Pensare la città nel mondo globale: dalle periferie un futuro per Genova

«Case popolari sparse in tutti i quartieri». Intervenendo al convegno «Pensare la città nel mondo globale. Dalle periferie un futuro per Genova» organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Ordine degli Architetti al Paladiamante di Begato, ai piedi della Diga, il sindaco Marco Bucci ha suggerito alcuni strumenti che la sua giunta sta mettendo a punto per una rinascita di Genova a partire dai quartieri periferici: «il problema – ha spiegato il Sindaco – è la concentrazione delle case popolari in alcune zone della città, il Comune sta lavorando a un progetto di appartamenti di edilizia residenziale pubblica sparsi in quartieri diversi, anche Albaro e Nervi. Accanto a questo ci impegniamo a migliorare la mobilità e la sicurezza nelle periferie: con controllo, repressione e, soprattutto, raccogliendo in modo tempestivo le segnalazioni dei cittadini». Il metodo di lavoro, ha continuato Bucci,  è l’ascolto: «bisogna parlare con la gente, scendere dal sesto piano di palazzo Tursi, stare nelle strade, parlare con le persone, raccogliere umori e proposte dai social».

Andrea Chiappori, il responsabile di Sant’Egidio a Genova – che nelle periferie cittadine coordina il lavoro di 250 volontari che si occupano di bambini, adolescenti, anziani e disabili – ha parlato della necessità di una proposta corale che metta insieme tutte le energie della città per realizzare spazi di confronto nei quartieri. «La vocazione di Genova – ha spiegato Chiappori – è di essere un porto, e la qualità di una città di porto si misura sull’accoglienza. Gli immigrati del Sud Italia negli anni Settanta si inserivano in un progetto di città, oggi invece nei confronti dei giovani nuovi europei c’è un atteggiamento di titubanza che non permette di includere e di sfruttarli come una risorsa». E, parlando delle periferie, ha detto: «gli spazi periferici nascondono le energie migliori della città che vanno valorizzate: la città inizia dalle periferie e dalle periferie si capisce meglio e più profondamente».

Il rettore Comanducci ha contestato la “retorica della sicurezza”. «Bisogna distinguere tra la sicurezza reale e quella precipita. L’insicurezza nasce dalla povertà: e una città più sicura è una città dove ci sono meno poveri e più sviluppo economico»

I lavori del mattino. Come nasce l’idea di portare un convegno lontano dai salotti culturali e politici del centro? Per Sergio Casali di Sant’Egidio, tutto nasce dalla rivolta ad “una città che esclude, che marginalizza” dall’amicizia vissuta nelle scuole della pace con “bambini di periferia che si percepiscono di serie B”. Per Casali “gli ideali non possono restare confinati nel cielo ma devono sporcarsi con la polvere alzata da chi cammina. In periferia bisogna venirci”.

Per Giampiero Cama, docente di Scienza politica all’Università di Genova, “l’attenzione della politica alla periferia non può essere un fatto occasionale ed estemporaneo, perché viviamo in un momento di ribellione delle periferie verso il centro e gli establishment”.

Varie testimonianze si sono alternate, parlando non solo di Begato, ma anche di Cornigliano, che ha avuto tassi di incidenza di tumori molto più elevati rispetto alla città, o dei quartieri collinari di Prà e Voltri, abitati da invisibili che in fretta passano dall’entusiasmo di aver ricevuto la casa popolare alla difficoltà di non riuscire a pagare l’affitto. Nelle parole di Gavino Lai, anima storica del quartiere Diamante di Begato “la vera periferia sono i palazzi di Regione e Comune, che indipendentemente dal colore politico si sono allontanati dalla città”.

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