Su la Testa 2018 terza serata

di Alfredo SgarlatoAlbenga. La terza serata di Su la Testa ha nuovamente un prologo a Palazzo Scotto Niccolari con la presentazione del nuovo romanzo di Pupi Bracali “Quello che non è”, edito da Il Delfino Moro, di un documentario di Andrea Rigante con Maurizio Cardillo sul popolo dei Vedda, e del progetto della fotoreporter Valentina Tamborra, “Mi Tular – Io sono il confine”, un reportage dalle isole Svalbard, il luogo abitato più a nord del mondo, dove non esistono confini legali e convivono 2200 persone provenienti da 43 stati diversi. Le storie che Valentina, che ha documentato viaggi in molte zone del mondo, anche segnate da guerre e carestie, racconta commuovono e interessano fortemente i presenti. Interventi musicali di due bravi musicisti locali, Edoardo Chiesa e Beppe Trabona.

Ancora un musicista locale, Sergio Pennavaria, ad aprire la serata. Il suo nuovo disco, “Ho più di un amo nello stomaco”, viene dopo una lunga gestazione, durante la quale il cantautore di origine siciliana ha mutato stile, passando dalle movimentate storie del disco precedente a uno scavo intimo sui propri sentimenti. Ad accompagnarlo un’autentica all star band del ponente, con ben nove musicisti sul palco. I raffinati arrangiamenti sono eseguiti con classe dalle chitarre di Boris Vitrano e Marco Cravero, il flauto di Marco Moro, gli ottoni di Martino Biancheri, le percussioni di Loris Lombardo e Giorgio Bellia, il violino di Simone Rossetti Bazzaro e Max Matis al basso, a cui si aggiunge Carola Pennavaria ai cori, e grazie al sapiente lavoro di Alessandro Mazzitelli al mixer risuonano perfettamente.

Quindi la grazia di Erica Mou, cantautrice pugliese non nota al grande pubblico ma molto apprezzata tra gli addetti ai lavori. Accompagnata da Antonio Iammarino al piano mostra una voce duttile e preziosa, nei brani più veloci ancora più convincente che nelle ballate lente. Oltre alle proprie canzoni canta stravolgendolo un pezzo stranoto, “Azzurro”, rendendolo riconoscibile solo per il testo: fare cover ha senso quando le trasformi in qualcosa di nuovo, senza riproporle pedissequamente.

Ancora mondi femminili, ma di un’artista completamente diversa, Sabrina Napoleone da Genova. Anche lei si mette a nudo con un profondo scavo psicologico, non solo nel proprio mondo, ma anche nelle paure delle persone incontrate sull’autobus. I ritmi ossessivi di basso e batteria elettronica e i suoni torturati di chitarra e viola fanno fare un tuffo nel rock a cavallo tra anni ’70 e ’80, la new wave, il periodo più caro a chi scrive, che ringrazia una giovane musicista che mantiene la memoria di quel periodo così fertile ma poco noto ai più. Ricordiamo che Sabrina Napoleone fa parte del collettivo Lilith, un gruppo di cantautrici che oltre al proporre la propria musica organizza un festival di altissimo livello.

Gran finale con un monumento della musica italiana, Eugenio Finardi. Avendo un breve set a disposizione non può che suonare i suoi classici più classici, però, come le altre volte in cui l’ho visto live non canta “Musica ribelle”. Del resto un musicista con alle spalle album fondamentali come “Sugo” e “Diesel” ha diritto a non sentirsi identificato in una sola canzone. In duo con lo straordinario chitarrista Giovanni Maggiore, i cui solo, specie quando i due si cimentano nel blues, strappano applausi a scena aperta, mostra un’immutata voglia di suonare e di divertirsi sul palco.

L’affollato dopo festival, in cui si esibiscono altre band locali come No man’s land e Santi Pollastri, non chiude questa tredicesima edizione di Su la Testa, un festival che grazie all’organizzazione appassionata dell’Associazione Zoo non mostra segni di stanchezza ma continua a crescere: oggi pomeriggio alle 17,30 a Palazzo Scotto Niccolari coda con le esibizioni di Chiara Ragnini, Beatrice Campisi e Davide Geddo.

*Foto di Paolo Moretti, Rosy Gandolfo e Maurizio Cardillo 

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