Georges Palante: La Sociologia di Georg Simmel, appunti critici

GEORGES PALANTE – Le materie contenute nell’importante opera di Georg Simmel —Sociologie. Untersuchungen uber die Formen der Vergesellschaftung, Leipsig, Duncker & Humblot, 1908 — si possono dividere in due parti:

1° Considerazioni generali di epistemologia sociologica.

2° Applicazione di queste vedute epistemologiche e metodologiche a differenti problemi di sociologia.

Le vedute epistemologiche sono esposte in parte nel primo capitolo intitolato “Il problema della sociologia”, in parte sparse nel corso dell’opera in differenti capitoli o appendici; noi ricondurremo a quattro i punti principali sulle quali vertono:

a. Concezione formale della sociologia;

b. Distinzione della sociologia e della psicologia, particolarmente della psicologia sociale;

c. Postulati o categorie a priori della sociologia;

d. Distinzione della sociologia e della filosofia sociale.

a. Concezione formale della sociologia.

La sociologia, secondo Simmel, deve essere altra cosa rispetto a un puro metodo applicato alle altre scienze (riduzione dell’individuale al sociale) o rispetto a una pura parola nuova applicata alla totalità delle scienze dello spirito. La concezione della sociologia nel senso stretto della parola deve essere fondata sulla distinzione della materia e della forma di una società.

«Io chiamo contenuto o materia dell’associazione tutto quello che negli individui – soli sostrati immediati di ogni realizzazione storica – è dato in fatto di istinti, di interessi, di scopi, di tendenze, di stati e di movimenti dell’anima, suscettibile di generare delle interazioni tra questi individui. Per se stessi, questi contenuti che riempono la vita, queste motivazioni che a spingono non sono ancora di essenza sociale. Né la fame, né l’amore, né il lavoro, né la religiosità, né la tecnica, né le funzioni e le elaborazioni intellettuali, tali come sono date immediatamente e in se stesse, sono ancora l’associazione; esse non costituiscono questa che a partire dal momento in cui inglobano la semplice contiguità degli individui isolati in forme definite di commercio, di collaborazione, di cooperazione e di mutualità d’azione, che si situano sotto il concetto generale di interazioni. L’associazione è la forma, suscettibile di modi infinitamente vari, nella quale gli individui, sotto l’influenza di questi interessi – sensibili o ideali, momentanei o durevoli, coscienti o incoscienti – agiscono come cause finali, si fondono in una unità in seno alla quale questi interessi si realizzano» (p. 6).

In ogni fenomeno sociale il contenuto e la forma costituiscono una singola realtà. Una forma sociale non può avere più esistenza indipendente dal suo contenuto di quanto una forma spaziale possa sussistere senza la materia della quale essa è forma. Ma questi due elementi, in realtà inseparabili, possono essere isolati con un’astrazione scientifica. È questa astrazione che fonda la sociologia come scienza delle forme sociali.

Perché una tale astrazione sia possibile, c’è bisogno di una doppia condizione. Da una parte, bisogna che una stessa forma di associazione possa applicarsi a dei contenuti (interessi) differenti; e, inversamente, che uno stesso contenuto (interesse) possa rivestire tutte le forme sociali. Questa doppia condizione è realizzata nei fatti sociali. Nei gruppi più differenti per i loro scopi e per i loro contenuti, noi troviamo le stesse relazioni formali da individuo a individuo. La dominazione e la subordinazione, la concorrenza, l’imitazione, la decisione del lavoro, la formazione dei partiti, la solidarietà o lo sdegno e l’esclusione degli elementi esterni, si riscontrano tanto in uno stato quanto in una comunità religiosa, in un gruppo di congiurati quanto in un’associazione economica, in una scuola d’arte quanto in una famiglia. E, da un altro lato, gli stessi interessi possono prestarsi alle forme sociali più differenti; per esempio, l’interesse economico si realizza tanto attraverso la concorrenza quanto attraverso l’organizzazione metodica dei produttori, talvolta attraverso l’isolamento dei gruppi economici, talvolta attraverso la loro federazione; gli interessi religiosi possono, restando gli stessi, rivestire le forme di un libero organismo o di una organizzazione fortemente centralizzata; gli interessi che poggiano sui rapporti dei sessi possono soddisfarsi nelle forme così varie della famiglia; l’interesse pedagogico conduce talvolta a un regime liberale tra maestro e allievo, talvolta a una disciplina autoritaria, etc. Così si giustifica la considerazione delle pure forme dell’associazione, fatta astrazione del loro contenuto.

Così compresa, la sociologia può essere comparata sia alla teoria della conoscenza, la quale considera le forme o categorie della conoscenza indipendentemente dal loro contenuto, sia alla geometria, la quale nei corpi non considera che la loro forma spaziale e abbandona il loro contenuto alle diverse scienze della materia. Si consideri, per esempio, la concorrenza. Nei diversi domini dove essa si manifesta, la politica come l’economia politica, la storia delle religioni come l’arte, c’è posto per determinare quello che è la concorrenza come pura forma dei rapporti umani: sotto l’influenza di quali circostanze essa nasce e si sviluppa, quali modificazioni essa subisce per il fatto della natura speciale del suo oggetto, in funzione di quali condizioni sociali essa si intensifica o si attenua, in che cosa la concorrenza degli individui differisce dalla concorrenza dei gruppi, etc. Per una sorta di sezionamento metodico, si isola l’aspetto regolare e costante del fenomeno dai suoi contenuti particolari (p. 13).

Si procederà così nei riguardi di tutte le grandi forme di interazioni sociali, nei riguardi della formazione dei partiti, dell’imitazione, della formazione delle classi, dei circoli, delle suddivisioni sociali, nei riguardi della formazione e del ruolo delle gerarchie, della rappresentazione dei gruppi da parte degli individui, nei riguardi dell’influenza esercitata da un’ostilità comune sulla solidarietà di gruppo, etc.

A questi problemi di ordine generale se ne aggiungono altri di ordine più speciale e più complesso; questo qui, per esempio: qual è la funzione sociale dell’elemento sociale posto al di fuori dei partiti (unparteisch) e che può servire sia da mediatore sia da giudice nelle controversie? Qual è quella del “povero” come membro dell’organizzazione sociale? Qual è il significato sociologico del “primus inter pares” o quello del “terzius gaudens”, quello dell’incrocio dei circoli sociali nell’individuo, quello del “segreto” nelle società segrete?

Simmel, dunque, ammette in principio la possibilità di estrarre dalla diversità dei fatti l’unità della forma. Bisogna tuttavia tener conto della differenza che esiste tra la semplicità delle forme geometriche e la complessità e l’instabilità degli avvenimenti storici e sociali che non si lasciano mai razionalizzare interamente. Simmel insiste qui sulle difficoltà del metodo sociologico:

«Si consideri, per esempio, il fatto che, verso la fine del medioevo, certi maestri di corporazione furono costretti, sotto l’influenza dell’estensione dei rapporti commerciali, a ricorrere a dei modi di fabbricazione, a dei mezzi per attirare la clientela che non si accordavano più con i vecchi principi corporativi secondo i quali ogni maestro doveva avere gli stessi mezzi di esistenza degli altri, e che cercheranno di conseguenza di porsi al di fuori della stretta disciplina corporativa che aveva regnato sino ad allora. Come forma puramente sociologica e fatta astrazione del suo contenuto particolare, questo fatto significa che l’estensione del circolo sociale va di pari passo con una più grande indipendenza e una più grande differenziazione individuale; ma non c’è alcun metodo sicuro per estrarre dal fatto complesso questo significato sociologico. Non solamente i fatti sono qui suscettibili di interpretazioni diverse, ma non si può considerare la realtà storica se non nella sua totalità e si manca di un procedimento certo per estrarre da tutte le contingenze particolari la pura forma sociologica. Il caso è lo stesso di quello della dimostrazione di un teorema di geometria che bisogna estrarre dal disegno grossolano di una figura particolare; ma il matematico ha questo vantaggio, che il concetto della figura è conosciuto in anticipo e dà un significato unico e indubitabile alla figura tracciata a gessetto o a inchiostro; questo vantaggio è però negato al sociologo, il quale non ha alcun mezzo sicuro per estrarre la pura forma sociologica dalla complessità del fenomeno totale» (p. 15).

Si è dunque forzati a ricorrere a un procedimento intuitivo, per operare questa separazione, lasciando a più tardi la verifica di questa intuizione su degli esempi.

Quello che aumenta la difficoltà dell’astrazione sociologica è la complessità dei punti di vista secondo i quali si può considerare un fenomeno sociale. «Si possono considerare, in generale, i fenomeni storici da tre punti di vista principali: dal punto di vista degli individui, che sono i veri sostrati delle situazioni sociali; dal punto di vista delle interazioni formali, che hanno proprio come soggetto le esistenze individuali, ma che risultano dal loro avvicinamento e dal loro commercio; infine, dal punto di vista delle realtà sociali concrete caratterizzate da un contenuto particolare di ordine economico, o tecnico, o scientifico, o giuridico, o sentimentale. Questi tre punti di vista si intrecciano continuamente. Uno stesso fenomeno parrebbe doversi sistemare talvolta sotto l’una, talvolta sotto l’altra di queste categorie. La “povertà”, per esempio, può essere considerata sia come condizione individuale, sia come categoria sociale».

Simmel da tutto questo conclude che bisogna, soprattutto agli inizi della scienza, lasciare largo spazio ai procedimenti intuitivi e istintivi, i quali si trasformeranno solamente più tardi in un metodo razionalmente elaborato.

Questa difficoltà si accresce mano a mano che si penetra di più nei dettagli dei fenomeni sociali. La sociologia si è soffermata finora alle forme sociali apparenti e in qualche modo ufficiali, tali come: Stato, unione di mestiere, clero, famiglia, corporazione, comune, armata, divisione del lavoro, etc. Ma c’è un’infinità di relazioni e di interazioni infinitesimali che si dissimulano sotto le grandi formazioni sociali e ne fanno tutta la realtà. Ugualmente l’antica anatomia umana si limitava alla considerazione dei grandi organi – cuore, fegato, stomaco – e trascurava i piccoli elementi istologici che ha scoperto il microscopio.

«Quello che rende più difficile la fissazione di certe forme sociali invisibili è nello stesso tempo quello che le rende infinitamente importanti per l’intelligenza della società: ovvero, che esse non sono ancora cristallizzate in delle forme fisse e impersonali, ma che esse ci mostrano la società allo stato nascente; senza dubbio non dai suoi inizi storici, che noi non possiamo raggiungere, ma nei minuti avvenimenti di ogni giorno e di ogni ora, in questi legami tenui che si annodano e si snodano incessantemente; in questo flusso e in questa pulsazione della vita che non è ancora solidificata in organizzazioni sociali definite… Che gli uomini si considerino gli uni gli altri, che essi siano gelosi gli uni degli altri, che essi scrivano delle lettere, che essi pranzino gli uni dagli altri, che fuori da ogni interesse definito, essi provino dei contatti simpatici o antipatici, che la riconoscenza prolunghi e consolidi l’altruismo, che qualcuno chieda a un altro indicazioni per trovare una strada, che egli si vesta e si apparenti alla causa del vicino; questa moltitudine di rapporti da persona a persona, momentanei o duraturi, coscienti o incoscienti, futili o importanti, forma la trama continua della vita sociale.  C’è bisogno per raggiungerla di una microscopia psicologica, la quale ha un’importanza tanto più grande in quanto i sociologi hanno molto trascurato questi aspetti infinitesimali della vita sociale.»

b. Differenze e rapporti della sociologia e della psicologia sociale.

Le ricerche che si viene a indicare sembrano fare della sociologia un semplice capitolo della psicologia, in ogni caso della psicologia sociale. Simmel, tuttavia, non l’intende così. Egli non vuole ridurre la sociologia alla psicologia e mantiene fermamente la distinzione delle due scienze.

«A dire il vero – dice Simmel – non v’è dubbio che tutti i processi sociali e tutti gli istinti sociali abbiano la loro sede nelle anime, che l’associazione è un fenomeno psicologico e che non c’è nel mondo dei corpi un’analogia con il fatto fondamentale che la caratterizza: ovvero che una molteplicità di elementi divengano una unità. Quale che sia l’avvenimento esteriore che noi designiamo come sociale, questo avvenimento non sarebbe che un gioco di marionette, tanto inintelligibile e spoglio di significato quanto la fuga delle nuvole o gli intrecci dei rami degli alberi se noi non riconoscessimo l’esistenza di motivazioni, sentimenti, pensieri, bisogni, in breve dei fenomeni psicologici, non solamente come i supporti di questi fatti esteriori, ma come la loro stessa essenza, ed è questo, propriamente parlando, che unicamente ci interessa. L’intelligenza causale di ciascun avvenimento sociale sarebbe dunque di fatto acquisita se si potesse dedurla dalle leggi psicologiche, per quanto problematico sia il concetto di queste ultime. In questo senso, ogni storia, ogni descrizione di uno stato sociale è un’applicazione di sapere psicologico. Ma è della più alta importanza metodologica per i principi delle scienze dello spirito in generale, rilevare che queste scienze non hanno bisogno di rimontare alle condizioni psicologiche dei fatti che esse studiano, non più di quanto noi abbiamo bisogno di dedurre il significato estetico di un quadro dalle vibrazioni molecolari (fisiche) che costituiscono i suoi colori. Le forme e le leggi di una lingua sono l’opera della nostra attività psicologica e rispondono a dei fini psicologici, esse sono purtuttavia trattate da una scienza del linguaggio che fa astrazione del contenuto psicologico del suo oggetto e studia questo oggetto in se stesso».
«È uguale per la sociologia. L’associazione è un fenomeno psicologico, ma per una astrazione legittima, la sociologia trascura il suo aspetto psicologico per non considerare se non le sue forme sociologiche, in tanto che esse possono essere analizzate, seriate, scientificamente formulate. «Prendiamo per esempio questo fatto, ovvero che il rapporto del più potente al più debole, il quale prende la forma del primus inter pares, evolve in modo da arrivare a una assoluta dominazione del primo, eliminando poco a poco gli elementi di eguaglianza. Benché nella realtà storica questa evoluzione sia essenzialmente un processo psicologico, quello che unicamente ci interessa dal punto di vista sociale è la maniera in cui i differenti gradi di dominazione e di subordinazione si seriano fra di loro, fino a che punto la dominazione sotto un certo rapporto è compatibile con l’eguaglianza sotto altri rapporti, e a partire da quale grado di supremazia essa annienta completamente l’eguaglianza; se la possibilità di unione e di cooperazione è più grande nei primi o negli ultimi stadi di questa evoluzione».
«Prendiamo quest’altro fatto, ovvero che gli antagonismi più implacabili sono quelli che si elevano sulla base di una comunità di origine e di una affinità antica ancora sensibile, come dimostrerebbero gli odi particolarmente intensi fra parenti consanguinei. Si potrebbe considerare questo fatto come un fatto psicologico e descriverlo come tale; però, da un punto di vista sociologico, quello che ci offre di interessante non è la doppia serie degli stati psicologici che si svolgono in ognuno dei due individui o dei due gruppi, ma questa doppia serie considerata solamente sotto la categoria dell’unione e della divisione: è la questione di sapere qual è la proporzione di ostilità e di affinità suscettibile di lasciare all’insieme formato dalle due parti in presenza la sfumatura dell’affinità o dargli decisamente l’aspetto dell’ostilità; quali sono le forme della comunità di origine o di affinità più suscettibili di generare gli odi la cui crudeltà non è eguagliata da quella che sorgerebbe tra gli individui o gruppi originariamente estranei; in una parola, quali sono le forme sociali che riveste il fenomeno. È propriamente di questo che si tratta, benché d’altra parte la descrizione del processo sociale possa anche restare puramente psicologica» (p 23).

Simmel ritorna alla sua comparazione tra la sociologia e la geometria. Il sociologo estrae la forma sociologica della realtà psicologica dove essa è impegnata, così come il geometra estrae il concetto geometrico dalle figure tracciate a gessetto o a inchiostro. Lo studio del concetto geometrico non si confonde per nulla con lo studio fisico o chimico dei tratti di gessetto o di inchiostro: ugualmente lo studio sociologico non si confonde con lo studio psicologico. Altra comparazione di Simmel: un dramma non contiene da un capo all’altro che degli avvenimenti psicologici, ma si può considerare in quanto forma d’arte, come forma tragica o comica, come simbolo della vita, etc.

La distinzione della sociologia e della psicologia spicca nettamente dalle considerazioni che precedono. Non c’è luogo di porre come un problema a parte la questione della distinzione della sociologia e della psicologia sociale, perché secondo Simmel la psicologia sociale non è altro che un caso particolare della psicologia generale o psicologia individuale. Essa ne è una branca, così come la psicologia fisiologica ne è un’altra branca. Quest’ultima studia i rapporti delle anime rispetto ai corpi; la psicologia sociale studia le modificazione subite dalle anime sotto l’influenza delle altre anime. Simmel rifiuta il misticismo sociologico che consiste nell’erigere a entità l’anima dei popoli, delle razze, etc., e a farne l’oggetto di una psicologia sociale distinta dalla psicologia individuale (p. 557). Le coscienze individuali sono la sede unica e l’unico soggetto dei fenomeni psicologici. «Le forme sociali non hanno che un’esistenza logica negli spiriti individuali (concettualismo sociale), proprio come il teorema di Pitagora, per esempio, o come le forme logiche del giudizio». E tuttavia, da un altro lato, esse hanno un valore impersonale, indipendente dalla loro realizzazione negli spiriti individuali. Il valore logico del teorema di Pitagora non dipende dal fatto che esso è o no rappresentato da delle intelligenze individuali: ugualmente, la lingua, le regole del diritto, gli imperativi etici e le forme della cultura conservano il loro valore al di fuori del carattere completo o incompleto, perfetto o imperfetto, della rarità o della frequenza della loro realizzazione nelle coscienze individuali (p. 558).

La differenza della sociologia e della psicologia sociale consiste nel fatto che la sociologia studia le forme sociali in se stesse, le serie che esse formano, i loro rapporti di coesistenza e di correlazione. La psicologia sociale studia l’azione delle forme sociali e delle interazioni sociali sulle coscienze individuali, vale a dire la loro ripercussione nelle coscienze sotto forma di sentimenti, di idee, etc. La psicologia sociale è una scienza più concreta rispetto alla sociologia, scienza essenzialmente astratta, formale, analoga alla geometria e alla logica.

c. Postulati o categorie a priori della sociologia.

Questo carattere logico della sociologia di Simmel si ritrova nella sua teoria sulle categorie a priori della sociologia. Secondo Simmel il sociologo deve porsi una questione analoga a quella che Kant si è posto nella teoria della conoscenza (Come una natura è possibile?); il sociologo si domanderà: Come una società è possibile?

Essa non lo è, risponde Simmel, se non grazie a certe condizioni o categorie a priori analoghe alle categorie kantiane. Simmel le riconduce a 3 (p. 32).

1° Noi non ci possiamo rappresentare l’individualità altrui nella sua natura individuale, la quale è in se stessa irrazionale, inesprimibile. Noi siamo forzati a pensarla sotto la categoria generale del tipo umano, la quale non la ricopre mai completamente e, a sua volta, nemmeno essa ricopre mai completamente quella generale del tipo. Per conoscere un altro, noi non lo consideriamo nella sua individualità, ma come portato, elevato, e talvolta anche abbassato al tipo generale entro il quale noi lo includiamo. D’altra parte, riguardo ciascuna personalità, noi concepiamo la personalità ideale come sarebbe se essa fosse compiuta, se avesse esaurito le sue virtualità sia nel bene sia nel male (p. 33). «Noi siamo dei frammenti non solamente dell’uomo in generale ma di noi stessi, della nostra individualità essenziale che prolunga idealmente la nostra individualità reale». Infine, noi non vediamo l’altro se non sotto gli aspetti particolari di gruppo al quale appartiene.

«All’interno di ciascun gruppo, ciascun membro vede l’altro non in un modo puramente empirico, ma sulla fede di un a priori che il circolo sociale impone alla coscienza di ciascuno dei suoi membri; nei circoli di ufficiali, di fedeli di una stessa chiesa, di funzionari, di scienziati, di membri di una famiglia, ciascuno vede gli altri sotto l’a priori di questa ipotesi: “Quello è un membro del mio circolo”».

Questa ipotesi fa sì che ciascuno veda l’altro come attraverso un velo. Così, ogni uomo è assoggettato nelle nostre rappresentazioni dell’altro, a delle alterazioni, delle deviazioni (Verschiebungen), sottrazioni o complementi (la generalità, rispetto all’individuo, è sempre un di più o un di meno), per il fatto di queste categorie a priori: l’idea del tipo umano, l’idea della personalità ideale dell’altro, l’idea del gruppo al quale l’altro appartiene.

2° Un’altra categoria sociologica consiste nel fatto che ciascun elemento di un gruppo non è solamente una porzione del gruppo, ma è anche qualche cosa al di fuori del gruppo. «Noi sappiamo dell’ufficiale che egli non è solamente ufficiale, del commerciante che egli non è solamente commerciante, del funzionario che egli non è solamente funzionario: e questo essere extra-sociale – il suo temperamento, i suoi gusti, il suo valore personale – per poco che modifichi l’essenziale della sua attività come ufficiale, come commerciante, come funzionario, gli dà di fronte all’altro una sfumatura particolare e fa penetrare nel suo essere sociale insensibili influenze extra-sociali. Gli individui – come le professioni, come le situazioni sociali – si differenziano secondo la proporzione variabile nella quale questo elemento extra-sociale si mescola all’elemento sociale. L’amicizia e l’amore rappresentano un termine estremo, si caratterizzano per il fatto che la parte dell’individuo si riserva a se stesso si avvicina al limite zero. In un altro ordine di idee, il prete cattolico presenta lo stesso fenomeno, nel senso che in lui la funzione ricopre e assorbe completamente l’essere individuale. Il polo estremo opposto è rappresentato dalle relazioni finanziarie ed economiche che non assorbono in generale che una frazione dell’individuo. Tra questi due poli estremi si dispongono le diverse situazioni e relazioni sociali dove l’individuo e il sociale si mescolano a dei gradi variabili. Ma, dappertutto, l’elemento sociale e l’elemento extra-sociale si condizionano mutualmente e sono dati in una sintesi assolutamente indissolubile, così come nella categoria kantiana della causalità la causa e l’effetto formano una sintesi indissolubile.

3° La terza categoria a priori di Simmel è l’ipotesi di una armonia prestabilita che ogni società è tenuta a supporre tra l’individuo e la società. L’ineguaglianza e la diversità degli individui li destina a occupare ciascuno un posto e a compiere un ruolo che si armonizzi con l’insieme. Questo a priori fonda per l’individuo la possibilità di appartenere a una società. «Che ogni individuo sia destinato per le sue qualità proprie a un certo posto nel suo ambiente sociale, [e] che questo posto che gli appartiene idealmente esista realmente nella società, è l’ipotesi preliminare che permette all’individuo di vivere la sua vita sociale».

«Questa ipotesi è indipendente dalla questione di sapere se essa perviene a una chiara coscienza di se stessa negli individui e di quella di sapere se essa si realizza nei fatti, così come l’a priori del principio di causalità non dipende dalla questione di sapere se questo principio si esprime formalmente con dei concetti definiti, o se si applica sempre perfettamente o no alla realtà psicologica. La nostra vita intellettuale poggia sull’ipotesi di un’armonia prestabilita tra la nostra intelligenza individuale e la realtà obbiettiva. Ugualmente, la vita sociale poggia sull’ipotesi di un’armonia fondamentale tra l’individuo e il tutto sociale, ancorché questa armonia ideale non impedisca in alcun modo le enormi disarmonie che la vita presenta di fatto dal punto di vista etico e dal punto di vista della felicità. Se la realtà sociale fosse organizzata senza ostacoli e senza scarti, conformemente a questa ipotesi fondamentale, noi avremmo la società perfetta, non nel senso etico o eudemonistico della parola ma nel senso concettuale o logico. O, se si vuole, noi avremmo non la società perfetta, ma la perfetta società. Nella misura in cui l’individuo realizza o no questo a priori della sua vita sociale – cioè: la continua armonia del suo essere individuale e dei circoli sociali ai quali egli appartiene – egli è o non è socializzato; la società è veramente questa armonia ideale che il suo concetto esprime».

Simmel applica il suo ideale a quella forma di associazione che è il circolo professionale. Perché si possa parlare di una professione nel senso forte della parola (la parola Beruf implica l’idea di vocazione, Ruf), l’armonia qui sopra postulata tra l’individuo e il suo circolo sociale deve essere presupposta. «Questa ipotesi comporta la conseguenza che per ciascun individuo esista nella società  una posizione e una funzione alla quale egli è chiamato e di conseguenza anche l’imperativo, per l’individuo, di cercarla sino a che non l’ha trovata». Questa convinzione di un’armonia prestabilita tra l’individuo e la società, nonostante l’elemento incalcolabile e irrazionale contenuto nelle individualità, trasforma il rapporto causale che presiede alle interazioni sociali, in rapporto logico e teleologico e designa l’individuo per la funzione di essere sociale».

Tali sono i postulati che, secondo Simmel, rendono una società possibile.

d. Oggetto della filosofia sociale.

Simmel distingue dalla sociologia la filosofia sociale. Questa è in parte una teoria della conoscenza sociologica, in parte una metafisica sociale.

La metafisica sociale di Simmel è tutta spiritualista. Per lui, come per Platone, la società è un’immagine ingrandita dell’anima individuale. È secondo delle analogie psicologiche (opposizione, accordo, combinazione delle rappresentazioni) che noi ci rappresentiamo la società; e, inversamente, è secondo delle analogie sociali (interazioni sociali, lotte, accordi) che noi ci rappresentiamo l’anima. «La società è l’immagine dell’anima; l’anima è l’immagine della società» (p. 767).

[Appunti critici sulla sociologia di Simmel]

Tali sono le vedute epistemologiche e metodologiche di Simmel. Esse hanno il vantaggio di formulare una concezione precisa della sociologia, ma esprimono delle tendenze e presuppongono dei postulati che a qualcuno potrebbero apparire contestabili. Conviene fare, secondo noi, delle riserve sui punti seguenti.

1° Sulla concezione formale della sociologia. Sembra difficile in effetti separare, anche per astrazione, lo studio delle forme sociali da quello dei loro contenuti psicologici. Si può opporre qui a Simmel la sua stessa testimonianza. Non riconosce egli per primo la difficoltà pressoché insormontabile di estrarre la pura forma sociologica dal suo contenuto storico e psicologico e la necessità assoluta di una “microscopia psicologica” per studiare la società “allo stato nascente”, vale a dire prima che si sia cristallizzata in forme definite? L’intuizione psicologica resta per lui il procedimento essenziale e come lo strumento di precisione del sociologo.

2° Sull’assimilazione stabilita da Simmel tra la sociologia e le scienze astratte come la teoria della conoscenza, la geometria e la logica. I sociologi che hanno una conformazione (tournure d’esprit) empirica apparenteranno più volentieri la sociologia alla fisiologia e alla psicologia.

3° Sull’ipotesi di categorie sociologiche a priori condizionanti la possibilità di una società, Simmel pone all’inizio della sociologia una questione analoga a quella che Kant ha posto all’inizio della Critica della ragion pura. Questo kantismo sociologico suscita le stesse obbiezioni dell’altro. Si è spesso domandato che cosa valgano le categorie kantiane, che cosa vogliano essere al di fuori della loro applicazione alla realtà empirica. Ci si può domandare ugualmente che cosa Simmel intenda qui per le sue categorie a priori; quale senso dà qui alla parola a priori; in che cosa queste categorie a priori differiscano dalle forme sociali che egli assegna come oggetto alla sociologia; infine, se queste categorie sono altra cosa che delle ipotesi arbitrarie.

Una di queste categorie esprime la necessità, per gli individui viventi in società, di perfezionare, di completare, di logicizzare la rappresentazione empirica che essi si fanno gli uni degli altri sussumendo le loro diverse individualità sotto la categoria di tipo umano, o nel concepire una personalità reale che non sarebbe se non un frammento o un abbozzo. Questo è sempre del kantismo sociologico. Ma, di fatto, gli uomini che vivono in società non provano per nulla il bisogno di logicizzare a questo punto la loro personalità e quella altrui, essi non aspirano a conformarsi né a vedere gli altri conformarsi a un tipo logico. Non si preoccupano di conseguenze logiche né nel bene né, ugualmente, nel male. Gli uomini, del resto, agiscono gli uni sugli altri meno in virtù della rappresentazione che si fanno gli uni degli altri che del bisogno che essi hanno gli uni degli altri. Gli uomini reali non sono degli esseri tutti d’un pezzo, dei logici rigidi; obbediscono non alla logica intellettualista, ma alla logica dei sentimenti, così differente dall’altra.

Un’altra ipotesi a priori non meno contestabile è quella di un’armonia prestabilita tra l’individuo e la società, di un ordine sociale ideale dove ciascun individuo sarebbe logicamente destinato a tale posto nella società e dove inversamente tale posto nella società sarebbe logicamente destinato a tale individuo, secondo le sue aspirazioni e le sue attitudini. Questa pretesa categoria non esprime per nulla una condizione necessaria e universale delle società umane, ma solamente una generalizzazione empirica tratta forse dall’osservazione di uno stato sociale minuziosamente regolamentato, compartimentato, o ancora il desideratum sociale di un perfetto funzionario che vorrebbe vedere ogni cosa e ogni uomo al suo posto. E senza dubbio the right man in  the right place è un desideratum lodevole, ma esso non è, il più delle volte, che un fortunato accidente. Una società sembra formarsi, mantenersi fortunosamente (se maintenir au petit bonheur), secondo degli adattamenti instabili, per via di circostanze casuali, attraverso dei tentativi, delle prove, degli insuccessi e delle riuscite di ogni genere. E senza dubbio questa concezione della società è pur essa una metafisica sociale, tanto quanto quella di Simmel, ma ha il vantaggio di riconoscere che l’uomo che è un animale sociale non è forzatamente per questo un animale logico. Il razionalismo ottimista di Simmel ricorda un po’ troppo quello di Pangloss e dà troppo l’impressione di una costruzione artificiale.

[Conclusioni]

Riconosciamo che il kantismo sociale e il leibnitzianesimo sociale non rappresentano che uno degli aspetti del pensiero di Simmel. Lo storicismo e lo psicologismo hanno un posto importante nel suo metodo e nella sua opera. Si può anche dire che se il kantismo sociologico sembra predominare nelle vedute teoriche e metodologiche esposte nella Sociologia, lo psicologismo e lo storicismo prevalgono in questa serie di monografie così sostanziali, così piene di fatti, di dati storici, di osservazioni psicologiche e sociali che l’autore ha consacrato a diversi problemi sociologici particolari e dei quali ciascuno richiederebbe una analisi speciale. Sia che egli studi il problema della determinazione quantitativa dei gruppi e mostri come le variazioni quantitative di questi gruppi influiscano sulle loro configurazioni sociali; sia che egli analizzi le forme diverse di dominazione e di subordinazione con le loro conseguenze per i subordinati, secondo che la dominazione sia esercitata da un individuo o da una collettività, da un estraneo o da un membro del gruppo; sia che egli mostri come la lotta e la concorrenza producano o piuttosto siano dei rapporti, delle reazioni reciproche e costituiscano in fondo, così come la cooperazione e l’unificazione, dei modi di socializzazione, dei mezzi di formazione di gruppi; sia che egli studi il significato sociologico del “segreto” nelle società segrete e mostri che il segreto non è il principio anteriore alla stessa associazione, ma che già per se stesso appartiene alle forme della vita sociale; sia che egli studi i caratteri psicologici e sociologici dell’odio e delle ostilità che nascono sulla base di antiche parentele, amicizie e affinità; sia, infine, che egli avvicini dei problemi più speciali tali come quelli del significato sociologico del “primus inter pares” o del “terzium gaudens”, o l’importanza dell’impiego ereditario, del prestigio, del silenzio, dell’ornamento e della paura, etc.; su tutti questi domini e in tutte queste questioni Simmel fa appello alle risorse della più ricca documentazione storica, della psicologia sociale più penetrante e della più sagace.

Nonostante il suo formalismo teorico e metodologico, egli dà l’esempio di una preoccupazione per la realtà storica e psicologica, e di un allontanamento dalla dialettica tortuosa (dialectique creuse) che non sempre è stato imitato dai suoi discepoli francesi.

**Traduzione 2017/2018: © Fabrizio Pinna – Diritti riservati. Testo francese: Georges Palante, La Sociologie de Georg Simmel. En: Revue philosophique de la France et de l’étranger, T. LXVII (Janvier a Juin 1909), Avril 1909, pp. 400-411. Questa traduzione è ripresa dall’eBook Georg Simmel, Schopenhauer y Nietzsche / Schopenhauer und Nietzsche, Pieffe Edizioni, 2017, dove si può leggere anche il testo  in francese.

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