Elezioni, verso il ballottaggio: 6000 albenganesi hanno già disertato le urne, ma tutto va bene (o forse no)

di Fabrizio PinnaAlbenga. Elezioni amministrative verso il ballottaggio del 9 giugno fra i candidati Sindaco Calleri e Tomatis: dati, analisi e congetture. Come ha ricordato recentemente Federico Fornaro, “spesso si dimentica che la partecipazione elettorale rappresenta [con buona pace della tesi parzialmente contraria che espresse Lipset negli anni Sessanta] uno dei principali indicatori del corretto funzionamento del rapporto tra cittadini e istituzioni e quindi, in ultima istanza, della democrazia”; tuttavia, prosegue Fornaro, “I dati sull’astensionismo spesso sono analizzati con l’attenzione che meritano solamente all’indomani dello scrutinio dei voti: un grido di allarme sullo stato di salute della nostra democrazia rappresentativa, che da un po’ di tempo a questa parte giunge, puntualmente, dalle urne. Un messaggio chiaro di disagio che finisce, però, per essere velocemente travolto e oscurato dai commenti e dalle dichiarazioni sui risultati espressi in percentuale sui voti validi e quindi dai seggi ottenuti dai diversi partiti e coalizioni”.

Vedi Elezioni Albenga, domenica 9 giugno ballottagio tra Calleri (44%) e Tomatis (40%) [con le tabelle di riepilogo del voto, liste e preferenze andate ai candidati consiglieri]

È appunto ciò che è avvenuto anche ad Albenga, sia per quanto riguarda il voto più “politico” delle elezioni europee sia per quello di interesse più locale delle amministrative. Ha finito così per passare inosservato persino un fatto per nulla trascurabile, cioè che per la prima volta nella storia repubblicana e democratica della città il numero degli astenuti (5.810 – il 30,06% degli elettori –, ai quali si potrebbero aggiungere 136 schede bianche e un numero non precisabili di schede intenzionalmente annullate) ha superato al primo turno delle elezioni comunali il numero di voti ricevuti dal candidato Sindaco risultato in testa (Gerolamo Calleri, 5.772 voti, solo qualche centinaio di preferenze in più rispetto al diretto avversario Riccardo Tomatis, 5.219). Segnale di campagne elettorali inadeguate e troppo autoreferenziali, errori nella comunicazione pubblica, liste non sufficientemente rappresentative o, peggio, indizio più profondo di una generalizzata ulteriore perdita di fiducia e/o crescente indifferenza dei cittadini anche verso le istituzioni locali, ultimo riflesso della perdurante crisi del sistema politico e partitico nazionale? La domanda rimane aperta a ipotesi e interpretazioni che naturalmente dovranno riguardare pure, in prospettiva, le future elezioni dei prossimi anni, ammesso che si voglia davvero evitare che il cosiddetto “non voto per scelta” (che può essere anche semplicemente intermittente od occasionale) finisca per trasformarsi in quote sempre più crescenti di “astensionismo cronico” pervasivo. Per chi semplicemente punta a un’elezione, che a votare siano il 90% o il 40% degli elettori può essere di per sé quasi (formalmente) irrilevante ma così non è per le istituzioni, le quali vedono erodere alla base la loro legittimazione popolare, con tutto quello di negativo che ne può conseguire nel medio o lungo periodo.


LETTURE e CONTESTI. Per un primo quadro di insieme del contesto nazionale si possono prendere come riferimento le note di analisi del voto amministrativo fornite dalla Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo e il recente saggio / studio – da dove sono state riprese le citazioni riportate all’inizio di questo articolo – di Federico Fornaro, Fuga dalle urne. Astensionismo e partecipazione elettorale in Italia dal 1861 a oggi, Novi Ligure, Epoké, 2016. LINK ESTERNI: Elezioni Comunali del 26 maggio 2019: la partecipazione elettorale (Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo – 29 maggio 2019; analisi a cura di Andrea Pritoni); Elezioni Comunali del 26 maggio 2019: chi ha vinto, chi ha perso (Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo – 29 maggio 2019; analisi a cura di Marco Valbruzzi, Matteo Pascale, Miriam Stellino e Virginia Stimilli).


In Liguria l’affluenza nei Comuni della provincia di Savona continua a conservarsi nel complesso sopra la media nazionale e regionale (66,79% contro 63,92%) e anche il risultato di Albenga resta fra i migliori; ad ogni modo, sebbene sembrino ancora lontani scenari democraticamente davvero apocalittici, allo stato attuale rimane che il 26 maggio in città ha votato “solo” il 69,94% ed è facilmente prevedibile che domenica prossima la situazione non migliorerà, anzi accadrà molto probabilmente il contrario, anche perché si possono considerare finora come pressoché inesistenti tentativi da parte dei candidati Sindaco e delle loro liste di recuperare al voto almeno parte di quei 6.000 albenganesi che si sono già astenuti. L’unica strategia concreta messa in opera è stata infatti quella di provare almeno a non disperdere il voto andato al primo turno ai due candidati Sindaco rimasti poi fuori dal ballottaggio diretto (che in teoria si proponevano giusto di intercettare proprio quell’elettorato che più si stava allontanando dalla res publica cittadina, anche se poi, com’è chiaro, le cose sono andate altrimenti): Fausto Icardo del Movimento 5 Stelle, che tuttavia si è esplicitamente dichiarato avverso a tutti i candidati – aggiungendo che “il M5S non dà indicazioni di voto, sono cose da vecchia politica che non ci appartengono” –, e Diego Distilo, il quale con le sue due liste civiche ha invece optato per un appoggio esterno a Tomatis (senza apparentamento formale), scelta che tra l’altro in questi ultimi giorni ha finito però per alimentare nuovamente il corrosivo rancore delle vecchie ruggini esistenti con i sostenitori di Calleri, deflagrate sui social network e nei bar di quartiere in feroci e scomposte polemiche ai limiti delle reciproche querele. Dal momento che, in tutta evidenza, mancava una base plausibilmente realistica per un accordo, è verosimile che Calleri puntasse su una sorta di “pace armata” con Distilo, prevedendo una sua neutralità al ballottaggio. Fallita questa ipotesi – e diventato perciò ancora più incerto l’esito finale del II turno – si è dato fuoco alle polveri.

Impossibile dire fino a che punto gli elettori seguiranno le indicazioni di voto suggerite dai candidati o se sarà possibile contenere le dimensioni dell’astensionismo che, in ogni caso, in parte sarà anche “fisiologico”. Tendenzialmente fra un primo turno di elezioni e il secondo di ballottaggio c’è infatti sempre un calo più o meno consistente di voti, determinato da molte variabili difficili da prevedere; con una ipotesi ottimistica domenica prossima, 9 giugno, al II turno ci potrebbe dunque essere un ulteriore calo di elettori già stimabile fra il 5% e l’8%, però con un rischio concreto che queste percentuali possano addirittura quasi raddoppiarsi, salendo da un 10% a un 15% (scenario ben peggiore ma caso non inconsueto a livello nazionale e nella stessa Albenga dove difatti, grosso modo, così è già accaduto nel 2001 e nel 2005, quando però c’era stata una frammentazione iniziale molto marcata, con 8 Candidati Sindaco e 15 liste). In breve, questo comunque significa che domenica l’affluenza complessiva potrebbe scendere sotto il 65% o persino colare a picco sotto la soglia del 60% se i candidati non avranno saputo motivare con sufficienti ragioni e forza persuasiva l’elettorato del primo turno a ritornare alle urne.

VOTO E ASTENSIONE ALLE ELEZIONI COMUNALI DI ALBENGA: UNA RETROSPETTIVA IN BREVE (1993-2019)

Se si dà uno sguardo retrospettivo anche solo fino all’anno in cui – con la Legge n.81 del 25 marzo 1993 – è stata introdotta l’elezione diretta del sindaco, con un corpo elettorale nell’insieme sostanzialmente stabile risulta che nel giro di 25 anni si è passati da un’affluenza dell’87,56% all’attuale 69,94% (dunque -17,62%): dai 2.400 astenuti del 1993 si è così arrivati ai 5.810 del 2019, oltre 3.400 elettori in più che si sono volatilizzati. Affinando i criteri e andando più a fondo sarebbe forse possibile ridimensionare almeno in parte questi primi dati grezzi – considerando, per esempio, fenomeni come il cosiddetto astensionismo “apparente” o quello “forzoso” e altro ancora – ma anche in questo caso non molto cambierebbe nella caratterizzazione del fenomeno d’insieme. Restano cifre molto importanti, indice di un malessere crescente in linea con una analoga tendenza nazionale di lungo periodo – cosa che però è difficile risulti consolante – e che sembra destinata a proseguire se non verranno individuate strategie efficaci per invertire questo trend negativo (come ha riassunto la nota di sintesi fornita dalla Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo: “nel complesso di tutti e 3.654 i comuni andati al voto, il dato generale dell’affluenza è risultato in diminuzione rispetto a quello della tornata precedente (71%), attestandosi al 68%, e dunque più basso di circa tre punti percentuali. È, questa, una tendenza ormai di lungo periodo, che tende a manifestarsi ad ogni appuntamento elettorale.” 29/5/2019).

**I sindaci risultati eletti sono: Angelo Viveri (1993 e 1997), Mauro Zunino (2001), Antonello Tabbò (2005), Rosi Guarnieri (2010) e Giorgio Cangiano (2014). L’elaborazione dati è fatta su fonti del Ministero dell’Interno, della Prefettura di Savona e del Comune di Albenga. (effe)

ANNOElettoriVotanti (e %)Votanti II TURNO (e %)ELETTORI ASTENUTI (e %) ELETTORI ASTENUTI II TURNO (e %)Schede non valide (bianche incl.)
26/05/201919.32513.515 (69,94%)—9 giugno 2019— 5.810 (30,06%)—9 giugno 2019—415 (di cui bianche 136)
25/05/201419.49614.490 (74,32%)—NO—5.006 (25,68%)—NO—567 (di cui bianche 175)
28/03/201019.71015.245 (77,35%)—NO—4.465 (22,65%)—NO—381 (di cui bianche 154)
03/04/200519.74915.954 (80,78%)12.969 (65,67%)3.795 (19,22%)6.780 (34,33%)I turno: 584 (di cui bianche 202); II turno: 356 (121)
13/05/200119.74216.565 (83,91%)14.912 (75,53%)3.177 (16,09%)4.830 (24,47%)I turno: 1.010 (di cui bianche 430); II turno: 358 (111)
16/11/199719.69316.538 (83,98%)15.261 (77,49%)3.155 (16,02%)4.432 (22,51%)I turno: 625 (di cui bianche 177); II turno: 625 (196)
21/11/199319.29216.892 (87,56%)15.727 (81,52%)2.400 (12,44%)3.565 (18,48%)I turno: 721 (di cui bianche 193); II turno: 881 (359)