i temi dominanti dei suoi testi, che negli ultimi anni presero una svolta mistica. Non mancano però fiori matti come “Alex M”, ovvero i drughi di “Arancia meccanica” riletti alla luce del mito greco o lo straordinario monologo “…e la gente guardava stupita”, il delirio di un barbone in preda all’acol, in dialetto milanese.

Tomati lascia anche due romanzi inediti, l’autobiografico “Punk” e “Il Vertunno”, storia dell’imperatore e cabalista Rodolfo Secondo. Mi auguro che con questo articolo a qualcuno venga curiosità di scoprire, pubblicare, mettere scena, il lavoro di Claudio Tomati, che fu vero artista, oltreché un mio amico.

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