Federico García Lorca: La gallina (racconto per bambini tonti)

FEDERICO GARCÍA LORCA – C’era una gallina che era idiota. Ho detto idiota. Però era ancora più idiota. La pungeva una zanzara e scappava via. La pungeva una vespa e scappava via. La pungeva un pipistrello e scappava via.

Tutte le galline temono le volpi. Però questa gallina voleva essere divorata da loro. Ed è che la gallina era un’idiota. Non era una gallina. Era un’idiota.

Nelle notti d’inverno la luna dei villaggi dà grandi schiaffi alle galline. Degli schiaffi che si sentono nelle strade. Fa molto ridere. I parroci non potranno mai capire il perché di questi schiaffi, però Dio sì. E anche le galline.

È necessario che tutti sappiate che Dio è un grande monte VIVO. Ha una pelle di mosche e sopra una pelle di vespe e sopra una pelle di rondini e sopra una pelle di lucertole e sopra una pelle di lombrichi e sopra una pelle di uomini e sopra una pelle di leopardi e tutto.
Vedete tutto? Bene, tutto e inoltre una pelle di galline. Questo era ciò che non sapeva la nostra amica.

Fa ridere considerare come sono simpatiche le galline! Tutte hanno la cresta. Tutte hanno il culo. Tutte depongono le uova. E che mi dite?
La gallina idiota odiava le uova. Le piacevano i galli, è certo, come piacciono alla mano destra delle persone quelle punture dei rovi o l’iniziazione alle punture di spillo. Però lei odiava il suo stesso uovo. E tuttavia non c’è niente di più bello di un uovo.
Appena preso dalla paglia, ancora caldo, è la perfezione della bocca, la palpebra e il lobo dell’orecchio. La guancia calda di colei che finisce di morire. È il volto. Non lo capite? Io sì. Lo dicono i racconti giapponesi, e lo sanno anche alcune donne ignoranti.
Non voglio difendere l’asciutta bellezza dell’uovo, però giacché tutti lodano il nitore dello specchio e l’allegria di chi si rotola nell’erba, è bene che io difenda un uovo contro una gallina idiota.
Lo dirò: una gallina amica degli uomini.

Una notte la luna stava distribuendo schiaffi alle galline. Il mare e i tetti e le carbonaie avevano la stessa luce. Una luce dove il calabrone avrebbe ricevuto le frecce di tutti. Nessuno dormiva. Le galline non potevano più. Avevano la cresta piena di brina e i pidocchietti suonavano i loro campanellini elettrici per il cavo degli schiaffi.

Un gallo infine si decise.
La gallina idiota si difendeva.

Il gallo ballo tre volte però i galli non sanno infilare bene l’ago.

Suonarono le campane delle torri perché dovevano suonare, e i greti e i corridori e quelli che giocano al gol diventarono tre volte satolli e tintinnanti. Iniziò la lotta.

Gallo pronto. Gallina idiota. Gallina pronta. Gallo idiota. Pronti entrambi. Entrambi idioti. Gallo pronto. Gallina idiota.

Lottavano. Lottavano. Lottavano.

Così tutta la notte. E dieci. E venti. E un anno. E dieci. E sempre.

**Tit. originale: La gallina (Cuento para niños tontos), 1934. Traduzione / 2016: © Fabrizio Pinna – Diritti riservati.

NOTA AL TESTO (Note a margine)

(effe) – I. Federico García Lorca (1898-1936) si è dedicato con maggiore intensità e passione letteraria soprattutto alla poesia (in versi) e alla drammaturgia, lasciando in prosa solo pochi testi brevi. “La gallina”, con il suo particolare lirismo onirico e il suo intreccio di momenti ludici, ironici e parodistici, fa un po’ genere a sé ed è certamente fra i più divertenti e apprezzabili tra quelli oggi conosciuti.

II. Narrativa e poesia: racconto breve, favola, o poemetto in prosa “La gallina”? Se prendiamo alla lettera l’indicazione del sottotitolo – peraltro ironico – scelto dallo stesso Lorca,“cuento”cioè: racconto, inteso qui come sinonimo di favola (e non di “relato”). Ma la morale?
La letteratura, per fortuna, è refrattaria a una nomenclatura troppo rigida, chimericamente “more geometrico demonstrata”, e le teorie dei “generi” letterari, si sa, nel loro oscillare spesso in maniera inconcludente fra il descrittivo e il prescrittivo hanno da sempre lasciato spazio ad alcune ambiguità classificatorie mai del tutto risolvibili, anche perché – soprattutto dal Romanticismo in poi – i migliori scrittori nei loro laboratori creativi amano sperimentare e giocare proprio con le sovrapposizioni, le intersezioni, i travestimenti, le variazioni, gli innesti e così via.

III. Il curatore di una delle edizioni delle Obras completas de Lorca (Barcellona: 1996/1997), Miguel García-Posada, ha incluso questo racconto breve in una sezione a sé, titolata “Poemas en prosa”, un progetto di libro al quale pare che Lorca iniziasse a pensare già negli anni 1927/1928, ma che fu poi rimandato a tempo indeterminato. Con le parole di María Victoria Utrera Torremocha, «l’attività letteraria del poeta granadino dopo il 1928 si dirige specialmente all’ambito del verso e del teatro, sebbene continuasse a lavorare la prosa. Nel 1934 pubblica il “racconto per bambini tonti” intitolato “La gallina”, molto vicino al linguaggio lirico delle sue poesie in prosa» (**) alle quali stava ancora lavorando in quegli anni. Di lì a poco, assassinato dai falangisti all’inizio della guerra civile spagnola (1936-1939), la morte precoce interruppe ogni possibile ulteriore sviluppo nella scrittura di Lorca.

IV. Ad ogni modo, ed è anche in questo il suo fascino letterario, “La gallina” rimane un suggestivo divertissement, un testo di confine sospeso “en la frontera entre el cuento lírico y el poema en prosa”, come giustamente notava il filologo spagnolo Benigno León Felipe (2000), il quale però ne ha dato un epigrafico giudizio critico eccessivamente riduttivo che, da lettore, com’è evidente non condivido («En “La gallina”, subtitulado “cuento para niños tontos”, hay un curioso juego verbal e imaginativo sin mayor trascendencia y de escasa intensidad lírica. Se sitúa en la frontera entre el cuento lírico y el poema en prosa.»: «Ne “La gallina”, sottotitolato “racconto per bambini tonti”, c’è un curioso gioco verbale e immaginativo senza maggiore trascendenza e di scarsa intensità lirica. Si situa nella frontiera tra il racconto lirico e il poema in prosa»; Benigno León Felipe, La poesía en prosa en Lorca, «Espéculo. Revista de estudios literarios», N.14/2000, Universidad Complutense de Madrid: https://pendientedemigracion.ucm.es/info/especulo/numero14/lorca.html)

(**) Traduco la citazione da María Victoria Utrera Torremocha, Teoría del poema en prosa, Sevilla, Universidad de Sevilla, 1999, p. 354: “La actividad literaria del poeta granadino después de 1928 se dirige especialmente al ámbito del verso y del teatro, aunque continuará trabajando la prosa. En 1934 publica el “cuento para niños tontos” titulado “La gallina”, muy cercano al leguaje lírico de sus poemas en prosa.». Non importa qui entrare nell’accidentato dibattito accademico, ma per chi volesse approfondire si possono segnalare, anche per l’utile e sintetico excursus che parte da Aristotele, le interessanti riflessioni teoriche proposte da Ernesto Estrella Cozar (2010), “El poema en prosa como dispositivo teórico: la frágil consistencia de lo poético”, «Dissidences», Vol. 4, Iss. 7, Article 5: http://digitalcommons.bowdoin.edu/dissidences/vol4/iss7/5

V.La gallina (Cuento para niños tontos)

Federico García Lorca – Había una gallina que era idiota. He dicho idiota. Pero era más idiota todavía. Le picaba un mosquito y salía corriendo. Le picaba una avispa y salía corriendo. Le picaba un murciélago y salía corriendo.

Todas las gallinas temen a las zorras. Pero esta gallina quería ser devorada por ellas. Y es que la gallina era una idiota. No era una gallina. Era una idiota.

En las noches de invierno la luna de las aldeas da grandes bofetadas a las gallinas. Unas bofetadas que se sienten por las calles. Da mucha risa. Los curas no podrán comprender nunca por qué son estas bofetadas, pero Dios sí. Y las gallinas también.

Será menester que sepáis todos que Dios es un gran monte VIVO. Tiene una piel de moscas y encima una piel de avispas y encima una piel de golondrinas y encima una piel de lagartos y encima una piel de lombrices y encima una piel de hombres y encima una piel de leopardos y todo. ¿Veis todo? Pues todo y además una piel de gallinas. Esto era lo que no sabía nuestra amiga.

¡Da risa considerar lo simpáticas que son las gallinas! Todas tienen cresta. Todas tienen culo. Todas ponen huevos. ¿Y qué me vais a decir?

La gallina idiota odiaba los huevos. Le gustaban los gallos, es cierto, como les gusta a las manos derechas de las personas esas picaduras de las zarzas o la iniciación del alfilerazo. Pero ella odiaba su propio huevo. Y sin embargo no hay nada más hermoso que un huevo.
Recién sacado de las espigas, todavía caliente, es la perfección de la boca, el párpado y el lóbulo de la oreja. La mejilla caliente de la que acaba de morir. Es el rostro. ¿No lo entendéis? Yo sí. Lo dicen los cuentos japoneses, y algunas mujeres ignorantes también lo saben.

No quiero defender la belleza enjuta del huevo, pero ya que todo el mundo alaba la pulcritud del espejo y la alegría de los que se revuelcan en la hierba, bien está que yo defienda un huevo contra una gallina idiota.
Lo voy a decir: una gallina amiga de los hombres.

Una noche, la luna estaba repartiendo bofetadas a las gallinas. El mar y los tejados y las carboneras tenían la misma luz. Una luz donde el abejorro hubiera recibido las flechas de todo el mundo. Nadie dormía. Las gallinas no podían más. Tenían las crestas llenas de escarcha y los piojitos tocaban sus campanillitas eléctricas por el hueco de las bofetadas.

Un gallo se decidió al fin.
La gallina idiota se defendía.

El gallo bailó tres veces pero los gallos no saben enhebrar bien las agujas.

Tocaron las campanas de las torres porque tenían que tocar, y los cauces y los corredores y los que juegan al gol se pusieron tres veces morados y tintineantes. Empezó la lucha.

Gallo listo. Gallina idiota. Gallina lista. Gallo idiota. Listos los dos. Los dos idiotas. Gallo listo. Gallina idiota.

Luchaban. Luchaban. Luchaban. Así toda la noche. Y diez. Y veinte. Y un año. Y diez. Y siempre.

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